Il Libro Possibile, quando una piazza diventa il luogo dove l’Italia torna a parlare
Ci sono festival che presentano libri. E poi ci sono festival che, attraverso i libri, raccontano un Paese.
Dopo venticinque anni di storia, Il Libro Possibile non è solo una delle manifestazioni culturali più longeve e partecipate d’Italia ma un esperimento decisamente riuscito di democrazia culturale, capace di trasformare una piazza affacciata sul mare in un laboratorio permanente di idee, confronto e cittadinanza.
L‘edizione 2026, che celebra il venticinquesimo anniversario della manifestazione, torna a Polignano a Mare e proseguirà a Vieste dal 21 al 25 luglio, dopo l’Opening Stage internazionale ospitato a marzo a Londra. Un percorso che testimonia quanto un progetto nato in Puglia abbia saputo superare i confini regionali fino a diventare un riferimento nazionale e internazionale. Oltre trecento ospiti, decine di incontri distribuiti nell’arco di dieci giornate e un programma che attraversa narrativa, scienza, ambiente, economia, diritti, spettacolo e geopolitica confermano la maturità di un festival che continua a crescere senza perdere la propria identità.
A guidare questo percorso è la direttrice artistica Rosella Santoro, che in un quarto di secolo ha saputo costruire un progetto culturale riconoscibile, capace di coniugare qualità editoriale e partecipazione popolare. Presentando questa edizione ha spiegato la scelta del tema con parole che raccontano bene lo spirito del festival Il Libro Possibile: «Le parole di Chaplin arrivano dal secolo scorso, ma ancora oggi sono capaci di farsi letteratura civile, bussola etica e manifesto in un’epoca segnata da guerre, solitudini, accelerazioni tecnologiche, crisi democratiche, nuove fragilità sociali e analfabetismi emotivi»
È un’affermazione che va oltre la semplice presentazione di un cartellone. Racconta un’idea precisa di cultura. Il tema scelto per il 2026, “Discorso all’umanità”, prende infatti ispirazione dal celebre monologo finale de Il grande dittatore di Charlie Chaplin. Una scelta straordinariamente contemporanea. Le parole pronunciate nel 1940 sembrano oggi rivolgersi a un mondo attraversato da guerre, dalla crisi delle democrazie liberali, dalle disuguaglianze crescenti, dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione tecnologica che procede molto più velocemente della nostra capacità di comprenderne gli effetti.
In un’epoca in cui il dibattito pubblico sembra consumarsi nella velocità dei meme social network, Il Libro Possibile sceglie di rallentare, restituire tempo all’ascolto, alla complessità, alla costruzione di un pensiero che non abbia bisogno di slogan. È probabilmente questa la ragione per cui il festival continua a esercitare una forte attrazione anche sulle giovani generazioni. Consapevole del fatto che spesso le domande sono più importanti delle risposte crea le condizioni perché le domande possano essere formulate con maggiore profondità. Partendo dalla scelta del monologo di Chaplin.È significativo che un festival letterario scelga di partire proprio da un appello all’umanità. Perché la letteratura, prima ancora di essere un esercizio estetico, è uno dei modi con cui una società prova a comprendere sé stessa. Ogni libro aggiunge una prospettiva, mette in discussione certezze, costruisce ponti tra esperienze differenti. E un festival come questo rende quel dialogo pubblico, condiviso, accessibile. Domande possibili da cercare in libri possibili.
Non è un caso che il programma del venticinquesimo anniversario metta insieme alcuni dei principali protagonisti della narrativa italiana e internazionale con studiosi, magistrati, giornalisti, economisti, divulgatori scientifici e artisti. Da Roberto Saviano a Gianrico Carofiglio, da Maurizio De Giovanni a Stefania Auci, passando per Eshkol Nevo, Geoff Dyer e Javier Castillo, il festival costruisce un mosaico di linguaggi e punti di vista. Accanto alla letteratura trovano spazio i temi dell’ambiente, della legalità, della scienza, dell’economia e dei diritti. Una scelta che riflette la convinzione, sempre più evidente, che la cultura non possa essere organizzata in compartimenti stagni, ma debba dialogare con la complessità del presente.
Il successo del Libro Possibile racconta anche un’altra storia, quella di un Mezzogiorno che produce cultura senza inseguire modelli importati. Polignano a Mare e Vieste non sono semplicemente scenografie suggestive. Sono comunità che, per alcuni giorni, trasformano la propria identità turistica in identità culturale. Le piazze, le scalinate, i lungomari e gli spazi pubblici diventano luoghi di partecipazione collettiva, dove residenti e visitatori condividono la stessa esperienza. È una lezione importante anche per molte amministrazioni locali. Troppo spesso gli eventi culturali vengono misurati esclusivamente attraverso gli indicatori del turismo e dell’indotto economico. Certo, anche questi aspetti contano. Ma esiste un valore più difficile da quantificare ma decisivo da comprendere e analizzare: quello della crescita civile di una comunità. Un festival che abitua migliaia di persone ad ascoltare uno scrittore, uno scienziato o un filosofo produce un capitale culturale destinato a durare ben oltre la durata della manifestazione.
Rosella Santoro, in un’intervista rilasciata alla vigilia della XXV edizione, ha sintetizzato questa visione con un’immagine efficace: «Il nostro obiettivo è la costruzione di una comunità che cammini insieme verso valori condivisi: la dignità della persona, la pace e un nuovo umanesimo». E aggiunge un passaggio che merita di essere sottolineato: «Per noi il nuovo umanesimo è tale se sa abbracciare il progresso economico, tecnologico e scientifico, mantenendo però il focus sull’essere umano». Forse è questo il significato più profondo del titolo scelto per il venticinquesimo anniversario. Un “Discorso all’umanità” non è un proclama né una lezione morale. È un invito. A fermarsi, ad ascoltare, a confrontarsi. A ricordare che il futuro di una società dipende anche dalla qualità delle domande che è ancora capace di rivolgere a sé stessa.