Formidabile quel cioccolato di Modica

Modica

Un patrimonio del gusto siciliano e italiano. Ne produciamo oltre 200 tonnellate l’anno distribuite in tutto il mondo, anche grazie a un rigoroso disciplinare che ne protegge l’autenticità. È il cioccolato di Modica, e ne parliamo in questo articolo tratto dal numero di Aprile/Maggio/Giugno di VéGé per voi, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini.

Non sono ammesse eccezioni. Forma a parallelepipedo quadrato o rettangolare. E in quest’ultimo caso, i lati sono rastremati (ridotti di sezione) a tronco di piramide. Peso non superiore a 100 gr. Gusti: al peperoncino, agli agrumi (arancia, limone, mandarino), al pistacchio di Bronte, alla mandorla di Avola, al Moscato di Noto, alla carruba al sale di Trapani.

Leonardo Sciascia lo definiva così: “Da mangiare in tocchi o da sciogliere in tazza, esso è di inarrivabile sapore, sicché a chi lo gusta sembra di essere arrivato all’archetipo, all’assoluto, e che il cioccolato altrove prodotto, sia pure il più celebrato, ne sia l’adulterazione, la corruzione”.

Il cioccolato di Modica è una storia seria.

Ha attraversato i secoli intatto nel suo rigore degli ingredienti, nel suo disciplinare di preparazione (IGP dal 2018, primo e unico cioccolato al mondo a ottenere questa certificazione), nelle sue caratteristiche “obbligatorie” per potersi fregiare del nome.

I primi cioccolatieri sono attivi a Modica già dal Settecento. Giuseppe Scivoletto nel 1746, Antonino Lo Castro e suo figlio Angelo nel 1753, Giuseppe Melita e Giacinto Scapellato nel 1785 prendono a lavorare un cioccolato secondo metodi di lavorazione e abilità mutuati dagli Spagnoli durante i secoli della dominazione sull’isola. Sono i tempi in cui il cioccolato è appannaggio esclusivo dei nobili, da degustare sotto forma di bevanda calda nei saloni affrescati dei palazzi barocchi di Modica, tra un ballo e un pettegolezzo, durante serate di festa. Per l’occasione le famiglie sfoggiavano le cioccolatiere d’argento più belle, in una gara di vanità e ricchezza. Dopo l’abolizione dei feudi, la tradizione della cioccolata non solo resiste, ma conquista nuovi ceti sociali, soprattutto l’emergente classe borghese, in concomitanza con la nascita dei primi Caffè del Novecento.

Oggi quel cioccolato è rigorosamente tutelato dal Consorzio che ne prescrive la genesi attraverso apposito disciplinare e ne protegge la provenienza, prima di mandarlo in giro per il mondo.

E in giro per ci va eccome: la commercializzazione attuale, 200 tonnellate, pari a un valore di 3.3 milioni di euro, è ripartita per il 30% alla grande distribuzione, il 20% ai negozi specializzati, il restante 50% alle cioccolaterie/caffetterie; la distribuzione è in Sicilia per il 40%, nel resto d’Italia per il 35% e per l’export per il 25%. La quota dell’export interessa maggiormente i Paesi europei, l’America, il Giappone e, recentemente, Cina ed Emirati Arabi Uniti.

L’attenzione alla tutela del prodotto è totale: il Cioccolato di Modica IGP è infatti il primo prodotto a Indicazione Geografica a dotarsi del Passaporto Digitale, la tecnologia evoluta con contrassegno di sicurezza e app a garanzia dell’origine realizzata dal Poligrafico e Zecca dello Stato con la supervisione di CSQA Certificazioni e Fondazione Qualivita.

Si, il cioccolato di Modica è davvero una storia seria.

https://www.cioccolatodimodica.it/