Chi lavora nei nostri Musei?

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Da quanto tempo non sappiamo più fare i conti? Da quanto tempo facciamo gestire il nostro Patrimonio culturale e i nostri Musei a delle Cooperative attraverso delle gare al ribasso? Da quanto tempo il ribasso viene pagato interamente dai lavoratori precari delle Cooperative? Uomini e donne con titoli di studio altissimi che spesso “regalano” il loro tempo e le loro competenze per 500 euro al mese?
Come lo possiamo permettere?

Ricordo un Report fatto un paio di anni fa dalla Boston Consulting. Lo studio evidenziava che i 358 musei e siti archeologici statali, di cui 32 autonomi, danno lavoro a 117mila addetti, sono visitati ogni anno da 53 milioni di persone, generano 27 miliardi di euro (l’1,6% del Pil) e producono ricavi per 278 milioni di euro. E che i margini di crescita sono notevoli. L’impatto sul prodotto interno lordo potrebbe arrivare, tra effetti diretti e indiretti, a 35-40 miliardi di euro, i visitatori annuali potrebbero diventare 80 milioni – di cui 10% di studenti e 5 milioni di partecipanti ad attività didattiche (oggi sono 3 milioni) -, i posti di lavoro potrebbero crescere fino a 200mila addetti, i ricavi (derivanti dalle biglietterie, i servizi aggiuntivi, i diritti di concessione delle immagini delle opere e altri introiti) raggiungere il miliardo di euro.

E parliamo solo dei musei.
Perché, invece sottopaghiamo, sottostimiamo e umiliamo chi ci lavora?