“La Donna Vitruviana” di Francesca Chialà esposta a Gorizia
A Nova Goriza/Gorizia Capitale Europea della Cultura 2025 è stata esposta la scultura mosaico “La Donna Vitruviana” di Francesca Chialà.
Attorno al cerchio mosaico di pietra posato al posto del muro abbattuto nel 2004 e simbolo della nuova Europa – la Chialà ha disposto con un atto performativo quattro grandi tele di 40 metri, dando forma a un enorme quadrato. Stimolati dalla musica, i bambini hanno dipinto con mani e piedi le lunghe Tele della Pace, trasformandole in opere collettive, attraverso il gesto del corpo e il colore. Un’azione partecipativa che rievoca i due simboli geometrici di Leonardo, il cerchio e il quadrato, che incorniciano anche la scultura mosaico “La Donna Vitruviana”: il cerchio, simbolo del cielo e della perfezione spirituale, e il quadrato, immagine della terra da proteggere e custodire. Nell’armonia tra queste due forme si compie il senso profondo della Performance: radicarsi nella realtà per tendere verso l’ideale, unire i corpi e i cuori per costruire un futuro di Pace, proprio dove un tempo esisteva una barriera. “La Donna Vitruviana” resterà fino a dicembre 2025 in Piazza Transalpina, come simbolo permanente di unione tra popoli, dialogo tra culture e impegno concreto per la sostenibilità. Realizzata in vetro e foglie d’oro e inserita in un cerchio e un quadrato di metallo, la scultura mosaico è composta da un uomo e una donna in equilibrio nella posizione dell’albero nello Yoga, simbolo di armonia tra maschile e femminile, tra Oriente e Occidente, tra scienza e spiritualità. Inaugurata all’Arsenale di Venezia durante la Biennale d’Arte 2024, l’opera lancia un forte appello alla salvezza del Pianeta e alla promozione della Pace, in linea con i valori e i contenuti di GO! 2025.
Il progetto è promosso dal Comune di Gorizia in collaborazione con GECT GO e il Premio “Sergio Amidei”.
L’arte contemporanea ha dialogato con il cinema nella seconda spettacolare Performance del 18 luglio, grazie alla partnership con il Premio Internazionale alla miglior sceneggiatura cinematografica “Sergio Amidei”. Le quattro grandi Tele, già protagoniste della prima azione collettiva, sono state dipinte sul lato opposto sempre da tanti bambini stimolati dalle colonne sonore dei film di Ferzan Ozpetek, in un gesto creativo che coniuga arte partecipativa, sostenibilità e riuso dei materiali.
L’evento ha visto la partecipazione degli ospiti del Premio Amidei, creando un ponte tra arti visive e cinematografiche all’interno del programma transfrontaliero di GO! 2025.
Nelle due Performance di Body Art del 16 e 18 luglio sono stati utilizzati i 7 colori della Pace, come simbolo universale di armonia e speranza. Un gesto artistico e collettivo che vuole onorare la memoria dei troppi bambini coinvolti nei teatri di guerra nel mondo, con un pensiero speciale rivolto ai bambini di Gaza e a tutte le giovani vite segnate dai conflitti. L’arte si fa così voce silenziosa e potente per ribadire il diritto all’infanzia, alla pace e alla bellezza, ovunque nel mondo.
Ogni anno il Premio Amidei attribuisce il prestigioso Premio all’Opera d’Autore a un regista che abbia costruito un percorso autoriale originale e riconoscibile. Quest’anno il riconoscimento andrà a Ferzan Ozpetek, per il suo stile unico, la sua poetica intensa e lo sguardo puro ed eccentrico che ha saputo raccontare l’intimità, le relazioni e le identità in modo profondamente umano.
Il legame tra la Donna Vitruviana della Chialà e la poetica di Ozpetek è profondo, in particolare nel suo ultimo film Diamanti: entrambe le opere celebrano l’equilibrio tra i poli opposti dell’essere umano, la delicatezza delle relazioni, la riconciliazione tra anima e corpo. In modo ancor più simbolico, questo dialogo si rafforza attraverso le radici turche di Ozpetek, regista nato a Istanbul e cresciuto artisticamente in Italia, figura-ponte tra Europa occidentale e orientale. Proprio a Gorizia, città simbolo del confine che ha diviso a lungo l’Europa, la Performance sottolinea questa doppia identità, valorizzando il superamento delle divisioni e la costruzione di un dialogo aperto e inclusivo.
