Quando il patrimonio d’impresa diventa patrimonio della città. Poli Culturali BPER, un Sistema di Patrimonio Diffuso
Quando una banca decide di aprire alla città non soltanto le proprie collezioni d’arte, ma anche i luoghi, le architetture e le storie che quelle collezioni hanno attraversato.
Il progetto Poli Culturali BPER. Un Sistema di Patrimonio Diffuso, avviato nella primavera del 2026, mette in rete le sedi storiche di Modena, Ferrara e L’Aquila per trasformarle in luoghi dedicati alla conservazione, allo studio e soprattutto alla restituzione pubblica del patrimonio.
Coordinato da La Galleria BPER, valorizza una collezione che conta oltre 2.500 opere che rappresentano il risultato della storia stratificata del Gruppo, delle banche incorporate nel tempo e dei diversi territori nei quali BPER ha costruito la propria presenza. L’ambizione non è quella di costruire un nuovo museo centrale, ma di fare esattamente il contrario lasciando che il patrimonio rimanga ancorato ai luoghi e alle comunità che ne costituiscono la storia.

Un museo senza un solo museo. Dalla conservazione alla restituzione
Un progetto culturale diffuso. Il punto di partenza è Modena, dove Palazzo San Carlo, sede storica della banca e primo spazio espositivo de La Galleria BPER, continua a svolgere il ruolo di centro scientifico e progettuale del sistema. A questo si aggiungono due edifici storici destinati ad assumere una nuova funzione pubblica: Palazzo Farinosi Branconi a L’Aquila e Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara. Non si tratta semplicemente di spostare quadri da un edificio all’altro. L’architettura entra nella narrazione insieme alle opere. A L’Aquila, Palazzo Farinosi Branconi diventa parte di una storia di rinascita dopo il sisma e ospita un nucleo dedicato all’arte del Centro e Sud Italia, dal Rinascimento al primo Novecento. A Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch accoglie invece un percorso sulla pittura ferrarese ed emiliana dal Quattrocento al Novecento. Due luoghi, due memorie, due geografie artistiche differenti. In questo modo il patrimonio non viene uniformato, ma messo in relazione. L’arte diventa dialogo con la comunità e il territorio. Le opere possono così raccontare qualcosa della storia della banca, ma anche della storia delle città nelle quali la banca è cresciuta. E gli edifici, a loro volta, smettono di essere semplicemente sedi istituzionali per diventare presìdi culturali aperti.
Una corporate collection se non diventa progetto e rappresentazione rischia di rimanere una realtà invisibile. Opere custodite negli uffici, nei caveau, negli spazi di rappresentanza. Collezioni private che definiscono una memoria conosciuta soprattutto se non esclusivamente da chi lavora nell’azienda o la frequenta. Il progetto BPER prova a cambiare prospettiva. La collezione viene considerata non soltanto come qualcosa da conservare, ma come una risorsa da studiare, raccontare e condividere modificando il rapporto tra impresa e patrimonio. La banca non è soltanto proprietaria di una raccolta, ma si assume una responsabilità nei confronti della sua storia e dei territori nei quali quella storia si è costruita. Non colleziona opere d’arte ma le valorizza. La stessa BPER presenta i Poli come luoghi nei quali conoscenza, bellezza e memoria possono diventare strumenti di partecipazione e sviluppo. Gli interventi di restauro scientifico, recupero architettonico e riuso funzionale si accompagnano infatti a percorsi espositivi, attività educative e occasioni di incontro, trasformando il patrimonio da bene da tutelare in bene da condividere.

Tre città, molte storie
Modena rappresenta il nucleo originario e il luogo nel quale La Galleria BPER ha costruito negli anni la propria attività di valorizzazione. Dal 2017 il patrimonio della banca è stato oggetto di restauri, mostre e programmi educativi; il progetto dei Poli porta questa esperienza a una scala più ampia. Ferrara permette di entrare nel territorio attraverso la sua tradizione pittorica. L’Aquila introduce invece una dimensione ancora diversa: quella del rapporto fra patrimonio, perdita, ricostruzione e futuro. La geografia del progetto diventa quindi geografia della memoria. Un mezzo per raccontare l’identità stessa della banca.
E il calendario espositivo del 2026 rende esplicita questa vocazione. A Modena, dal 18 settembre, “CAOS χάος. Spazi e poetiche dell’arte informale” accompagnerà la nuova edizione di festivalfilosofia; a L’Aquila, dal 3 settembre, “Scrigno di memorie” proporrà cinque secoli di arte del Meridione; a Ferrara, dall’8 ottobre, arriveranno “Uno scrigno di storia. Arte a Ferrara tra passato e presente” e “Vanitas. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati”. La programmazione conferma dunque l’idea di una rete nella quale ogni sede conserva una propria identità, mentre il sistema permette alle diverse esperienze di dialogare. Fabio Cerchiai, Presidente di BPER, ha dichiarato: “Il progetto dei Poli Culturali nasce dalla volontà di trasformare importanti collezioni autonome ed edifici storici di grande pregio in un patrimonio diffuso condiviso e accessibile. È una testimonianza della nostra responsabilità verso i territori e un invito a rileggere la memoria come materia viva, capace di generare futuro.” Il progetto si inserisce nella strategia ESG del Gruppo, configurando la cultura come leva di impatto sociale, capace di favorire inclusione, educazione e partecipazione, anche grazie a collaborazioni con istituzioni culturali e realtà dei territori.

L’impresa come custode di una memoria collettiva
C’è poi una questione più ampia, che riguarda il rapporto fra imprese e cultura. In Italia molte aziende possiedono archivi, edifici storici, collezioni, fotografie, documenti e oggetti che raccontano pezzi importanti della storia economica e sociale del Paese. Una parte di questo patrimonio rimane però confinata dentro gli spazi aziendali. I Poli Culturali BPER propongono una possibile alternativa: aprire il patrimonio senza separarlo dalla sua origine.
Non è necessario trasformare una banca in un museo. È possibile, invece, fare del patrimonio culturale una delle forme attraverso le quali un’impresa dialoga con il territorio.
In questo senso, il progetto è interessante anche al di là della qualità delle singole opere. Il suo vero oggetto è il rapporto fra patrimonio, territorio e comunità.
La Galleria BPER parla infatti di un sistema nel quale collezioni, architetture, storie e comunità vengono messe in rete. E la programmazione 2026 estende questa visione alle attività educative, ai progetti con le scuole, agli incontri, alla ricerca e alle collaborazioni con istituzioni culturali.
I Poli Culturali definiscono una cultura che non chiede al pubblico di andare in un unico luogo, ma costruisce una rete di luoghi nei quali il pubblico possa incontrarla. Il patrimonio si sposta, ma soprattutto cambia funzione. Un palazzo storico diventa uno spazio culturale. Una collezione aziendale diventa una raccolta accessibile. Un’opera torna a dialogare con il territorio. Un archivio diventa materia di ricerca. Una sede istituzionale può diventare un luogo di incontro. In questa prospettiva, il patrimonio diffuso non è soltanto una formula organizzativa ma una definizione culturale di storia condivisa. La memoria ha valore quando rimane viva, quando può essere interrogata e quando torna a circolare.
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