Nudge, la spinta gentile per aggiungere e non sostituire.

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Foto di Caterina Crepax per www.ireneivoi.it

Laureata in industrial design, Irene Ivoi crede da tempo in un ruolo del designer più attento a processi e servizi (non solo prodotti) in chiave green. Si occupa di ricerca e comunicazione di politiche di prodotto e strategie di prevenzione impatti ambientali per consorzi di filiera, enti pubblici e imprese. L’importanza di riprogettare i comportamenti l’ha condotta verso la nudge theory per applicarla nelle policy pubbliche e private. La racconta per noi nel testo a seguire.

di Irene Ivoi

Una delle parole più ricorrenti in tempi di transizione è “cambiamento”.
Sembra quasi una magnifica ossessione, come se più o meno all’improvviso, fossimo tutti affetti da febbre del mutamento.
Tanti hanno quindi intenzione o bisogno di cambiare qualcosa nella propria vita, nel contesto in cui operano, nel lavoro di ogni giorno, nelle contiguità relazionali.
Le sensibilità di oggi, che la pandemia ha esasperato e complicato, rendono in particolare il terreno ambientale uno dei privilegiati campi di gioco che chiede cambiamenti.
In realtà, chi gode di memoria lunga e si occupa di questi temi da tempo, sa benissimo che l’ambiente chiede cambi di registro da molti anni.
Ed è da molti anni che pezzi di società civile si cimentano nell’introdurre e concretizzare azioni più rispettose e degne di futuro. La differenza sta nel fatto che Oggi sono ben di più coloro che hanno capito e sono disposti a cambiare nei fatti, e non solo a parole, il proprio impegno teso a salvaguardare noi, e di conseguenza l’ambiente.

Il cambiamento è quindi attualissimo!
Come concretizzarlo?

Uno degli strumenti più preziosi e meno noti, almeno in Italia, è la spinta gentile che gli anglosassoni hanno battezzato “nudge”.
Il nudge viene consacrato e definito nel libro “La spinta gentile” di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein come “qualsiasi aspetto dell’architettura delle scelte che altera il comportamento degli individui in maniera prevedibile, senza proibire alcuna opzione o modificare in misura significativa gli incentivi economici”.
Significa in concreto riuscire a determinare un cambio di comportamento proponendo suggerimenti a cui è difficile resistere.
Quindi gentili e dolci spinte, fondate sulle teorie dell’economia comportamentale che, osservando il funzionamento del cervello, hanno determinato la salienza delle emozioni che ci guidano nel prendere decisioni. In sostanza non è solo la logica razionale che determina le nostre scelte.
Anzi siamo permeabili a tante sollecitazioni che agiscono sulle nostre emozioni. Le componenti emotive prevalgono sulla razionalità e ci fanno prendere delle scorciatoie (euristiche) o ci polarizzano (bias/distorsioni). Tali scorciatoie e distorsioni, proprio perché normalmente funzionano, producono anche errori sistematici. Esattamente partendo dalla loro conoscenza, si possono orientare le scelte di noi tutti verso comportamenti positivi, nelle intenzioni di chi progetta il suggerimento.

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Ecco quindi il nudge!
E uno dei motivi per cui funziona risiede nel fatto che non è mai obbligato. Le spinte gentili non sono norme, quindi non si basano sull’uso di regole e sanzioni e non coincidono neppure con gli incentivi economici. Costituiscono di fatto delle opzioni aggiuntive che ci vengono offerte per disegnare nuovi comportamenti, che in sostanza sono l’unica cosa che conta.

Nelle politiche pubbliche, e in particolare nelle città che oggi chiedono sempre più di cambiare pelle, i nudge possono trovare spazi utili.

Le città in natura non esistono: le ha inventate l’uomo. Ed è quindi un compito dell’uomo oggi, dopo averne riconosciuto difetti, lacune e debolezze, ripensarne alcuni frammenti, funzioni, renderle compatibili con la domanda di cambiamento.
Per compiersi serve offerta politica e privata di indirizzi, strumenti, infrastrutture e mezzi e la risposta dei cittadini.
In questo frame, le spinte gentili possono per esempio aiutare la lotta allo spreco di cibo nei ristoranti e nelle mense private e pubbliche, possono rendere più efficace la raccolta differenziata,  aiutarci a governare con meno impatti ambientali i flussi turistici, ridurre i consumi energetici in uffici, fabbriche e abitazioni, favorire una mobilità meno impattante e affidata all’uso predominante di mezzi privati, migliorare la sicurezza stradale e ridurre gli incidenti.
Possono di fatto contribuire alla crescita di una nuova economia (anche circolare) della sostenibilità che appare oramai come una stella polare verso la quale indirizzarci.

È inoltre dimostrato che il loro impiego sia efficace e meno costoso dei benefici che produce, ha cioè un alto impatto per ogni euro speso. L’importante è sapere che non sostituisce, ma affianca, le politiche tradizionali. Il nudge non si compie al posto delle norme, dei controlli e sanzioni o degli incentivi. I suggerimenti irresistibili a cui dà forma sono aggiuntivi.

Ho iniziato a studiare tutto ciò da pochi anni, scoprendo quanto le mie attività del passato, tese da sempre a rendere la sostenibilità democratica e POP, siano aderenti alla nudge theory. Studiare il nudge è stato utile a sistematizzare le intuizioni che mi avevano guidato finora. Ho dedicato ad essa un Tedx nel 2020 scoprendo pian piano quanto questo strumento sia da scoprire e interpretare specie nelle politiche per la sostenibilità.
Ed è con questa consapevolezza che oggi parlo, scrivo e offro formazione e progettazione di spinte gentili. Vengo da studi che mi hanno aiutato ad esprimere il pensiero creativo e renderlo funzionale agli obiettivi, e ritengo che per progettare nudge bisogna abbandonare i tecnicismi e navigare orizzontalmente mettendo a sistema saperi diversi.

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Irene Ivoi