Così, nella piazza che un tempo fu muro e ora è ponte, l’arte si fa gesto condiviso, azione di pace e dialogo tra culture, affidando ai bambini il compito di indicare una nuova via, capace di tenere insieme identità diverse, generazioni e visioni del mondo.
Il collegamento tra arte contemporanea e cinema è insito nel percorso artistico della Chialà che ha fondato La Festa delle 7 Arti, il movimento che unisce in modo innovativo e performativo le diverse discipline artistiche per stimolare l’impegno civile e culturale. Creato per promuovere i Diritti Umani e Ambientali, il movimento fonde in chiave performativa arti visive, musica, danza, cinema, teatro, poesia e perfino lo sport, trasformando ogni Performance in un’azione collettiva che restituisce all’arte la sua funzione sociale. Ogni suo atto performativo, installazione o scultura è un rituale collettivo. Per la Chialà l’arte non è semplice rappresentazione ma presenza attiva, capace di incidere sul reale. Va vissuta, si attraversa, si abita e il confine tra artista e spettatore si dissolve. I suoi progetti sono spazi di cura e mobilitazione: la comunità è parte integrante dell’opera. Propone la gioia come resistenza, una forma di Attivismo con la forza generativa delle arti intrecciate tra loro, eliminando qualsiasi barriera. Un’Arte che si potrebbe definire “Transfrontaliera”.
La scultura mosaico “La Donna Vitruviana” ha un profondo e articolato messaggio: solo le donne e gli uomini insieme potranno salvare il Pianeta se capaci di armonizzare la propria parte femminile e maschile, Animus e Anima come li chiamava Jung. L’immagine dell’uomo, creata unendo il corpo di una persona al volto tratto dal celebre disegno di Leonardo e trasformata in mosaico dai maestri di Spilimbergo, è stata realizzata con l’intelligenza artificiale generativa per sottolineare che, senza la ricerca scientifica al servizio dell’ambiente e dell’ecosistema marino, non potremo bloccare il riscaldamento globale.
«Il Programma della Capitale Europea della Cultura sarà arricchito da un’opera importante e preziosa: la scultura mosaico “La Donna Vitruviana dell’artista Francesca Chialà”, sostiene l’Assessore alla Cultura del Comune di Gorizia Fabrizio Oreti che aggiunge: «il progetto coinvolgerà bambini, giovani, artisti e realtà culturali del territorio, integrandosi con il Premio Amidei. Queste attività ci offriranno una grande visibilità sia a livello nazionale sia internazionale, valorizzando la ricchezza culturale e artistica della nostra terra e della collaborazione con la Slovenia, in piena sintonia con il tema di GO! 2025 come Capitale Europea della Cultura transfrontaliera. Mi complimento con Francesca Chialà, grazie alla quale siamo riusciti a realizzare un’iniziativa senza precedenti in un luogo simbolico, che rappresenta al meglio la nostra visione nel cuore dell’Europa.»
Dichiara Francesca Chialà: “Gorizia e Nova Gorica sono molto più di due città, sono due anime che si sfiorano e si completano. In questo contesto unico, la mia scultura-mosaico trova la sua collocazione naturale a Piazza della Transalpina – un tempo ferita, oggi promessa – che diventa lo spazio vivo in cui la mia opera si radica e respira. La Donna Vitruviana è un manifesto artistico, una spinta alla trasformazione per ripensare il nostro modo di stare al mondo. In un tempo segnato da muri e fratture, ho voluto creare un simbolo di armonia tra gli opposti, tra femminile e maschile, scienza e spiritualità, Oriente e Occidente. La Donna Vitruviana è un gesto di pace. Vuole essere soglia, ponte, possibilità. Un corpo che non misura, ma abbraccia. E ci ricorda che la bellezza non è evasione, ma responsabilità: può guarire, unire, rigenerare. L’Arte deve essere viva, pubblica, partecipata. Deve creare comunità, tessere relazioni e saper generare innovazione sociale. Solo unendo le nostre forze potremo salvare il Pianeta e costruire un futuro più giusto. A Gaza — come in troppi altri teatri di guerra nel mondo — l’umanità sembra smarrita e, sono sempre più convinta che l’arte deve farsi voce, corpo e respiro di pace. La Donna Vitruviana è il mio modo per dirlo.”
La scultura-mosaico “La Donna Vitruviana” dell’artista, performer, regista e sociologa Francesca Chialà
Realizzata in vetro e foglie d’oro, la scultura-mosaico è inserita all’interno di una geometria sacra – il cerchio e il quadrato di metallo – ed è composta da un uomo e una donna in equilibrio nella posizione dell’albero dello yoga, a simboleggiare l’armonia tra maschile e femminile, tra Oriente e Occidente, tra scienza e spiritualità.
