Benvenuti nel Jurassic Park dell’editoria
Ricevo dall’amico Giuseppe Cesaro un messaggio del tutto inaspettato: “Con Fatico a ricordare il tuo viso. E, ancora di più, la tua voce, si chiude la mia vicenda di scrittore. Nel mio infinitamente piccolo, ho lottato per quasi trent’anni e ho perso. A questo punto, non mi resta che prendere atto della situazione e sventolare bandiera bianca. Andare avanti, non sarebbe altro che accanimento terapeutico”.
Le coincidenze raccontano sempre stravaganti circostanze. Il messaggio mi arriva mentre sto ultimando il capitolo dedicato all’editoria per il rapporto “Io Sono Cultura” di Fondazione Symbola. Nel 2024 abbiamo assistito a una significativa instabilità del mercato e un sensibile calo delle vendite – dello 0,9% rispetto all’anno precedente – che ha provocato un calo vistoso di fatturato di 62,7 milioni di euro. E il 2025 è iniziato con un’ulteriore flessione. Cala del 3,6% l’editoria italiana di varia – romanzi e saggi venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione – rispetto allo stesso periodo del 2024 e diminuiscono del 3,2% il numero di copie vendute. La crisi coinvolge tutti gli editori con gradi di intensità diversi: mentre i grandi gruppi perdono solo l’1,3% a valore, a soffrire maggiormente sono gli editori medi e i piccoli, rispettivamente con un -13,1% e un -7,3%. E riguarda tutti i canali di vendita: dalla grande distribuzione (-6,6%) agli store online (-5,2%), fino alle librerie di catena e indipendenti (-2,1%). Se guardiamo ai generi, sono tutti in calo con la sola esclusione di bambini e ragazzi, le cui vendite crescono a valore del 5,4%.
Giuseppe, Beppe per gli amici, continua intanto il suo messaggio: “Non smetterò di scrivere, ovviamente. Non ci riuscirei. Scrivevo molto tempo prima di cominciare a pubblicare. Scriverò anche dopo. Smetterò, semplicemente, di pubblicare romanzi, firmando con il mio nome. Ritornerò ghost. Quel fantasma che, negli ultimi vent’anni, ha pubblicato decine di titoli, con alcuni tra i più importanti editori italiani (Bompiani, Mondadori, La Nave di Teseo, Rizzoli, Skira, Baldini & Castoldi…) e che ha avuto vendite e riconoscimenti che io non avrò mai. Lui andrà avanti, dunque. Io, invece, mi fermerò qui”.
La sua è una presa d’atto dolorosa. I suoi romanzi sono belli, ricevono ottime recensioni, ma la nebbia del mercato non premia più le eccellenze, i buoni romanzi non vendono abbastanza perché l’editoria non cerca penne ma solo facce, non ha tempo per la buona scrittura, deve solo occupare uno spazio con il minimo sforzo possibile sperando nel massimo risultato. Meglio scrivere per altri, nascondersi, fare il fantasma: “C’è qualcosa di distorto – per non dire folle – in un’editoria che pubblica 85mila titoli nuovi ogni anno. Più di 230 al giorno. Quasi 10 ogni ora. E, di certo, non tutti Delitto e castigo, Il Grande Gatsby o La cognizione del dolore. In quest’oceano di titoli, per un esordiente o un autore semi-sconosciuto come me, sperare che il proprio libro venga notato è come sperare che qualcuno noti la tua pallina da ping-pong, all’interno di uno stadio colmo fino all’orlo di palline da ping-pong. Non è speranza, è pura illusione”.
E non è, per una volta, una questione di buona o cattiva comunicazione. Le palline da ping-pong immerse in uno stadio pieno di palline da ping-pong non sanno cosa fare, si perdono, diventano effimere. Nelle librerie, inevitabilmente, non c’è spazio, e in che modo sarebbe possibile per un ufficio stampa promuovere 230 nuovi prodotti editoriali ogni giorno, 10 titoli ogni ora? L’analisi di Beppe è dolorosamente spietata: “Tutto questo significa che tocca agli editori scegliere su quale titolo puntare, escludendo, in partenza, dalla possibilità di una promozione, il 99% dei titoli che hanno stampato. Senza entrare nelle ragioni – senza alcun dubbio legittime e ragionate – di questa quotidiana ecatombe, è evidente che 229 titoli dei 230 pubblicati vengono, di fatto, abbandonati a sé stessi, in una sorta di darwinismo editoriale per il quale chi riesce a sopravvivere con le proprie forze, si salva e va avanti, mentre chi non ci riesce è destinato all’estinzione”.
Benvenuti nel Jurassic Park dell’editoria.