“Dipingere mi è necessario”

Carozzi

In occasione dei cento anni dalla nascita di Gian Carozzi (La Spezia 1920 – Sarzana 2008), il Comune di Sarzana ricorda l’artista con una mostra antologica presso la Fortezza Firmafede visitabile fino al 10 ottobre 2021. Realizzata in collaborazione con l’Archivio Gian Carozzi, l’esposizione è curata magistralmente da Lara Conte Andrea Marmori, con allestimento di Emanuele Martera.

Gian Carozzi. “Dipingere mi è necessario” intende ripercorrere l’intera vicenda creativa di uno degli artisti liguri più rappresentativi dell’arte del secondo Novecento. Tra il 1949 e il 1950 si trasferisce a Milano, dove entra in contatto con Lucio Fontana e firma due manifesti dello Spazialismo, il 3° Manifesto dell’Arte Spaziale (1951) e il Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione (1952). Dopo un’intensa stagione di lavoro e di frequentazioni in relazione all’entusiasmante clima spazialista – uno dei momenti cruciali delle vicende artistiche italiane postbelliche – alla fine degli anni Cinquanta Carozzi lascia Milano per Parigi, dove soggiorna per circa vent’anni, per poi far ritorno nei suoi luoghi natali alla fine degli anni Settanta. Nei primi anni Ottanta si stabilisce a Sarzana, dove risiederà con la famiglia sino ai suoi ultimi giorni.

Carozzi

A partire dagli anni Sessanta Carozzi prosegue quindi un cammino solitario, esplorando una ricerca che mai si riduce a univoca cifra stilistica, seppur coesa attorno a una profonda continuità di pensiero, attraverso un’ininterrotta indagine sulla pittura. Una pittura che mette in crisi le definizioni e vaporizza i confini: tra astratto e figurativo, tra avanguardia e inattualità. Allontanandosi da Milano e dall’avanguardia, Carozzi sceglie di immergersi in una dimensione di “pittura-pittura”, dove musei e attualità, grandi maestri del passato e amori della contemporaneità, disciplina e fuoriuscita dal canone creano un naturale territorio di collisione che sostanzia l’altrove della sua pittura.

"Dipingere mi è necessario"Temi come la natura morta, il nudo, l’autoritratto, il pittore al cavalletto e il paesaggio rivitalizzano costantemente la sua ricerca pittorica. In mostra questi temi sono presentati con un allestimento che intende valorizzare cicli inediti di opere ed evidenziare la circolarità della sua riflessione pittorica, nonché la ricchezza di tecniche e formati che hanno caratterizzato la sua lunga esperienza pittorica.

"Dipingere mi è necessario"Come nel Capolavoro sconosciuto di Balzac, l’opera di Carozzi abita nel bilico, tra visibile e invisibile; si annida nell’interstizio che si rivela alla vista o si svela all’immaginazione, in attesa dell’incontro con il capolavoro ancora a venire. Sino agli ultimi giorni di vita, la pittura non è mai per Carozzi stanco ripiegamento del fare e percorrimento di una strada già spianata, ma inesauribile ricerca: un “corpo a corpo”, estremo e inquieto, con la Pittura.

La mostra si inserisce nell’ambito dell’attività scienti­fica promossa dall’Archivio Gian Carozzi che ha sede presso la sua casa-atelier nel centro storico di Sarzana e che ha avuto come prime tappe il riordino, lo studio e la catalogazione dei materiali presenti nell’Archivio, e la pubblicazione della monografi­a a cura di Lara Conte, edita da Skira. Il libro si compone di contributi critici di Giulia Carozzi, Lara Conte, Fabrizio D’Amico, Andrea Marmori e Alberto Salvadori; di un’antologia critica con testi di Luca Bertolo, Manlio Cancogni, Beniamino Joppolo e Roberto Tassi.

"Dipingere mi è necessario"

Gian Carozzi. “Dipingere mi è necessario”, Sarzana, Fortezza Firmafede, 17 luglio – 10 ottobre 2021.