#tiraccontodacasa. Storie da un paese chiuso per malattia

#tiraccontodacasa

“Cosa combino confinata? Canto con condomini, consumo carboidrati, chiamo chi cerca conforto, cullo colei che, crescendo, capirà che conviene consolidarsi come comunità. Cambiare consuetudini comporta coraggio, costanza, caparbietà. Consapevolezze casalinghe coltivate con Covid19”. Ecco il pensiero di Rachele Mannocchi che trovate pubblicato come vincitore della tipologia “pensieri/riflessioni” in Racconti e immagini. Memoria e testimonianza del vissuto al tempo del Covid-19 (Marsilio Editori), la raccolta dei racconti di #tiraccontodacasa, contest di scrittura promosso dall’Associazione Civita e lanciato un anno fa in concomitanza con il primo lockdown nazionale.

La Giuria del contest, composta dagli scrittori Iacopo Barison e Ginevra Lamberti e dai giornalisti Andrea Vianello e Giorgio Zanchini, dopo un’accurata valutazione dei circa 200 elaborati in concorso, ha selezionato i racconti brevi e i pensieri vincitori e che, meglio di altri, hanno saputo interpretare lo spirito del momento vissuto e rappresentare la “memoria” di quella situazione eccezionale, così estrema al punto da rendere l’ordinario (stra)ordinario e l’isolamento il più grande atto di solidarietà nazionale. Il tempo trascorso alla finestra, l’incontro tra le vie del quartiere, i pranzi a casa e i momenti in famiglia, l’ebook Racconti e immagini è un viaggio tra le sensazioni e le emozioni inedite provate durante quell’isolamento forzato, ma soprattutto il momento della loro condivisione, senza restrizioni. Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo Dolores, il racconto di Ilaria Colasanti, vincitore del contest per la tipologia “racconti brevi”.

 

DOLORES

di Ilaria Colasanti

Abita da sempre all’ultimo piano del mio palazzo in un piccolo appartamento, col tetto inclinato, in ardesia.

La signora Dolores ha gli occhi nerissimi, i capelli lunghi e molte rughe le solcano il viso.

Figlia di un marinaio, ha sempre vissuto nei caruggi alle spalle del porto.

Solo questo sapevo di lei, fino alla scorsa settimana.

Questo, o poco di più.

Che era stata la ragazza più bella di Genova, così libera da rifiutare due o tre matrimoni importanti.

Strana, diversa, protagonista di mille storie, raccontate da tutti e da nessuno in particolare.

L’altra sera mi sono affacciata al balcone e lei era lì, dava da bere al basilico, quasi al buio.

La città silenziosa e deserta, ormai da quasi due mesi.

“Ciao, Ninin”- mi ha detto.

Avrei dovuto salutarla per prima, chiederle se aveva bisogno.

Per la spesa, o per altro; ma i giorni sono passati lo stesso e lei è scivolata in fondo ai pensieri.

Ha iniziato a parlarmi del tempo, delle belle giornate, un sole inutile, adesso, quasi beffardo.

Il discorso  sul meteo, un aggancio per spingersi oltre.

Racconti di viaggi e di venti, di amori lontani, di un padre assente che tornava ogni tanto. Di amici perduti, di luoghi scomparsi, o cambiati per sempre. E alla fine, come un segreto, la ricetta per cucinare il pesto più buono.

“Adesso che hai tempo, potresti provare”.

Chissà se stasera ci ritroviamo.

Penso di sì, se il maestrale non fischia arrabbiato.