La quercia, lo storno e l’algoritmo. A Lucca l’intelligenza finisce sotto esame
Una quercia che spinge le radici verso l’acqua. Un banco di pesci che si ricompone davanti al pericolo. Un algoritmo che scrive una poesia. Sono le immagini con cui Stefano Mancuso introduce una domanda: chi, tra loro, è davvero intelligente? E chi ha il diritto di stabilirlo? Da questo cortocircuito parte la quinta edizione di Pianeta Terra Festival, a Lucca da giovedì 8 a domenica 11 ottobre 2026, con un titolo già esplicativo del programma: Forme di intelligenza.
Oltre novanta appuntamenti in quattro giorni occupano alcuni dei luoghi più suggestivi della città: la Chiesa di San Francesco, Palazzo Ducale, l’Orto Botanico, l’Auditorium del Suffragio, la Biblioteca Civica Agorà. La direzione scientifica è di Mancuso. Pianeta Terra Festival è progettato e organizzato dagli Editori Laterza e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
Dalla pianta al robot, passando per il cervello
Si parte giovedì 8 ottobre alla Chiesa di San Francesco, con il confronto inaugurale moderato da Eva Nuti. Ad aprire il ciclo di incontri sarà Mancuso, insieme a Elisa Masi e a Camilla Pandolfi, CEO di PNAT, con l’intelligenza delle piante: quella che si riconosce nella difesa, nella comunicazione, nelle strategie di espansione. Dalle radici si passa alle sinapsi.
Giorgio Vallortigara indaga la mente animale e Telmo Pievani spiega perché la nostra specie non ha l’esclusiva dell’intelligenza. Il suo tratto distintivo, sostiene, è l’essere insieme molto creativi e molto distruttivi. Fausto Caruana studia il riso, Sergio Della Sala l’oblio, Vittorio Gallese le emozioni condivise. Donato Grasso racconta come storni, formiche e batteri decidano senza un controllo centrale.
Poi arriva la macchina. Gino Roncaglia si chiede se l’intelligenza artificiale generale sia davvero possibile e Marco Dorigo porta l’intelligenza di sciame nel coordinamento dei robot. Barbara Mazzolai e Antonio Bicchi mostrano che anche per i robot l’intelligenza passa dal corpo. Alessandro Arduino e Lorenzo Cremonesi smontano l’idea che con l’IA le guerre saranno più brevi e meno sanguinose. Marco Camisani Calzolari, in un incontro promosso da Sofidel, spiega come funziona l’IA e dove sbaglia. Il rischio maggiore, avverte il programma, è usarla senza comprenderla.
Il pianoforte, lo schermo e il prato
Pianeta Terra Festival non vive solo di conferenze. CinemaVerde, con il premio Green Tree Award, propone titoli come «Arco» di Ugo Bienvenu, «Cinque secondi» di Paolo Virzì e «La vita va così» di Riccardo Milani. Proprio Milani dialoga con Davide Bennato e Marco Gisotti su una domanda che riguarda da vicino chi produce immagini: l’IA sarà uno strumento di democratizzazione o rischia di cancellare la biodiversità culturale e l’autenticità dello sguardo umano?
La musica apre con Pietro De Maria alle prese con le Variazioni Goldberg di Bach e chiude con Mancuso e il musicista Davide «Boosta» Dileo, con il pianoforte come parte del racconto del vivente. In mezzo c’è «Tutta l’umanità ne parla», il talk show in collaborazione con Radio 3 in cui piante e animali prendono la parola, e c’è anche il reading «Odissea. Il più bel romanzo del mondo» con Nicola Gardini e Anna Bonaiuto. Per i più piccoli ci sono laboratori all’Orto Botanico e alla Biblioteca Civica Agorà, lo spettacolo «I bestiolini» di Gek Tessaro e le postazioni della Fondazione Golinelli.
Una parola che nessuno sa definire
Mancuso parte da un’ammissione scomoda. L’intelligenza la usiamo ogni giorno per valutare, confrontare, escludere. La scriviamo nei curricula, la misuriamo nei test, la invochiamo per giustificare gerarchie. Eppure, quando proviamo a definirla, ci sfugge. Per secoli l’abbiamo ridotta a una facoltà individuale, centrata sulla logica e sul calcolo. Oggi biologia, ecologia e neuroscienze mostrano che è un insieme di processi distribuiti, che vivono nei corpi e nelle reti di relazioni. Lo stesso vale per le macchine. Da qui l’auspicio di superare le contrapposizioni sterili tra naturale e artificiale, umano e tecnologico, razionale e creativo, e la chiave di lettura nascosta in una frase: «L’intelligenza non è una sostanza isolata, ma una relazione».
Massimo Marsili, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, sposta il discorso sul terreno della responsabilità. L’intelligenza, dice, è «una forma di responsabilità: la capacità di trasformare l’informazione in conoscenza, la conoscenza in giudizio, il giudizio in cura del mondo comune». Giuseppe Laterza, presidente della casa editrice, aggiunge che chiedersi cos’è l’intelligenza significa, in ultimo, chiedersi cosa voglia dire essere umani.
Editoria, finanza, impresa, università e radio sullo stesso calendario, attorno a una domanda comune. Per chi lavora nella cultura è già chiaro: un festival può diventare il luogo in cui settori diversi si incontrano. E forse l’intelligenza sarà proprio nel modo in cui le cose si mettono in relazione. Come la quercia che cerca l’acqua con le radici, in quattro giorni Lucca proverà a farlo, tra scienza, libri, incontri, musica e cinema.