Solitudine come diagnosi, comunità come cura: l’OMS individua nel Regno Unito il centro operativo per lo sviluppo della prescrizione sociale
La National Academy for Social Prescribing diventa centro collaboratore dell’OMS. Un riconoscimento che racconta come la medicina stia imparando a trattare ciò che le ricette non raggiungono: la solitudine, l’isolamento, il senso di inutilità.
Un paziente su cinque che entra nello studio di un medico di base porta un problema che nessun farmaco può risolvere. Solitudine, isolamento sociale, difficoltà economiche, mancanza di alloggio adeguato. Problemi reali, spesso urgenti, che determinano la salute quanto e a volte più di una diagnosi clinica. La medicina tradizionale li ha storicamente riconosciuti come rilevanti, poi ha girato la testa dall’altra parte perché strumenti per affrontarli formalmente non ce n’erano. Il 26 marzo 2026 ha segnato un passaggio interessante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha designato la National Academy for Social Prescribing del Regno Unito come proprio centro collaboratore per la prescrizione sociale. È il secondo centro di questo tipo al mondo, dopo quello inaugurato a Singapore nel dicembre 2024.
La prescrizione sociale, o social prescribing, è un meccanismo attraverso cui figure di fiducia in contesti clinici e comunitari identificano bisogni di salute di natura non medica e mettono la persona in contatto con risorse e attività della comunità. Gruppi di cammino, programmi artistici, volontariato, servizi di supporto al debito, consulenza abitativa. L’obiettivo è agire sui determinanti sociali della salute attraverso strumenti che il sistema sanitario da solo non possiede.
Il Regno Unito è stato tra i primi Paesi al mondo a integrare la prescrizione sociale in una politica sanitaria nazionale. Oggi conta oltre 3.300 link workers operativi, con più di un milione di persone indirizzate ai servizi ogni anno. Il link worker è la figura centrale del modello: un operatore che fa da ponte tra il sistema sanitario e la comunità. Il suo compito principale è ascoltare. Una conversazione che parte da una domanda precisa: “Cosa conta davvero per te?” Da quella risposta nasce la prescrizione costruita intorno alla persona e alle risorse che il territorio offre.
L’evidenza scientifica su questi temi cresce. Studi sono in corso o già pubblicati su circa 350 diversi esiti collegati alla prescrizione sociale: salute mentale, stili di vita, utilizzo dei servizi sanitari, risparmio economico. La qualità dei dati è migliorata sensibilmente negli ultimi anni, anche se permangono debolezze metodologiche nella letteratura esistente, in particolare sui risultati di lungo periodo. L’interesse si sta espandendo rapidamente in tutta la Regione Europea dell’OMS. Nils Fietje, responsabile tecnico per cultura e salute dell’OMS Europa, ha descritto la prescrizione sociale come uno strumento potente per affrontare i determinanti sociali della salute, e ha sottolineato come un numero crescente di paesi stia esplorando diversi meccanismi di implementazione. La Grecia, ad esempio, ha lanciato un programma nazionale di arte su prescrizione che connette persone con difficoltà di salute mentale ad attività in istituzioni culturali — musei, istituti cinematografici, case d’opera. Dopo due fasi pilota in quattro anni, con oltre mille partecipanti e 21 organizzazioni coinvolte, il programma greco è diventato uno degli esempi più citati a livello europeo.
Charlotte Osborn-Forde, direttrice esecutiva della NASP, ha commentato la designazione come un riconoscimento dell’importanza della prescrizione sociale come approccio basato sull’evidenza, inclusivo, capace di mettere il paziente al centro e rafforzare i sistemi sanitari e le comunità. Come centro collaboratore dell’OMS, la NASP fornirà supporto tecnico agli stati membri, contribuirà a costruire la base di prove scientifiche e assisterà i paesi nello sviluppo e nell’implementazione di politiche e meccanismi di prescrizione sociale.
Il quadro non è privo di complessità. Uno studio pubblicato su The Lancet Public Health nel 2025 ha analizzato 23 programmi di prescrizione sociale attivi in 11 stati americani — un contesto sanitario radicalmente diverso da quello britannico, frammentato, privato, privo di una politica nazionale. I programmi documentati includono lezioni di musica, laboratori artistici, visite ai musei, iscrizioni in biblioteca, escursioni in spazi naturali. Variano enormemente per dimensione: alcuni operano con budget inferiori ai diecimila dollari, altri assistono più di cento persone al mese con risorse annue superiori ai centomila. Tra gli esempi più significativi, in New Jersey una compagnia assicurativa finanzia un programma del New Jersey Performing Arts Center rivolto ai propri iscritti a rischio di eccessivo utilizzo dei servizi sanitari. In Florida, il Veterans Community Arts Referral Program è nato da una partnership tra il Veteran Affairs Medical Center e cinque organizzazioni artistiche locali. Ad Atlanta, la startup Art Pharmacy ha sviluppato un sistema di raccomandazione che abbina i pazienti alle attività culturali disponibili in base ai loro interessi e bisogni di salute, con piani di espansione nazionale.
Gli ostacoli comuni ai programmi analizzati sono, però, sorprendentemente simili in tutti i contesti. Il più frequente è l’instabilità dei finanziamenti: molti programmi sopravvivono grazie ai volontari e rischiano di chiudersi prima di produrre risultati misurabili. Il secondo è la complessità di coordinamento tra organizzazioni di settori diversi — sanità, cultura, sociale, filantropia. I medici, già sovraccarichi, risultano spesso i più difficili da coinvolgere. C’è poi un rischio strutturale più sottile connesso al fatto che i programmi funzionano bene dove le risorse esistono già, lasciando indietro chi vive in contesti più fragili. I programmi più efficaci provano a compensare rimborsando i trasporti, garantendo assistenza ai figli, co-progettando con i partecipanti orari e attività. Ma l’equità resta una questione aperta.
L’abilitatore trasversale, citato da tutti i programmi analizzati, è la stabilità del personale. Dove il turnover è alto, i programmi si sfaldano. Dove i link workers costruiscono relazioni nel tempo, i programmi reggono. La formazione e la stabilizzazione di questa figura professionale emergono come priorità tanto nel modello britannico quanto in quello americano.