L’arte del picnic

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Un pranzo all’aria aperta, buon cibo, gioco e riposo. Oggi, 18 giugno, si celebrano l’International Picnic Day e la Giornata della Gastronomia Sostenibile dell’ONU. Per l’occasione pubblichiamo questo articolo tratto dal secondo numero di VéGé per voi, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini.

Già il nome lo dice, un termine inglese che deriva dal francese più espressivo e dall’origine ancora discussa, che rimanda allo “spiluzzicare”, ma anche al “rubacchiare” (piquer), e alle “piccole cose”, ma anche “bazzecole” (nique). Senza dimenticare che “nique” significa pure “sberleffo” e che, in un’opera satirica francese della metà del 1600, Pique-Nique era il nome di un personaggio del popolo, che protestava contro la nobiltà francese per poi rivelarsi un gran ghiottone.

È certo che qualcosa di sottilmente giocoso e trasgressivo si accompagna all’origine del picnic: il ritorno alla natura rappresenta l’occasione per spogliarsi delle regole della vita cittadina, per mettere da parte l’etichetta dei pasti a tavola, per godersi piccole golosità in modo libero e non necessariamente ordinato.

Il picnic, come svago delle classi aristocratiche che possono mettere da parte il rigido sistema di regole sociali della loro quotidianità, si ricollega al pasto all’aperto che accompagnava l’attività venatoria. Alexandre Dumas, il celebre autore dei Tre moschettieri e del Conte di Montecristo, nel suo Grande Dizionario di cucina (1873) racconta il menu ideale di una colazione di caccia, fatto di hors d’oeuvre di melone, pasticcio di pollame e prosciutto, lepre in salmì à la minute, stufato di coniglio giovane alla cacciatora, cosciotto d’agnello con fagioli bianchi, insalata, crema alla paesana; come dessert torta farcita, formaggio, frutta e pasticcini. Tra i vini, l’immancabile champagne, e per chiudere caffè e cognac. A noi oggi parrebbe quasi un pranzo di Natale ma, come scrivevano Leconte de Lisle e Anatole France nella nota introduttiva all’opera, “Alexandre Dumas era un gran mangiatore, così come era un grande narratore”.

Grazie all’apertura dei parchi cittadini, dopo la Rivoluzione francese, e allo sviluppo dei mezzi di trasporto, soprattutto il treno, nel corso del 1800 le scampagnate e i pranzi all’aria aperta si affermano come una vera e propria moda per tutte le classi sociali. Il picnic diventa così un pasto allegro e informale da organizzare in comitiva in cui ciascun partecipante contribuisce con una pietanza a sua scelta, o a volte sorteggiata, che assume il valore di una piccola sorpresa per tutti gli altri.

È l’essenza del gioco, quella che ritorna come ingrediente sotto traccia di questo appuntamento con la natura, che incrocia una convivialità rilassata con il desiderio di evasione e di divertimento, legato al piacere dei sensi, tra i profumi di un prato e il gusto del buon cibo.

Che si tratti di torte di verdure e panini imbottititi, piuttosto che cotolette impanate, frittatine, salumi e formaggi, o ancora macedonie e crostate, ciò che conta è che siano sempre cibi stuzzicanti e golosi, facili da trasportare, conservare e consumare.

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Ogni Paese ha poi sviluppato delle proprie tradizioni. In Inghilterra – dove nel 1801 la prima London Picnic Society raccoglieva un gruppo di giovani dediti al buon cibo, al buon vino e alla recitazione amatoriale –, il picnic rappresenta oggi un appuntamento irrinunciabile in primavera e durante la stagione estiva. Bastano una spessa tovaglia a quadretti e l’immancabile hamper, il tipico cestino con scompartimenti separati, dove riporre il pane in cassetta, le verdure, i formaggi, i salumi, le torte di vari tipi, senza dimenticare i tradizionali flapjack, dolci d’avena citati anche da Shakespeare.

Negli Stati Uniti parlare di picnic significa soprattutto parlare del 4 luglio, giorno in cui si celebra l’Indipendenza, con pranzi all’aperto, i potluck dinner. Ciascun ospite porta un piatto o una pentola (pot) e la fortuna (luck) sta nello scoprire il cibo che contiene e nell’essercene abbastanza anche per un eventuale ospite inatteso. Generalmente la scelta cade su hamburger, hot dog, insalate, sandwich, frutta e, come dolci, brownies e cheesecake.

In Giappone, invece, il picnic è il modo più popolare e diffuso per godersi lo hanami, la splendida fioritura dei ciliegi che segna l’arrivo della primavera. Un fenomeno dalla bellezza fugace e dal forte valore simbolico, che può cadere ogni anno in un momento diverso, e per questo viene calcolato dall’Agenzia Meteorologica Giapponese grazie a specifiche “Previsioni per la fioritura”, proprio per consentire l’organizzazione di pranzi e cene all’aperto.

Ma c’è un giorno in cui gli appassionati di tutto il mondo possono festeggiare il picnic tutti insieme: si tratta dell’International Picnic Day, che si celebra il 18 giugno. Una ricorrenza che convive in modo coerente con quella istituita nel 2016 dall’ONU per celebrare la Giornata della Gastronomia Sostenibile, in cui l’Unesco e la Fao promuovono l’adozione di sane abitudini alimentari come forma di tutela del nostro sistema ambientale ed ecologico.

E in effetti che cosa c’è di più salutare e sostenibile di un bel prato, un albero che fa ombra, una buona compagnia, del cibo gustoso, un libro e l’immancabile pallone per giocare tutti insieme, adulti e bambini? Tenendo presente l’unica regola sempre valida: non abbandonare rifiuti, portarli a casa e smaltirli correttamente come ormai abbiamo capito che è fondamentale fare.