Festival Aperto, a Reggio Emilia i tempi interessanti diventano un cantiere culturale
Cinquanta pianoforti in un capannone industriale. Al centro un ensemble da camera. Intorno il pubblico, investito dal suono. È l’immagine più forte della diciottesima edizione di Festival Aperto, in corso a Reggio Emilia dal 10 settembre al 15 novembre. Non è solo scenografia. Racconta come lavora il festival, cioè trasformando luoghi, reti e competenze.
Il titolo è Benvenuti in tempi interessanti. Arriva dal filosofo Slavoj Žižek e riprende una formula spesso attribuita a un’antica maledizione cinese. Dentro quella frase convivono minaccia e promessa. Vivere in tempi interessanti significa stare su una soglia instabile e su questa idea il festival costruisce un cartellone con oltre trenta spettacoli e più di sessanta repliche. Quindici titoli sono produzioni o coproduzioni. Ci sono prime assolute e prime italiane, tra musica contemporanea, danza, performance, jazz e circo contemporaneo. Il curatore e direttore artistico è Paolo Cantù, che guida la manifestazione come direttore generale e artistico della Fondazione I Teatri, ente organizzatore.
Le Reggiane diventano un palcoscenico
Il nucleo più forte riguarda le ex Officine Meccaniche Reggiane. Al Parco Innovazione la compagnia francese Rasposo porta Hourvari, circo contemporaneo per undici acrobati. Segue Square di Lorenzo Bianchi Hoesch, passeggiata sonora nata all’IRCAM/Centre Pompidou. Al Capannone 15 arriva 11.000 Saiten di Georg Friedrich Haas, eseguita dal Klangforum Wien con cinquanta giovani pianisti scelti tra i conservatori del territorio e con una call pubblica. Dopo il debutto a Bolzano nel 2023, l’opera è stata eseguita solo a New York, Berlino, Vienna, Praga, Anversa e Amsterdam. In Italia sarà l’unica occasione per vederla.
Le Afriche e il Mediterraneo
Al Teatro Municipale Valli si parte con Les Amazones d’Afrique, collettivo femminile nato a Bamako nel 2014. Lo sguardo sulle Afriche al plurale prosegue con The Gathering Project, una giornata dedicata al Mediterraneo che si chiude con Dance People di Omar Rajeh. A ottobre BAMBU, ideato da Roberto Castello / ALDES, porta tre voci della coreografia africana.
Musica e danza
La musica ha due centenari. Miles Davis è riletto da Wayne Horvitz nella sua fase elettrica. Henze è al centro di Voices, diretto da Carlo Boccadoro. Filippo Perocco presenta in prima assoluta un lavoro ispirato a Ovidio, coprodotto con il Teatro Del Monaco di Treviso. Arto Lindsay debutta con The Ghost of Unity e tornano gli Einstürzende Neubauten di Blixa Bargeld. Per la danza spicca Crystal Pite, al suo primo progetto site specific, alla Collezione Maramotti. Il CCN Aterballetto firma due prime assolute al Valli, con Marcos Morau e con Philippe Kratz e Fabio Cherstich.
Un festival fatto di alleanze
Dietro un cartellone denso di artisti c’è un modello di lavoro e Festival Aperto non si limita a ospitare spettacoli già pronti. Li produce e li coproduce insieme a una rete fitta di partner, da Reggio Parma Festival a Romaeuropa Festival, dal LAC di Lugano ad Angelica, fino a Dinamico Festival. Entrano in gioco anche realtà come Collezione Maramotti, Max Mara e Fondazione Nuovi Mecenati, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna. Questa trama di alleanze mette in comune risorse e permette alle produzioni di circolare. Il secondo punto riguarda i luoghi. Le ex Reggiane diventano sede di spettacolo, in collaborazione con STU Reggiane. Un patrimonio industriale trova un nuovo uso e il pubblico varca la soglia di uno spazio che di solito non frequenta. Il terzo punto riguarda i giovani. I cinquanta pianisti selezionati tra conservatori e call pubblica sono parte fondamentale dell’opera. E anche la collaborazione con il Teatro Sociale di Gualtieri per Direction Under 30 e quella con il Centro Teatrale Mamimò, presente con Cantico della Scomparsa, vanno in questa direzione. Un festival può essere vetrina, laboratorio e infrastruttura insieme. Può dare lavoro ad artisti, tecnici ed ensemble, richiamare pubblico da fuori e costruire reputazione per una città. Reggio Emilia ci prova con un titolo che suona come una sfida. I tempi sono interessanti. Ora si tratta di abitarli.