Anche il cinema si colora di verde. Alla Biennale di Venezia la sostenibilità in primo piano.

Green

Ha preso avvio all’interno della 78^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia la Green Week, promossa da Green Cross, in occasione della decennale ricorrenza del Green Drop Award. “A better world is possible: our future must be GREEN and Sustainable. Il cinema delle nuove generazioni, tra modelli produttivi sperimentali e Innovazione responsabile” questo il titolo della conferenza di apertura moderata da Marco Gisotti, in qualità di esperto di comunicazione istituzionale e ambientale presso il Ministero della transizione ecologica.  Ha aperto il dibattito Elio Pacilio, Presidente di Green Cross Italia, ribadendo sin da subito il ruolo dell’associazione e di come sia importante uscire dall’idea di un cinema che vive solo per se stesso, passando invece a una pratica capace di trasmettere valori di sostenibilità.
Per questo motivo nasce, nel 2012, il Green Drop Award, premio che viene assegnato ogni anno al film che “meglio abbia interpretato i valori dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alla conservazione del Pianeta e dei suoi ecosistemi per le generazioni future, agli stili di vita e alla cooperazione fra i popoli”.
Il simbolo del trofeo, una goccia soffiata da un maestro vetraio di Murano, contiene per ogni nuova edizione la terra di un Paese sensibilmente coinvolto in temi ambientali. Quest’anno proviene da Glasgow, in relazione all’imminente conferenza delle Nazioni Unite che si terrà dall’1 al 12 novembre proprio nella città scozzese.

A favore delle buone pratiche nelle produzioni cinematografiche intervengono Luca Ferrario, responsabile Area Film Commission, e Ludovica Chiarini, project manager di EcoMuvi. Entrambi presentano un disciplinare in grado di regolare i lavori di produzione. In sostanza, si tratta di vere e proprie linee guida che una produzione deve seguire se vuole rientrare in certi parametri di salvaguardia per l’ambiente. In essi vengono coinvolti un ente certificatore, che si occupa di seguire il produttore nel rispetto degli standard stabiliti, e un ente di verifica.
Esempi di buone pratiche per il cinema sono l’ottimizzazione energetica, passando attraverso l’allaccio temporaneo alla rete di distribuzione elettrica locale, al posto dell’utilizzo dei gruppi elettrogeni o, ancora meglio, l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. Alloggi che non superano i 10 km dal set e l’utilizzo di una troupe locale, sono altri punti da soddisfare se si vuole ottenere la certificazione. Fino al riciclo dei materiali di scena, come il mettere a disposizione, a fine set, quelli che non verranno più utilizzati. Secondo Ferrario, per l’industria del cinema c’è spazio per un ampio margine di miglioramento per quanto riguarda la sostenibilità ambientale. Ciò che si vuole raggiungere è la collaborazione tra più Paesi in modo, non solo da poter ottimizzare al meglio gli spostamenti o l’utilizzo del personale, ma anche per cominciare a condividere gli stessi criteri, almeno a livello europeo. Solo unendo gli sforzi di tutti i Paesi si potrà raccogliere dei risultati concreti in questo fronte.

Secondo Massimiliano Falcone, della Banca Mondiale, banca per lo sviluppo sostenibile, occorre investire nella creazione di un immaginario capace di coinvolgere le generazioni future per un comportamento sempre più sostenibile. E questo può avvenire attraverso la scrittura di sceneggiature che tengano conto delle tematiche ambientali, come ad esempio il protagonista di un film che si sposta con un’auto elettrica e non più alimentata con combustione fossile.

A sostegno delle produzioni che vogliono impegnarsi nella sostenibilità vengono presentati numerosi bandi regionali ai quali è possibile accedere se si rispettano determinate caratteristiche. Ne è un esempio la Veneto Film Commission, soggetto pubblico senza scopo di lucro che promuove le riprese sul territorio regionale. Verrà pubblicato l’11 ottobre il nuovo bando al sostegno alla produzione.
Di fondamentale importanza per la Film Commission sono le collaborazioni con gli altri enti pubblici regionali, come l’ARPA, Agenzia regionale per la protezione ambientale, le quali aiutano a regolamentare i bandi e verificare le caratteristiche di sostenibilità offrendo un ampio comparto di tecnici specializzati.

Interviene a questo proposito Cristina Priarone, direttrice di Roma e Lazio Film Commission, precisando che la transizione ecologica è ora diventata un obiettivo imprescindibile. “Non è più una delle tante attività, ma la base di ognuna delle nostre attività e deve diventare il nostro approccio costante a come facciamo tutte le cose”. È un cammino difficile, aggiunge, che a volte sembra sovrastare chi lo percorre, e che presenta ancora molte sterili operazioni di greenwashing che arrivano soprattutto dalle multinazionali ma la strada è tracciata e indietro non possiamo più tornare.
Per fortuna, conclude Nevina Satta, presidente del Sardegna Film Commission, esistono molti bandi regionali ed europei che possono coinvolgere e aiutare le produzioni che vogliono impegnarsi nella transizione ecologica.