Cos’è davvero un racconto?
Che cosa significa oggi raccontare una storia? Dove comincia un racconto e dove finisce? E soprattutto: quante forme può assumere? È attorno a queste domande che si costruisce la XXI edizione della Festa del Racconto, in programma dal 30 settembre al 4 ottobre 2026 tra Carpi, Campogalliano, Novi di Modena e Soliera, con un’anteprima il 29 settembre affidata a Daniel Pennac.
Più che un festival dedicato soltanto ai libri, la Festa prova a fotografare un universo narrativo molto più ampio. Nel programma convivono presentazioni di romanzi, reading, dialoghi, teatro, stand-up comedy, fumetto, travel writing e podcast dal vivo. Sono oltre sessanta gli appuntamenti gratuiti e più di settanta gli ospiti annunciati. Al centro il desiderio di festeggiare il racconto in tutte le sue forme, senza separare rigidamente la letteratura dalle altre modalità attraverso cui oggi costruiamo e condividiamo storie.
Una festa che nasce dall’ascolto
A spiegare lo spirito della manifestazione è Sonia Folin, ideatrice del programma, che parla dell’aspirazione a «creare le condizioni per far nascere l’incanto, la scintilla che si accende tra il pubblico e il palcoscenico». La Festa, spiega Folin, ha una doppia anima, una più letteraria e l’altra narrativa, che si nutre di linguaggi diversi. Per questo il programma mette insieme presentazioni, dialoghi, reading, concerti e podcast dal vivo.
In un momento in cui le storie arrivano continuamente attraverso social network, serie televisive, podcast, video brevi, newsletter e piattaforme digitali, il festival prova a riportare l’attenzione sulla dimensione condivisa del racconto. Una persona parla, un’altra ascolta, un pubblico reagisce, comprende, giudica, partecipa. La storia non è soltanto un contenuto da consumare, ma diventa un’esperienza collettiva.
Quattro comuni, un unico festival
Il cuore della manifestazione è Carpi, ma la Festa coinvolge anche Campogalliano, Novi di Modena e Soliera. Gli incontri si svolgono nelle piazze, nei cortili, nei cinema, nei teatri e nelle biblioteche dei quattro comuni. A Carpi alcuni degli spazi principali sono il Palazzo dei Pio, l’Auditorium e la Biblioteca Loria, il Cinema Corso, il Cinema Eden, il Cortile del Ninfeo, il Cortile d’onore e Piazzale Re Astolfo. A Soliera il programma arriva al Nuovo Cinema Teatro Italia; a Campogalliano in piazza Castello; a Novi di Modena nella Sala Civica “E. Ferraresi”.
Questa dimensione territoriale è una parte essenziale della manifestazione. Il festival non costruisce una città temporanea separata dalla vita quotidiana ma utilizza i luoghi della comunità e li trasforma per alcuni giorni in spazi di incontro, ascolto e discussione.
Pennac apre la Festa parlando del racconto
L’anteprima del 29 settembre è affidata a Daniel Pennac, protagonista al Cinema Corso di Carpi di un dialogo con Silvia Avallone dal titolo Tutte le forme del racconto. L’autore della saga di Malaussène ci introduce al rapporto tra la scrittura e tutti i linguaggi con cui riesce a raccontare una storia, dal memoir al romanzo, dal teatro al fumetto e al saggio. Che cosa rende una storia una storia e come cambiano le forme con cui scegliamo di raccontarla?
I grandi appuntamenti
Il programma mette insieme generazioni e linguaggi molto diversi. Tra gli incontri più attesi c’è quello con Michele Serra, che il 2 ottobre porta a Carpi la lettura Perché si ha ancora la voglia di raccontare, ovvero, perché continuiamo ad avere bisogno delle storie? Il 3 ottobre Dario Ferrari e Christian Raimo si confrontano sui rispettivi romanzi; nello stesso giorno Simone Pieranni dialoga con Paolo Salom sul presente e sul futuro della Cina, mentre Clara Sánchez presenta La stanza delle verità. Sempre sabato, Luca Sofri e Francesco Costa portano sul palco I giornali, spiegati bene, trasformando il racconto giornalistico in una forma di incontro diretto con il pubblico. E ancora: John Vaillant, autore canadese, Nicola Lagioia, Mario Calabresi, Stefano Nazzi, Antonio Manzini, Lella Costa, Claudia Durastanti, Dario Ferrari, Fumettibrutti, Miguel Vila, Piergiorgio Pulixi, Erica Cassano e molti altri.
I classici tornano a parlare al presente
Un altro elemento caratteristico dell’edizione 2026 è il dialogo fra contemporaneità e memoria letteraria. La Festa celebra tre importanti anniversari, i cento anni dalla nascita di Ingeborg Bachmann, i cinquanta dalla morte di Agatha Christie e i duecento dalla nascita di Carlo Collodi. Agatha Christie sarà ricordata attraverso l’incontro Un rompicapo in stile Agatha Christie, con Piergiorgio Pulixi e Luca Crovi, seguito dalla proiezione di Testimone d’accusa di Billy Wilder. Per Bachmann, Cristina Vezzaro e Tommaso Pincio, con Alessandra Iadicicco e le letture di Sara Gozzi, ripercorreranno la sua opera. E poi c’è Pinocchio. Nel bicentenario di Collodi, Antonio Manzini ha curato per Sellerio un’antologia dedicata ai personaggi delle Avventure di Pinocchio. L’incontro Quando Pinocchio non c’era, con Manzini, Beatrice Masini e Maurizio Maggiani, prova a immaginare la vita dei personaggi prima del loro incontro con il burattino.
E poi il racconto esce dal libro
Il programma non considera la letteratura come un territorio separato. La mette in dialogo con il giornalismo, il cinema, il fumetto, il teatro e la musica. Ci sono, per esempio, i podcast live, come Comodino con Ludovica Lugli e Giulia Pilotti, che parte da Casa d’altri di Silvio D’Arzo per ricostruire la storia del racconto e del suo autore. C’è il fumetto di Miguel Vila, ci sono i racconti trasformati in spettacolo, c’è la stand-up comedy con Sandro Cappai, Pietro Sparacino e Daniele Tinti, e c’è persino un modo molto contemporaneo di affrontare Dostoevskij: il 3 ottobre Paolo Di Paolo propone una lettura musicata de Le notti bianche, costruita come una sorta di dj set letterario con una playlist che arriva fino a Patty Pravo e Achille Lauro. Perché l’ascolto di una storia, annulla Il confine tra chi scrive, chi racconta, chi interpreta e chi ascolta
La Festa del Racconto racconta il bisogno contemporaneo di dare una forma alle esperienze. Raccontiamo per ricordare, per capire, per condividere, per conoscere qualcuno che non abbiamo mai incontrato. Raccontiamo attraverso un romanzo, una fotografia, un podcast, una canzone, un fumetto, una conversazione. E ascoltare le storie degli altri significa anche accettare di uscire, almeno per qualche momento, dal proprio punto di vista. In fondo un racconto, inizia sempre quando qualcuno ha qualcosa da dire e qualcun altro decide di fermarsi ad ascoltare.