Ai Weiwei arriva all’Aquila per raccontare la memoria di una città ferita
Ai Weiwei all’Aquila e non è una scelta casuale. Poche città al mondo potrebbero infatti dialogare con il lavoro di Ai Weiwei con la stessa intensità emotiva e simbolica di L’Aquila.
Un artista che conosce le macerie
Ai Weiwei ha costruito la propria poetica intorno al concetto di rovine, fisiche, politiche, umane. Il suo Remembering del 2008, installazione composta da 9.000 zainetti colorati sulla facciata del Haus der Kunst di Monaco, era un memoriale per i bambini morti nel terremoto del Sichuan, vittime anche della negligenza edilizia dello Stato cinese. La sua è un’arte che non decora ma interroga, testimonia, accusa.
L’Aquila, che il 6 aprile 2009 ha visto 309 persone morire sotto le macerie di un sisma devastante, e che da allora costruisce e ricostruisce la propria identità tra cantieri e memoria, è uno spazio che quell’interrogazione la conosce dall’interno. Non come tema astratto: come esperienza vissuta, collettiva, ancora aperta.
L’installazione al Palazzo del Governo
L’opera sarà visibile al pubblico dal 1° settembre 2026 al 31 dicembre 2027, presso il Palazzo del Governo dell’Aquila. Un luogo istituzionale al centro della città, che diventa così palcoscenico di una riflessione pubblica sull’identità, sulla resilienza e sul significato della comunità dopo il trauma.
Al termine del periodo espositivo, i soggetti promotori valuteranno l’acquisto dell’opera, con l’obiettivo di renderla un lascito permanente alla comunità aquilana. Un gesto che trasformerebbe l’intervento da evento a patrimonio.
Il finanziamento e il sistema culturale
Con una delibera del Consiglio Regionale, la Regione Abruzzo ha stanziato 100.000 euro per sostenere il progetto, nell’ambito del programma L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. L’assessore Roberto Santangelo ha sottolineato la volontà di lasciare «segni concreti» di questo anno straordinario, andando oltre l’evento per costruire eredità.
Il progetto è promosso dalla Fondazione Carispaq, con il sostegno di Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, ANCE L’Aquila e Fondazione Varrone, un sistema di partnership che mette insieme finanza, impresa delle costruzioni e fondazioni culturali, non senza una certa ironia simbolica considerato il tema della ricostruzione che attraversa tanto la città quanto il lavoro dell’artista.
Capitale della Cultura come laboratorio
L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 non è una kermesse. È, nella sua versione più ambiziosa, un esperimento di rigenerazione attraverso la cultura: un tentativo di costruire senso e identità intorno a ciò che resta dopo il dolore.
L’arte contemporanea può sembrare distante dalle esigenze di una città in ricostruzione. Ma quando quella città è L’Aquila, e quell’artista è Ai Weiwei, la distanza si annulla. Rimane solo la domanda che entrambi pongono da decenni: cosa rimane, dopo?
Dal 1° settembre 2026 sino al 31 dicembre 2027, quella domanda avrà una forma visibile nel cuore del capoluogo abruzzese.