C’è tutto il mondo che soffre, ama, piange e spera in quelle foto

Festival

A Lodi dal 24 al 25 ottobre 2021 avrà luogo la XII edizione del Festival della Fotografia Etica, una rassegna che si impone ogni anno per qualità e originalità della proposta. La volontà di questa edizione è quella di tornare a piccoli passi verso la normalità, sollevare lo sguardo oltre le preoccupazioni del quotidiano per ricordare a noi stessi che il mondo è in continua evoluzione, con infinite storie da conoscere e altrettante sfide da vincere. L’intento è quello di concepire la fotografia come un microscopio, uno strumento di precisione in grado di aiutare l’osservatore ad analizzare al meglio il mondo che lo circonda.

Il Festival della Fotografia Etica nasce per volontà del Gruppo Fotografico Progetto Immagine di Lodi, un’associazione non profit che opera nel campo culturale. L’idea è nata dalla necessità di portare in Italia l’esperienza straordinaria del Festival Visa pour L’Image di Perpignan in Francia. Sin dalle prime edizioni, il Festival ha stabilito un profondo legame con il territorio, una grande occasione di partecipazione attiva per la città di Lodi e un momento di espressione del volontariato.

Alberto Prina, fondatore del Gruppo Fotografico Progetto Immagine e Direttore del Festival, dichiara: “Lodi si presta a essere perfetta perché gli spazi espositivi sono tutti a una distanza raggiungibile a piedi, trasformando così lo spostamento da un’esposizione all’altra in una piacevole passeggiata per un centro storico bello e caratteristico. Abbiamo studiato in modo strategico le posizioni delle mostre così da offrire una piccola visita della città, dei suoi luoghi e spazi. Alcune delle nostre mostre sono esposte in palazzi che solitamente sono chiusi al pubblico, e quest’anno abbiamo portato per la prima volta dopo dieci anni le mostre all’esterno”.

Festival

Credits: Jérémy Lempin, Doctor Peyo and Mister Hassen

756 fotografi, 832 progetti inviati (di cui 333 dall’Italia e 499 da altri paesi), 13.179 le foto ricevute e valutate. La nuova edizione del Festival avrà come tema centrale il concetto di cambiamento, con particolare riferimento alle generazioni future; generazioni che in questo momento storico stanno soffrendo e che troppo spesso vengono messe da parte. Fatti, dinamiche e realtà diverse che si intrecciano nel mondo verranno analizzate attraverso lo sguardo attento del fotogiornalismo che aiuta l’osservatore a comprendere meglio le complessità del nostro tempo.

Continua Alberto Prina: “Attraverso la fotografia vogliamo analizzare questo variegato mondo che in fondo è molto vicino a noi ma stentiamo ad avvicinare. I giovani meritano di essere conosciuti meglio e si meritano più attenzione. Dobbiamo mettere al centro di questo dialogo la sostenibilità delle nostre azioni; abbiamo la responsabilità e il dovere morale di lasciare il pianeta alle nuove generazioni migliore di quanto lo abbiamo ricevuti dai nostri genitori”.

Cuore del Festival rimane il World Report Award-Documenting Humanity, composto da sei categorie: Master, Spotlight, Short Story, Student, Single Shot e con l’aggiunta quest’anno della sezione Future Generations. Sei percorsi diversi, per modalità espositiva e narrazione, ma con lo stesso obiettivo comune: raccontare la contemporaneità.

Festival

Credits: Kiran Ridley, After The War. Armenia’s Uncertain Future

La giuria – composta da Svetlana Bachevanova, direttrice esecutiva della Fondazione FotoEvidence; Lauren Steel, co-fondatrice di Visual Thinking Collective; Gary Knight, fotografo e direttore dell’agenzia fotografica VII; Alberto Prina e Aldo Mendichi, coordinatori del Festival – ha selezionato gli 85 finalisti delle varie sezioni del World Report Award.

La categoria Master è stata vinta dall’italiano Nicolò Filippo Rosso con il reportage Exodus, un viaggio fotografico che documenta la lunga marcia verso la libertà di rifugiati e migranti dal Venezuela alla Colombia e dall’America centrale al Messico e agli Stati Uniti; nella categoria Spotlight ha prevalso il polacco Jędrzej Nowicki con il suo The Scars, racconto di quella che oggi è considerata la più grande protesta antigovernativa della storia della Bielorussia, iniziata nell’agosto 2020; la sezione Single Shot va al fotografo belga Alain Schroeder con il suo scatto Saving Orangutans, che denuncia il pericolo di estinzione dell’orangotango in Indonesia a causa della deforestazione incontrollata; la categoria Short Story è stata anch’essa vinta dall’italiano Nicolò Filippo Rosso con il suo lavoro Consumed by Grief, racconto del ritorno dei corpi di 13 migranti al loro villaggio in Guatemala, partiti pochi mesi prima in cerca di una nuova vita in Texas dove non fecero mai arrivo; la categoria Student è stata vinta dalla tedesca Jana Mai con il reportage The Descendants Of The Wolves, ossia la storia dei gagauzi, una minoranza turca di fede ortodossa cristiana che vive nell’area meridionale della Repubblica Moldova; infine la categoria Future Generations, vinta dall’italiano Daniele Vita che, con il suo lavoro Bagnanti, ci porta a Catania sulle tracce dei giovani adolescenti dei quatteri, e della loro voglia di vita parallela spesso a scelte di criminalità e malavita.