La Donna Vitruviana resterà esposta a Piazza della Transalpina fino al 31 dicembre 2025, accompagnando simbolicamente tutto il periodo della Capitale Europea della Cultura.
Dopo l’inaugurazione all’Arsenale di Venezia durante la Biennale d’Arte 2024, la scultura-mosaico della Chialà approda in un luogo denso di memoria e significati, dove fino al 2004 sorgeva un muro che divideva popoli, culture e storie. Oggi quel muro è stato abbattuto e, proprio dove il confine si è fatto incontro, l’opera è stata scelta per il suo profondo significato e l’artista-sociologa per il suo costante attivismo nel promuovere la pace e l’unione tra i popoli.
La Donna Vitruviana è il corpo che si fa ponte, che non misura ma abbraccia. Non è più il segno del dominio sull’altro, ma l’icona vivente di un confine riconciliato, trasformato da barriera in soglia, da ferita in possibilità. È una figura che incarna la vocazione profonda di GO! 2025: un’Europa che ritrova se stessa nell’ascolto reciproco, nella cultura come linguaggio comune, nella trasformazione condivisa.
Nel punto esatto dove si separava l’Est dall’Ovest, la scultura-mosaico è un simbolo di armonia tra Oriente e Occidente, tra maschile e femminile, tra passato e futuro. Un’opera che respira con la piazza, trasformando lo spazio del confine in geografia dell’incontro. Per la Chialà l’arte non è semplice rappresentazione ma presenza attiva, da vivere e abitare, dove il confine tra artista e spettatore si dissolve.
La scelta del vetro, materiale fragile e trasparente, ma al tempo stesso resistente e trasformativo, richiama il concetto stesso di confine come soglia delicata da attraversare con cura, ma anche come superficie riflettente e capace di trasformare la luce. Ogni frammento di vetro, ricomposto nel mosaico, racconta un gesto di riconciliazione, un equilibrio tra differenze, un nuovo linguaggio di armonia.
La Donna Vitruviana trasfigura il confine, lo ricompone come un frammento di vetro che ritrova senso nel disegno più ampio e lo restituisce come spazio di incontro, come soglia tra gli opposti. È il gesto di un’arte che non separa ma unisce, che non divide ma ricuce, che non impone ma armonizza.
L’immagine dell’uomo, generata con l’intelligenza artificiale generativa unendo un corpo umano al volto del disegno di Leonardo da Vinci, è stata trasformata in mosaico dai maestri di Spilimbergo. La Chialà ha scelto di far incontrare l’innovazione tecnologica e un’arte così antica per rappresentare visivamente un’urgenza attuale: solo se scienza e tecnologia saranno messe al servizio della Terra, potremo salvare l’ecosistema marino e contrastare il cambiamento climatico. La Donna Vitruviana non è solo arte, ma visione evolutiva, manifesto etico e chiamata all’azione.
Il messaggio dell’opera è profondo e articolato: solo donne e uomini insieme potranno salvare il Pianeta, se capaci di armonizzare dentro di sé la propria parte femminile e maschile, Anima e Animus, come li definiva Carl Gustav Jung. È questa integrazione degli opposti — tra sensibilità e razionalità, forza e dolcezza, spiritualità e impegno civile — a rendere possibile un nuovo equilibrio tra corpo, spirito e pianeta.
La Donna Vitruviana si ispira al celebre disegno di Leonardo, ma ne rovescia consapevolmente la prospettiva: l’essere umano inscritto nel cerchio e nel quadrato non è più al centro per misurare, controllare, dominare, ma per appartenere, abbracciare, armonizzare.
Francesca Chialà ha scelto di superare la visione rinascimentale in cui l’uomo era misura di tutte le cose e al centro del mondo per affermare il dominio sull’ambiente e sulla realtà. E, nonostante il titolo — “La Donna Vitruviana” — possa far pensare a una contrapposizione con la figura maschile, o addirittura la celebrazione della donna come nuova salvatrice dell’umanità, il messaggio dell’opera è esattamente il contrario: non è la donna da sola a poter guarire il mondo, ma donne e uomini insieme, in un cammino condiviso di evoluzione e riequilibrio.
