La sfida della sostenibilità del biologico. In attesa del SANA RESTART di Bologna

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Da venerdì 9 a domenica 11 ottobre, il mercato italiano del biologico e del naturale affida la ripartenza a Sana, l’evento fieristico di riferimento a livello nazionale e internazionale, che quest’anno si chiamerà significativamente SANA RESTART. Quattro padiglioni (31, 32, 33 e 35) del quartiere fieristico di Bologna, insieme al Centro Servizi, saranno gli spazi in cui si distribuiranno le aree tematiche e merceologiche dell’evento, ovvero Food, Care & Beauty e Green Lifestyle per una iniziativa in presenza nel pieno rispetto delle norme di contenimento anti-Covid.
Si tratta di un appuntamento importante per un settore che, nel corso degli ultimi anni, è cresciuto in modo costante uscendo fuori da una dimensione di nicchia per diventare uno stile di consumo diffuso tra le famiglie italiane. Secondo dati Coldiretti, nel 2018 la spesa bio degli italiani ha raggiunto il valore di 3,6 miliardi.
Il risultato è che negli ultimi 10 anni le aziende di produzione e trasformazione di prodotti biologici sono complessivamente raddoppiate (con circa 80ooo operatori coinvolti) e le superfici destinate a coltivazioni biologiche sono aumentate del 60%.

Anche durante il momento più difficile della pandemia, il trend dei prodotti biologici è stato quello maggiormente in crescita. Secondo i dati di una ricerca Nielsen Connect, realizzata nel marzo scorso in collaborazione con Assobio, le vendite di prodotti biologici hanno segnato un +19,6% nella grande distribuzione, con picchi nei discount (pari a un +23.7%) e nei piccoli supermercati di quartiere (+26.2%).
A quale domanda dei consumatori il biologico ha saputo offrire risposta nel pieno della emergenza sanitaria? Alla domanda di sicurezza e di garanzia certificata della qualità, in un momento in cui anche all’alimentazione quotidiana si è chiesto di contribuire al benessere e alla salute di ciascuno. Una ricerca Nielsen, condotta nel pre-Covid, già metteva in evidenza come 76 consumatori su 100 affidassero al biologico le loro istanze in materia di salute, oltre a ritenere influenti fattori come la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente. La pandemia, con il suo corollario di cause e conseguenze, ha evidentemente rafforzato questa tendenza.

L’edizione 2020 di SANA, oltre a svolgersi in un contesto di crescita del bio, cade anche in una fase di ridefinizione normativa dell’intero settore, sia a livello nazionale sia a livello europeo. Il nuovo Regolamento europeo sul biologico, approvato nel 2018 a oltre 11 anni dal primo, sarebbe dovuto entrare in vigore il prossimo anno, ma la Commissione europea ha proposto di posticiparlo dal 1° gennaio 2021 al 1° gennaio 2022, come annunciato in questi giorni dal commissario europeo all’agricoltura Janusz Wojciechowski che, contemporaneamente, ha lanciato una consultazione pubblica (che rimarrà aperta fino al 27 novembre) su un nuovo piano d’azione per l’agricoltura biologica. Il regolamento Ue sul biologico, visto come uno dei pilastri del Green deal, su cui investire risorse, prevede l’adozione di numerose e complesse norme tecniche, con conseguenze importanti per la produzione, la certificazione e i controlli nel settore, che avranno un effetto di ricaduta sulle diverse norme vigenti nei Paesi europei. In questo quadro, anche l’Italia si sta muovendo, e uno degli obiettivi dei nostri legislatori consiste nel preservare l’elevata qualità del biologico italiano, sottoposto a standard spesso più stringenti e severi, con l’istituzione di un marchio del biologico made in Italy per prodotti con materia prima proveniente dal nostro paese.

