Delle parole che dicono, scrivono, urlano e amano la natura. E di chi le ha scritte.

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Per Italia Circolare ho viaggiato nella storia delle parole che dicono, scrivono, urlano e amano la natura. E di chi le ha dette e scritte. Buona lettura.

“L’uomo e la natura non si incontrano, perché il progresso è in ritardo e la natura è andata via prima”. Va bene, Antonio Albanese è un comico, e ridere di solito fa bene. “La natura è soltanto un luogo dove andiamo a meravigliarci di essere tanto stupidi”, scriveva infatti Ennio Flaiano.  Ma la questione, quando parliamo di ambiente, è seria, maledettamente seria. Kofi Annan, alla presidenza della più importante istituzione pubblica, l’ONU, pronunciò parole solenni: “La nostra sfida più grande in questo nuovo secolo è di adottare un’idea che sembra astratta: sviluppo sostenibile”.

Fernando Pessoa era un poeta immenso che alla solennità preferiva il sublime delle parole che raccontano esperienze di vita: “Non basta aprire la finestra per vedere la campagna e il fiume. Non basta non essere ciechi per vedere gli alberi e i fiori. C’è solo una finestra chiusa e tutto il mondo fuori; e un sogno di ciò che potrebbe essere visto se la finestra si aprisse”.

Jeremy Rifkin mise la parola fine nel titolo del suo saggio più famoso dedicato al lavoro e annunciò l’apocalisse del nostro tempo: “Stiamo allevando una generazione di giovani che soffrono di disturbo da deficit di natura”, scrisse.

Per fortuna i giovani di oggi  lo hanno smentito: “La crisi climatica è la più grande crisi che l’umanità si sia trovata ad affrontare, e se non facciamo niente ora, siamo rovinati. Ho pensato che da grande vorrò ripensare al passato e dire: ho fatto quel che potevo all’epoca e per questo ho l’obbligo morale di fare adesso tutto il possibile”Di Greta Thunberg si è detta qualsiasi cosa. Sono diventate oggetto di curiosità morbosa le sue trecce, la sua malattia, le sue scelte di vita e come parla più di cosa dice. Tiziano Terzani aveva un rapporto spirituale con la natura. La vedeva con gli occhi di chi ha sempre qualcosa da imparare e qualcosa da contemplare. Il suo era amore allo stato puro, assoluto, inclusivo: “Questo è un aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un’alba o un tramonto”.  Aveva un unico grade rammarico: “Che errore è stato allontanarsi dalla natura! Nella sua varietà, nella sua bellezza, nella sua crudeltà, nella sua infinita, ineguagliabile grandezza c’è tutto il senso della vita“.

Se oggi parliamo di Green New Deal, dal punto di vista semantico dobbiamo ringraziare Franklin Delano Roosevelt che da Presidente degli Stati Uniti, inventò il New Deal, grazie al quale gli Stati Uniti riuscirono a superare la grande depressione dei primi anni trenta. Fu sempre lui a inventare il Social Security Act — con il quale vennero introdotte per la prima volta negli Stati Uniti l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione e vecchiaia — e la creazione della Securities and Exchange Commission (SEC), l’Agenzia federale per il controllo del mercato azionario. Era uno di molti fatti e poche, pochissime parole: “La nazione che distrugge il proprio suolo distrugge se stessa”.

Copernico era un astronomo, matematico, presbitero, scienziato, ecclesiastico, giurista, governatore e medico. Per definire a cosa serve la natura non ebbe bisogno di elaborare nessuna teoria eliocentrica: “La saggezza della natura è tale che ella non produce niente di superfluo o inutile”. Capelli lunghi, un vezzoso bastone da passeggio, esperto di bon mot (la “battuta” di spirito) nella scrittura così come nella vita mondana e privata, Oscar Wilde che di sicuro non viveva di rimpianti, una volta ebbe modo di dire:

“Mi sembra che tutti noi guardiamo troppo alla natura e viviamo troppo poco con essa”.

Molto anni dopo, nel 1994 a Shimon Peres venne assegnato il Premio Nobel per la Pace insieme a Yitzhak Rabin e Yasser Arafat per gli sforzi nel processo di pace nel Vicino Oriente, culminati con gli Accordi di Oslo. Conosceva bene il significato di sostenibilità ambientale: “Se vuoi beneficiare dei doni della natura devi adattarti ai suoi bisogni, alle sue regole e norme”.  Teorico della massa definita come sintomo non necessario del qualunquismo che affligge la società moderna, José Ortega y Gasset è stato il filosofo che più di altri ha saputo definire l’umanità e il suo rapporto con la natura attraverso poche, semplici ma vitali parole: “Io sono me stesso più il mio ambiente e se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso”.

Andy Warhol era l’artista pop per definizione. Lavorava sulla riproducibilità infinita dell’espressione artistica, trasformava il consumo e la pubblicità in opera d’arte e la celebrità in icona. Questa è una delle sue frasi più belle: 

“Credo che avere la Terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare”. 

Se parliamo di cultura pop però non possiamo non citare i Beatles e Paul McCartney, che dei Beatles era il più pop di tutti,  che attraverso la semplicità sublime dei sui versi e della sua musica è riuscito ad interpretare il desiderio come (quasi) nessun altro prima di lui: “Ci deve essere un modo migliore per fare le cose che vogliamo, un modo che non inquini il cielo, o la pioggia o la terra”.

Francis Bacon aveva un carattere difficile. Nel 1573 a solo 12 anni iniziò a frequentare il Trinity College dell’Università di Cambridge, ma dopo tre anni andò via sbattendo la porta e polemizzando violentemente con la scuola per come gli faceva studiare la filosofia in generale e Aristotele in particolare. Voleva allontanare la filosofia dal semplice esercizio retorico insegnato nella scuola per portarla su campi più pratici perché solo così poteva illuminare ed accrescere l’umana felicità. Niente male per uno di quindici anni: “Non possiamo comandare la natura se non obbedendo a lei”. Nel 1985, Michail Sergeevič Gorbačëv annunciò che l’economia sovietica era stagnante e che era necessaria una riorganizzazione. Divennero popolari nel mondo i termini glásnost (liberalizzazione, apertura, trasparenza), e perestroika (ricostruzione): “Quando le generazioni future giudicheranno coloro che sono venuti prima di loro sulle questioni ambientali, potranno arrivare alla conclusione che questi ‘non sapevano’: accertiamoci di non passare alla storia come la generazione che sapeva, ma non si è preoccupata”.

Le parole sanno sempre cosa dire. Anche quelle vengono da molto lontano: “Tratta bene la Terra! Non è un’eredità dei nostri padri ma un prestito dei nostri figli”, recita un antico detto Masai.