Per dare forma a questa visione, la Chialà ha scelto di trasformare in mosaico una donna e un uomo uniti nello stesso gesto, nella stessa postura, per esprimere visibilmente l’equilibrio tra le due polarità, Yin e Yang, che abitano ogni essere umano e ogni civiltà che aspiri alla pace, alla giustizia e alla convivenza. Le due figure sono sospese nella posizione dell’albero, gesto di equilibrio e radicamento, slancio verso l’alto e silenziosa centratura. Una forma viva che tiene insieme forza e grazia, stabilità e leggerezza. È il segno di una danza tra Yin e Yang. Un corpo che si fa ponte tra gli opposti, che non esclude ma integra, che riconcilia anima e corpo, visibile e invisibile, interno ed esterno. E così anche il cerchio e il quadrato non oppongono, ma accolgono. Non contengono, ma accompagnano. Sono soglia e abbraccio tra cielo e terra, dove nulla è escluso e tutto può coesistere.
L’equilibrio tra i corpi nella scultura-mosaico, è simbolo di una visione che l’Artista vuole stimolare: solo coltivando il femminile in ciascuno di noi — come ascolto, accoglienza — potremo smettere di depredare la Terra e combatterci gli uni con gli altri.
Nel contesto di GO! 2025, La Donna Vitruviana si fa archetipo collettivo da reinterpretare e attraversare. Un simbolo vivo di rigenerazione e coesistenza, che parla all’Europa di oggi e la invita a riscoprire una qualità dimenticata: il Femminile come forza creatrice e trasformativa, da coltivare in ogni essere umano e in ogni territorio.
Con quest’opera, Francesca Chialà non propone solo un’immagine: offre un manifesto per il nostro tempo. La Donna Vitruviana è infatti il cuore pulsante del movimento artistico che ha fondato, “La Festa delle 7 Arti”, per promuovere i Diritti Umani, Sociali e Ambientali.
È arte che si fa vita, gesto condiviso, esperienza partecipata.
Un invito poetico e politico a ripensare il confine non come linea che divide, ma come spazio che genera relazioni e immaginari nuovi.
Un nuovo umanesimo, dove maschile e femminile, essere umano e natura, arte e vita si fondono in una visione più equa e inclusiva del mondo.
In questo tempo che chiede ponti e non muri, La Donna Vitruviana ci ricorda che ogni essere umano ha il dovere di impegnarsi e può diventare soglia: un passaggio vivo tra mondi, culture, linguaggi. Un abbraccio possibile nel cuore dell’Europa.
Francesca Chialà, definita dai media “Artivista”, va oltre la riflessione estetica o la critica politica: attiva processi concreti di innovazione sociale e ambientale, radicati nei luoghi e nei corpi delle persone.
Le sue performance sono sempre pubbliche e gratuite, fondate sull’Economia del Dono, perché l’arte — nella sua visione — deve essere un bene comune, un linguaggio universale accessibile a tutti, un motore di trasformazione reale.
La sua poetica fonde gesto artistico e impatto reale, spiritualità e azione civile, estetica e rigenerazione, generando alleanze e trasformando spazi e relazioni. Nel suo lavoro, arte pubblica e responsabilità collettiva si intrecciano. Le sue performance, radicate nei territori, sono spazi di cura e mobilitazione, un respiro condiviso, un confine da attraversare insieme.
La Chialà ha portato questa visione dai margini ai centri urbani, in Italia e all’estero: lungo il Tevere, nelle periferie di Roma, con i bambini orfani in Vietnam, nelle battaglie per proteggere la Laguna di Venezia. Ogni suo intervento è un rito laico, un gesto di bellezza che cura, ricompone e dà voce a chi non ne ha. Nel 2025, il suo percorso artistico approderà anche in Giappone, all’Expo di Osaka, dove è stata invitata dall’UNESCO di Parigi a rappresentare il legame tra creatività, sostenibilità e diritti.
Con la fondazione del movimento La Festa delle 7 Arti, Francesca Chialà ha creato un ecosistema per intrecciare in modo innovativo e performativo diverse discipline artistiche e stimolare l’impegno civile di tanti artisti, musicisti, cantanti, ballerini, poeti, attori, architetti, archeologi, atleti sportivi. Fonde arti visive, musica, danza, cinema, teatro, poesia e perfino lo sport, trasformando ogni performance in un rito collettivo che restituisce all’arte la sua funzione sociale. I suoi progetti sono spazi di cura e mobilitazione in cui la comunità è parte integrante dell’opera. L’artista-sociologa propone la gioia come resistenza, un attivismo fatto di arti intrecciate e senza barriere, creando una vera e propria arte “transfrontaliera”.