Il nuovo testo di legge (“Testo unificato sulla produzione agricola con metodo biologico”), che attende soltanto l’approvazione al Senato, interviene sia sul metodo dell’agricoltura biologica, sia su quello dell’agricoltura biodinamica, che viene equiparato al metodo biologico nel rispetto degli standard definiti. A margine ricordiamo che la neonata Società scientifica di biodinamica, costituita su iniziativa di Alessandro Piccolo, chimico, professore dell’Università Federico II di Napoli e Carlo Triarico, storico della scienza, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, con l’adesione di docenti e ricercatori di molti istituti italiani, verrà presentata nell’ambito nel Salone dei Cinquecento a Firenze, il 12 novembre prossimo.

Il Testo di legge, al vaglio del Senato, si inserisce nelle misure adottate per il raggiungimento del Goal n.12 dell’Agenda 2030, quello relativo a “Produzione e consumo responsabili”, e si fonda sulla definizione della produzione biologica come “attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale”.
Coltivare senza fitofarmaci per difendere i raccolti da infestanti, parassiti e muffe, tutelare la biodiversità, conservare la fertilità dei suoli, rigenerare terreni, queste sono le azioni che consentono all’agricoltura biologica di salvaguardare l’ambiente per le generazioni future. Ma il paradigma della sua funzione sociale è ancora più esteso.

L’agricoltura biologica, essendo accompagnata da un rigoroso sistema di controlli e certificazioni sia del processo di produzione sia del prodotto finale, è infatti un settore in cui anche nel “qui e ora” si sviluppano buone pratiche in termini di organizzazione della produzione, di definizione dei contratti di fornitura e di tutela del lavoro e della sua sicurezza a vantaggio di tutti gli operatori che vi prendono parte. Quando si parla di biologico, si parla di cooperative, consorzi, distretti produttivi, organizzazioni interprofessionali, formazione degli operatori, contratti di filiera: ci si muove cioè in un ambito di produzioni molto normate che ricavano la propria forza e la propria competitività sul mercato dall’adesione a protocolli agronomici, sì, ma anche dall’adesione a modelli di produzione e di organizzazione del lavoro codificati e contrattualizzati. Questo vuol dire prodotti pagati al giusto prezzo al produttore e addetti della filiera che lavorano generalmente in contesti regolari. Il biologico ci dimostra sul campo che esiste una relazione stretta tra le diverse dimensioni della sostenibilità.

Le prospettive di sviluppo del biologico saranno al centro di Sana Restart, che vedrà la seconda edizione di Rivoluzione Bio, nella giornata di avvio della manifestazione: un’occasione di confronto, lanciata nel 2019, da cui è derivata l’elaborazione del Manifesto Bio, e che quest’anno si ripropone con una serie di tavoli tematici. Nell’ambito di Rivoluzione Bio verrà anche presentato l’Osservatorio Sana 2020, iniziativa promossa da BolognaFiere, curata da Nomisma, con il patrocinio di Federbio e Assobio e il sostegno di Ice: uno strumento che si propone di monitorare i numeri chiave della filiera biologica, dalla produzione fino alle dimensioni del mercato.

L’auspicio è che il nuovo Osservatorio possa anche farsi strumento al servizio del pieno dispiegarsi della funzione sociale del biologico. Davvero dal produttore al consumatore, perché il maggior costo dei prodotti biologici non è dato che si possa tacere. Federconsumatori ha ragione nell’affermare che l’alimentazione “sana” fa bene alla salute e un po’ meno al portafoglio, una volta verificato, dati alla mano, che mangiare bio costa in media il 47% in più rispetto agli alimenti “ordinari”. E in un periodo di crisi economica (e sanitaria) quale l’attuale, il discrimine che si introduce nella platea dei consumatori è molto netto, e non mancano voci che contestano l’aspetto etico legato a questo discrimine. Essere al centro della domanda di benessere da parte di una platea sempre più ampia di consumatori, che però spesso non possono permettersi di acquistare prodotti di qualità, almeno quanto vorrebbero, è questione che deve interrogare il mondo del biologico, perché va a comporre anche una parte della responsabilità sociale d’impresa di questo specifico settore. Le criticità sono molte e le risposte stanno diventando urgenti. Non dimentichiamoci infatti che la produzione biologica rientra anche tra le strategie sostenibili per il raggiungimento del Goal n.2 dell’Agenda 2030, quello della “Fame zero”.