Il Festival della Letteratura di Viaggio guarda a Sud
Dal Sud globale ai cammini lenti, dalle piccole isole all’overtourism: il Festival della Letteratura di Viaggio torna a Roma per interrogare il nostro modo di abitare il mondo. In un’epoca in cui viaggiare è diventato sempre più facile e raccontare il mondo sempre più immediato e semplice, il rischio è quello di smarrire il significato profondo del viaggio. Lo dimostrano le immagini che scorrono incessantemente sui social, le destinazioni trasformate in scenografie da consumare rapidamente, la geografia ridotta a una collezione di luoghi da visitare e archiviare.
È forse anche per questo che il Festival della Letteratura di Viaggio continua a rappresentare un appuntamento prezioso nel panorama culturale italiano. Dal 7 al 14 giugno torna a Roma, negli spazi di Villa Celimontana e di Palazzetto Mattei, sede della Società Geografica Italiana che lo promuove dal 2008, confermandosi come uno dei più originali luoghi di incontro tra letteratura, geografia, antropologia, giornalismo, fotografia e arti visive.
Più che una rassegna dedicata ai viaggiatori, il Festival si propone come un laboratorio di idee capace di interrogare il nostro rapporto con il mondo. Qui il viaggio non è evasione né semplice spostamento, ma strumento di conoscenza, occasione di confronto, esercizio di ascolto.
Quest’anno il tema scelto è “Sud!“. Una parola breve, apparentemente semplice, che racchiude questioni geopolitiche, culturali e ambientali tra le più urgenti del nostro tempo. Il cosiddetto Sud Globale, il Mezzogiorno italiano, la prospettiva decoloniale, l’attenzione verso i popoli indigeni e la questione ambientale diventano così chiavi di lettura del presente e ispirano anche la mostra collettiva allestita negli spazi di Palazzetto Mattei.
Il Sud non viene proposto soltanto come luogo geografico, ma come punto di osservazione privilegiato sul mondo contemporaneo. Uno sguardo capace di mettere in discussione narrazioni consolidate e di restituire centralità a territori e comunità spesso relegati ai margini del racconto globale.
Come sottolinea il Direttore artistico Antonio Politano, il Festival torna a raccontare il mondo “di luoghi e culture, vicino e lontano”, attraverso geografie, antropologie, storie, esplorazioni e ricerche espressive. Una definizione che restituisce bene la natura multidisciplinare della manifestazione e la sua capacità di coniugare ricerca, divulgazione e partecipazione.
Il programma è particolarmente ricco: circa quaranta appuntamenti tra incontri, reading, premi, performance, proiezioni, laboratori, passeggiate urbane e attività dedicate ai bambini e alle persone con disabilità. Letteratura, giornalismo, fotografia, televisione, teatro e musica dialogano tra loro attraverso molteplici forme narrative: reportage, romanzi, saggi, graphic novel, podcast, documentari, fumetti, carnet di viaggio e progetti multimediali.
Tra gli ospiti figurano alcune delle voci più autorevoli del panorama culturale italiano e internazionale: Igiaba Scego, Brunori Sas, Nicola Lagioia, Telmo Pievani, Cecilia Sala, Lorenzo Tondo, Monica Maggioni, Alberto Negri, Carmine Abate, Antonella Anedda, Lucie Azema, Saba Anglana e molti altri protagonisti della cultura contemporanea.
Il Festival attraversa continenti e immaginari: dall’Africa all’Antartide, da Recanati a Capo Horn, dal Mediterraneo all’Amazzonia, dal Medio Oriente fino ai cieli sopra le nostre città. Si parlerà di figure fondamentali della letteratura e dell’esplorazione come Joseph Conrad, Giacomo Leopardi, Eduardo Galeano, Ernest Shackleton, Hugo Pratt, Italo Calvino, Guido Piovene, Andrea Camilleri e Antonio Pennacchi.
Non mancheranno due focus particolarmente significativi: uno dedicato alle piccole isole, laboratori privilegiati per comprendere gli effetti della crisi climatica e delle trasformazioni sociali, e uno dedicato all’overtourism e al patrimonio immateriale, temi che interrogano direttamente il nostro modo di abitare e visitare i luoghi. A questi si aggiunge un forum dedicato ai cammini e alle diverse “velocità” del viaggio, in un tempo che sembra aver smarrito il valore della lentezza.
In una stagione segnata dalla standardizzazione delle destinazioni e dall’accelerazione dell’esperienza turistica, il Festival della Letteratura di Viaggio invita a recuperare una dimensione più consapevole dello spostamento. Non quella nostalgica dell’esploratore romantico, ma quella di chi considera il viaggio un atto culturale e civile prima ancora che turistico.
Forse è proprio questa la sua eredità più significativa. Ricordarci che il viaggio non coincide con la distanza percorsa ma con la capacità di modificare il nostro sguardo. Ogni vera partenza comincia molto prima del biglietto acquistato e continua molto dopo il ritorno.
In un tempo che sembra conoscere tutto e comprendere poco, il Festival della Letteratura di Viaggio ci invita a praticare nuovamente l’arte dell’osservazione. Perché il viaggio, oggi più che mai, non è una fuga dal mondo, ma un modo per entrarvi più profondamente.
E forse il Sud evocato da questa edizione è proprio questo. Non una direzione sulla carta geografica, ma un invito a guardare il mondo da un’altra prospettiva.