Salviamo i prati stabili!

prati stabili

Si fa presto a dire formaggio. Perché prima ci sono i prati, i pascoli, gli insetti, i fiori, le api, l’acqua, il sole, il vento, la pioggia, i contadini, la fatica, le mucche, le capre, le pecore, le bufale, il latte crudo, i pastori, gli allevatori, ancora la fatica, le latterie, i casari (tanta fatica), il tempo, le comunità, i territori, le tradizioni, i segreti.
Poi dopo, ma solo dopo, assaggi i formaggi e li capisci.
I prati e i pascoli per regalarci gusto, benessere e sostenibilità nutrizionale devono però essere stabili. E i prati stabili sono oggi in pericolo.

A Bra durante Cheese 2023 è stato presentato da Slow Food un progetto che mira a ripristinare la biodiversità dei foraggi, riportare gli animali al pascolo, ricreare gli habitat degli impollinatori. Salvando i prati stabili e i pascoli vi sono indubbi vantaggi per l’ambiente, ma anche per la qualità e la salubrità dei prodotti.
Salvare i prati stabili e i pascoli è estremamente importante perché, da oltre 60 anni, questi si stanno riducendo a ritmi preoccupanti, in Italia, in Europa e anche nel resto del mondo. Questo vale sia per i prati di alta quota sia per i prati di collina e di pianura: da un lato le montagne si sono spopolate, dall’altro monocolture e cemento hanno invaso le pianure. Dal 1969 a oggi sono stati cancellati all’incirca 110.000 chilometri quadrati di prati stabili.

Ecco il testo del Manifesto presentato da Carlo Petrini.
Tra i primi firmatari con Slow Food Italia, l’Università degli Studi di Torino, l’Università degli Studi di Palermo e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Italia Circolare ha aderito.

Salviamo i prati stabili, i pascoli e i pastori, per la rinascita delle terre alte e per la rigenerazione delle pianure.

di Carlo Petrini

Il prato stabile è l’emblema del perfetto equilibrio tra natura ed esseri umani, tra rispetto dell’ambiente e produzione. Un patrimonio ambientale, sociale, culturale ed economico che può cambiare il futuro delle terre alte, ma anche rigenerare i terreni esausti delle pianure, dove l’allevamento ha perso il contatto con la terra e l’agricoltura intensiva ha compromesso la vitalità dei suoli.

È uno strumento straordinario per fronteggiare la crisi climatica, perché è capace di stoccare e custodire una grande quantità di carbonio nel suolo.

Contribuisce a mettere in sicurezza il territorio: assorbe l’acqua piovana più di un campo lavorato ma anche più di un terreno abbandonato e quindi riduce il rischio di erosione, frane, alluvioni. Se è curato bene, è un’efficace barriera per gli incendi.

È ricchissimo di biodiversità: in pianura contiene decine di essenze diverse, in montagna arriva a diverse centinaia; moltissimi animali e microrganismi vi trovano riparo e nutrimento, a cominciare dagli insetti impollinatori e dagli uccelli.

Fa bene alla nostra salute: se i ruminanti (bovini, ovini, caprini) mangiano erba e foraggi di prato stabile, la composizione nutrizionale del latte cambia radicalmente, perché è più ricco di Omega 3, vitamine e sali minerali, fondamentali per il nostro metabolismo.

È essenziale per il benessere animale: se hanno a disposizione luce naturale, terra, erba, arbusti da brucare, gli animali stanno meglio, sono più sani e vivono molto più a lungo.

Il prato stabile non è arato, non è seminato, non ha bisogno di trattamenti con insetticidi o fitofarmaci, ma non è neppure selvatico, perché ha bisogno di cure. Fa parte di un delicato sistema agro-silvo-pastorale, ha bisogno del lavoro dell’uomo e della presenza degli erbivori. Altrimenti si impoverisce e viene invaso dalla boscaglia. Deve essere pascolato, sfalciato, concimato, integrato dalla presenza di specie arboree: siepi, arbusti, alberi da frutta, conifere.

Possiamo salvare i prati stabili solo se salviamo i pastori e l’allevamento a base di erba e fieno.
E possiamo salvare la pastorizia e l’allevamento estensivo solo se salviamo i prati stabili.

Puntare su erba, fieno, pascoli e sostenere il lavoro dei pastori significa trasformare l’allevamento da settore con uno dei maggiori impatti sull’ambiente ad attività che può contribuire a combattere la crisi climatica e tutelare l’ambiente, la biodiversità, il paesaggio.

Significa ridare vita e valore ad aree abbandonate o a rischio di spopolamento.

Salvare i prati stabili, i pascoli e i loro custodi non è un atteggiamento nostalgico o bucolico, non significa proporre un ritorno al passato, ma, al contrario, essere ben calati nel presente, consapevoli delle sfide attuali e con uno sguardo propositivo e concreto verso il futuro.

Per questo ci impegniamo a sviluppare iniziative, progetti, ricerche, campagne, per salvare i prati stabili e i pascoli montani dall’abbandono, per ripristinarli dove sono andati perduti, per favorire l’adozione di politiche e normative che sostengano chi li custodisce, per promuovere i prodotti che se ne ricavano.