Bruno David: alla soglia della sesta estinzione dipende ancora da noi

Bruno David: alla soglia della sesta estinzione dipende ancora da noi

Bruno David, Presidente del Museo Nazionale di Storia Naturale di Francia, paleontologo e biologo marino, ha appena pubblicato All’Alba della sesta estinzione: come abitare la Terra, provando a delineare le modifiche necessarie al nostro stile di vita per continuare ad abitare ancora a lungo questo pianeta. In occasione di varie interviste ai media francesi, a partire dal quotidiano Le Figaro, ha avuto modo di raccontare la costruzione di questo libro.

David parte dalla relazione tra la pandemia attualmente in corso e la perdita di biodiversità a causa dei comportamenti dell’Homo sapiens: “I fattori che contribuiscono ad aumentare considerevolmente le probabilità che si verifichi una pandemia sono molteplici. Per cominciare, il numero di esseri umani sulla Terra, che incrementa la probabilità che uno di essi venga infettato. Ma anche la nostra promiscuità con le specie selvatiche, che l’uomo caccia o delle quali distrugge l’habitat. E la presenza di allevamenti intensivi, che creano il rischio che il virus passi da una specie all’altra. Il cambiamento climatico aggraverà la situazione: i patogeni infatti abbondano soprattutto ai tropici, e mano a mano che ci si avvicina alle zone polari il loro numero diminuisce. Con lo spostamento delle fasce climatiche la loro area di distribuzione si estenderà”.
Chiarito che il surriscaldamento del pianeta inciderà in futuro anche nella trasmissione dei patogeni, David sottolinea come il nostro rapporto con la natura si sia allentato nel corso della storia: “Il coronavirus ci mette di fronte alla nostra fragilità e ci dimostra sino a che punto dipendiamo da tutto ciò che vive. Purtroppo, rispetto ai nostri nonni e ai loro genitori noi ci siamo allontanati dalla natura. Loro conoscevano molte specie di alberi, di fiori, di uccelli. La trasmissione di queste conoscenze si è persa”.

L’argomento centrale del libro resta, comunque, il discorso sulla sesta estinzione. “Nessuna delle cinque crisi che l’hanno preceduta è stata identica a una delle altre, poiché ciascuna si inquadra nel corso di una propria storia. Tuttavia, presentano tutte dei punti in comune: una crisi è sempre globale, relativamente rapida in termini geologici, diciamo meno di un milione di anni e interessa diversi gruppi della biosfera. Tutte queste crisi sono state multifattoriali e hanno prodotto delle flessioni, non delle ecatombi. Tengo a sottolinearlo, perché spesso pensiamo al meteorite che piomba sulla Terra e uccide tutti i dinosauri. In realtà il numero dei dinosauri è andato riducendosi lentamente, nel corso di diversi milioni di anni. La diminuzione del loro successo riproduttivo li ha destinati all’estinzione. Il meteorite non ha fatto che assestare il colpo di grazia”. La crisi attuale riunisce in sé tutte queste caratteristiche, anche se: “Ci troviamo per la prima volta di fronte a un’estinzione causata da una sola specie, che ha la consapevolezza di ciò che fa. Inoltre, cosa assai preoccupante, procede molto rapidamente. Se la portata dei danni per ora è limitata perché la percentuale delle specie scomparse è bassa, la tendenza è da cento a mille volte più rapida rispetto alle crisi precedenti”.

In Fiesta di Hemingway i due personaggi parlano così: “Come hai fatto ad andare in rovina ?” chiese Bill. “In due modi”, rispose Mike, “Gradatamente prima, e poi di colpo”.
Allo stesso modo, David spiega l’effetto soglia come un passaggio per gradi fino alla caduta: “Per illustrare questo fenomeno i biologi ricorrono all’immagine della Torre Eiffel, che malgrado il degrado di qualche trave rimane in piedi, sino a quando un giorno non cadrà del tutto. Stiamo parlando di ecosistemi che si mantengono in equilibrio da migliaia di anni. Le specie che li compongono sono legate tra loro da una moltitudine di rapporti: di simbiosi, di parassitismo, di cooperazione, di competizione, di predazione, e via dicendo. È possibile ridurre gli esemplari di una specie, o addirittura eradicare una specie intera, senza tuttavia pregiudicare l’equilibrio generale dell’ecosistema. Un giorno però toccherà a una specie la cui scomparsa provocherà la creazione di un nuovo equilibrio. In un articolo pubblicato nel 2012 si ipotizzava che il punto di non ritorno potrebbe essere raggiunto tra il 2025 e il 2045. In realtà, ignoriamo ancora molte cose: i sistemi biologici sono estremamente complessi e non sappiamo in quale direzione evolverà la vita”.

Arrivando, alla fine, alla vera e propria sesta estinzione, David spiega che “Abbiamo ancora tempo per reagire e la natura possiede una grande capacità di resilienza. Lo si è visto a Cernobyl, luogo che dal 1986 si è svuotato da qualsiasi presenza umana e in cui flora e fauna hanno reclamato i propri spazi a dispetto del duraturo inquinamento causato dal disastro nucleare. In Thailandia, chiudere per qualche mese la spiaggia di Maya Bay è bastato a far tornare vicino alla riva gli squali pinna nera del reef. Possiamo ancora evitare la catastrofe. Dobbiamo innanzitutto ridurre la nostra influenza sulle aree naturali, a cominciare dalla deforestazione, che ci consentirebbe di mantenere una certa distanza dalle specie selvatiche. Da diversi secoli la medicina si è anche abituata ad affrontare le conseguenze della malattia e meno le sue cause. Questa visione delle cose dovrebbe essere cambiata. La salute dell’uomo, degli animali e dell’ecosistema sono collegate. Da tempo si tiene conto dei rapporti tra l’uomo e altri animali, ma la dimensione ambientale è ancora troppo spesso dimenticata”.

sesta estinzione

Bruno David, A l’aube de la 6e extinction: Comment habiter la Terre, Grasset, 2021.