Se non paghi per un prodotto, il prodotto sei tu.

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Se non paghi per un prodotto, il prodotto sei tu.

Ricordatevi questa vecchia regola ogni volta che vi lamentate se un social vi banna, vi censura, se vi arrivano pubblicità indesiderate, se pensate di essere controllati attraverso gmail, Facebook, Instagram, Linkedin o WhatsApp. Oppure se dichiarate guerra agli algoritmi con il colapasta in testa cercando disperatamente consenso allo stesso algoritmo per la vostra battaglia di presunta giustizia e libertà.

Fatevi una domanda. Perché dovremmo avere gratis mail, account privati, servizi di messaggistica e profili su tutte le piattaforme, per giunta semplicissimi da usare e con spazi pressoché illimitati per caricare video, testi immagini, chat etc etc?
Poi chiedetevi. Il vostro profilo Facebook è davvero il vostro? Non avete il sospetto di essere ospiti? Avete letto la licenza d’uso quando avete aperto il vostro account?

Naturalmente le vere questioni che riguardano i social sono il copyright, la vendita di dati, il concetto stesso di media, la responsabilità sociale, civile e penale dei contenuti pubblicati, quante tasse paghi e a chi. Ma questi sono concetti pesanti.

Se non paghi per un prodotto, il prodotto sei tu. Questo invece è semplice.