“I can’t breathe” e una vecchia canzone di Bruce Springsteen. Una storia che si ripete uguale nel tempo.

Springsteen

La colonna sonora di I can’t breathe, la rivolta nera che sta bruciando gli Stati Uniti in queste ore, è tutta in questo pezzo che Bruce Springsteen scrisse nel 1999 in memoria di un ragazzo nero ucciso con 41 colpi di pistola dalla polizia solo perché stava prendendo i suoi documenti dalla giacca.

American Skin (41 Shots) racconta la morte di Amadou Diallo.

Era il 4 febbraio e tutto successe alle 23,30 al numero 1157 di Wheeler Avenue, nel Bronx.
Amadou quella sera ha 22 anni, è un ragazzo come tanti, immigrato dalla Guinea a New York per motivi di studio e per cercare un futuro migliore. Si mantiene facendo il venditore ambulante: commercia in cappelli, guanti e altre cianfrusaglie.
Arriva a casa stanchissimo. Il frigorifero è vuoto. Decide allora di uscire di nuovo per andare a comprare qualcosa da mangiare. Andrà a morire.

In un controllo di routine alla ricerca di uno stupratore che poteva corrispondere alla fisionomia di Diallo, quattro poliziotti – Edward McMellon, Sean Carroll, Kenneth Boss e Richard Murphy – lo vedono uscire dal portone e gli intimano di farsi riconoscere. Il ragazzo mette le mani in tasca e i poliziotti, pensando all’estrazione di un’arma, fanno fuoco.
41 colpi di pistola. Lo scandalo che colpì il dipartimento nacque dal fatto che Diallo non aveva armi addosso, solamente il portafoglio.
Al processo vennero tutti assolti. Fu giudicata una “tragica fatalità”. Due anni dopo in sede civile la famiglia ottenne un risarcimento di 3 milioni di dollari.

La rivolta, allora come adesso, fu violentissima.

Springsteen scrisse la canzone di getto. La eseguì per la prima volta in un concerto ad Atlanta, il 4 giugno 2000; era l’ultimo concerto prima del tour finale a New York, al Madison Square Garden.

Lena prepara il figlio per la scuola
Dice “Per strada, Charles
devi capire le regole
se un poliziotto ti ferma
promettimi che sarai sempre educato
e che non fuggirai mai
Promettimi che terrai sempre le mani bene in vista.

Questa canzone gli costò l’odio dei repubblicani, del sindaco di allora Rudolph Giuliani e della polizia di New York che smise di proteggere i suoi concerti, mentre la Patrolmen’s Benevolent Association, il sindacato degli ufficiali di polizia, cercò di boicottarlo in tutti i modi.
Molti suoi dischi vennero bruciati pubblicamente. La destra lo definì un nemico dell’ordine costituito, venne accusato di essere antiamericano, di non rispettare i poliziotti che rischiavano la vita in nome della legalità.

Springsteen dirà poi in un’intervista: “Con ‘American Skin’ non avevo fatto altro che continuare a scrivere di cose sulle quali mi interrogavo da tempo. Cosa significa essere americano? Cosa sta succedendo in questo paese?”.
La storia oggi si ripete.