Gli scatti di Walker Evans in mostra a Fotografia Europea 2016
La fotografia di Walker Evans
Una fotografia, la sua, capace di impressionare con semplicità ed efficacia luoghi e persone: i suoi scatti, prevalentemente in bianco e nero, austeri e distaccati, hanno saputo rappresentare la quotidianità. Le persone, i paesaggi, gli edifici e oggetti, casuali e volutamente impersonali, sono diventati simboli del mondo da cui sono tratti e della cultura americana degli anni del New Deal. La sua capacità di donare alla realtà umile e schietta, bellezza, ma soprattutto dignità, lo ha reso memorabile tanto da essere definito pioniere della fotografia di documentazione.
Le due mostre
La mostra Walker Evans. Anonymous arriva in Italia dopo le tappe europee di Arles e Bruxelles e presenta il lavoro foto-redazionale sviluppato da Evans su numerose riviste americane a partire dal 1929.
Invece, Walker Evans. Italia, prodotta espressamente per Fotografia Europea 2016, propone una selezione di fotografie del maestro americano – provenienti da collezioni pubbliche e private italiane – che hanno ispirato il linguaggio poetico di numerosi fotografi dell’immediato dopoguerra come Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Luigi Ghirri. L’approfondimento proposto da Palazzo Magnani sulla figura di Walker Evans offre un contributo significativo al concept del Festival che invita ad un’ampia riflessione sul concetto di “strade, viaggi, confini” dentro al racconto fotografico. Le due mostre, infatti, conducono il visitatore in un viaggio tra realtà nude, incontri casuali, luoghi e strade pulsanti di quotidianità e evidenziano contestualmente le potenzialità e i confini che il mezzo fotografico ha saputo esprimere grazie alla visione e alle mani sapienti di uno dei suoi maestri indiscussi.
Il pensiero dei curatori David Campany e Laura Gasparini
Uno dei curatori della mostra Walker Evans. Anonymous, David Campany, ricorda come “Nel corso di quasi quattro decenni Evans ha utilizzato le pagine della rivista popolare per diffondere un suo “contro-commento” alla società americana e ai suoi valori, una sorta di “resistenza culturale”. Mentre i mass media indugiavano sul culto della celebrità, Evans fotografava anonimi cittadini, creando immagini dirette e frontali delle condizioni del paese, con uno stile austero, di una chiarezza e semplicità prive di ogni forma di idealismo romantico. Là dove i mass media hanno promosso il consumismo, Evans ha indagato gli oggetti che hanno caratterizzato la vita quotidiana degli americani e le tracce del passato e dello scorrere del tempo che permeano il presente. Era interessato a soggetti “diversi” come le automobili delle discariche, i graffiti, le vetrine dei negozi e le cartoline.” Laura Gasparini, curatrice della mostra Walker Evans. Italia, invece evidenzia come l’opera di Walker Evans sia stata “fondamentale riferimento per la cultura visiva italiana dell’epoca, influenzando la ricerca artistica in ambito fotografico e non solo, e andando ad arricchire spesso le collezioni pubbliche e private. Indagando gli archivi di questi autori, infatti, sono emerse fotografie di Evans, ma anche cartoline, monografie e libri rari – come le edizioni della mostra antologica, prima della storia intitolata a un singolo fotografo, che il MoMa di New York dedica a Evans nel 1971. Ne è risultato uno spaccato generazionale culturalmente attento non solo al linguaggio fotografico ma anche all’aspetto narrativo ed editoriale.”[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”2568″ img_size=”medium” add_caption=”yes” onclick=”link_image”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”2567″ img_size=”medium” add_caption=”yes” onclick=”link_image”][/vc_column][/vc_row]