Festivaletteratura, trent’anni per capire dove siamo
Fino al 13 settembre Mantova, con più di 300 autrici e autori italiani e internazionali, torna a essere una città da leggere. La trentesima edizione di Festivaletteratura festeggia un anniversario trasformandolo in una domanda: cosa significa avere trent’anni oggi? E come si racconta un mondo in cui cambiano identità, guerre, classi sociali, tecnologie e perfino le regole del gioco?
Festivaletteratura non si limita a mettere in fila scrittori, libri e incontri ma costruisce una vera e propria mappa delle inquietudini contemporanee per raccontare attraverso i libri identità e appartenenza, guerra e pace, nuove questioni di classe, linguaggi dell’odio, crisi della democrazia, tecnologia e intelligenza artificiale, ambiente, scienza, musica, infanzia.
Cosa significa avere trent’anni?
La risposta prende forma attraverso I fantastici 30, uno dei percorsi più caratterizzanti dell’edizione. Il personaggio scelto come simbolo è Ippolito Nievo, morto nel 1861 a poco meno di trent’anni, dopo aver partecipato alla spedizione dei Mille. Poeta, narratore, saggista, autore delle Confessioni di un italiano, Nievo diventa una sorta di alter ego storico del Festival: giovane, curioso, irrequieto, capace di attraversare generi e linguaggi.
Il programma Tutto Nievo minuto per minuto porta questa figura dentro la città con incontri, spettacoli, letture e un percorso espositivo alla Biblioteca Teresiana. Persino i bus navetta diventano luoghi di lettura, con il progetto NievoBus. È una scelta tutt’altro che ornamentale: significa prendere un autore dell’Ottocento e usarlo per interrogare una condizione che appartiene profondamente al presente.
Perché trent’anni oggi non sono più necessariamente la soglia dell’età adulta.
Nel ciclo Avere trent’anni, il Festival mette a confronto generazioni diverse e si interroga su lavoro, casa, desideri, aspettative e passaggio all’età adulta. Vincenzo Latronico, Olimpia Zagnoli, Dario Ferrari e Giulia Scomazzon ragionano proprio su una transizione che per molti si è fatta più lunga, incerta e accidentata. Chi può permettersi di diventare adulto? La casa, il lavoro, la possibilità di costruire un progetto di vita non sono infatti distribuiti in modo uniforme. Ed è qui che il programma dei trent’anni incontra un altro dei grandi temi dell’edizione.

Questioni di classe e il ritorno di una parola scomoda
La classe sociale, sostiene Festivaletteratura, continua a modellare le nostre vite anche quando preferiamo non nominarla. È nella casa che possiamo permetterci, nel lavoro che svolgiamo, nel linguaggio che usiamo, nelle opportunità che abbiamo. Il programma Questioni di classe riporta dunque al centro una parola che per molto tempo è sembrata quasi scomparsa dal discorso pubblico. Si parlerà di casa e fragilità economica con Eva Baltasar ed Ezio Micelli, di lavoro e generazioni con Luigi Chiarella e Luca Giommoni, di privilegi con Caitriona Lally e Wendy Erskine. Natasha Brown e Claudia Durastanti affronteranno invece le gerarchie sociali che si nascondono nel linguaggio. E poi ci sono la redistribuzione della ricchezza e la tassazione dei grandi patrimoni, con Riccardo Staglianò, le nuove alleanze tra periferie operaie e banlieue postcoloniali immaginate da Houria Bouteldja, e la working class britannica raccontata da Douglas Stuart. Perché parlare di letteratura significa parlare di come viviamo.
Stranieri, anche quando restiamo a casa
Un altro grande percorso è quello dedicato agli Stranieri nel mondo. Non soltanto lo straniero che attraversa una frontiera, ma la condizione sempre più diffusa di chi si trova a vivere tra lingue, culture, memorie e appartenenze differenti. Il programma mette insieme autori dalle traiettorie biografiche e letterarie molto diverse: David Szalay, Nathacha Appanah, Emmanuel Carrère, Mathias Énard, Amitav Ghosh, Ece Temelkuran, Theodor Kallifatides, Pajtim Statovci, Tommy Wieringa. Sono storie in cui i confini geografici coincidono sempre meno con quelli personali. In questa prospettiva la letteratura diventa uno spazio privilegiato per raccontare identità non definitive. E il tema si allarga anche alle nuove forme di migrazione, alle memorie coloniali, alle lingue e alle appartenenze multiple, con incontri che coinvolgono, tra gli altri, Igiaba Scego, Gergely Péterfy, Anna Dietzel, Francesca Silvestre, Ruska Jorjoliani, Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez, Jana Karšaiová e Yaryna Grusha. Parole scritte e dette per raccontare che la condizione dello straniero oggi non è più soltanto quella di chi arriva da fuori, ma quella di chi non riesce più a sentirsi completamente “dentro”.

Gaza e il Medio Oriente: quando la letteratura incontra la storia
Il programma dedica poi un ampio percorso al Medio Oriente, con particolare attenzione a Gaza. Rilievi mediorientali prova a sottrarre il conflitto alla semplificazione della cronaca e degli schieramenti, attraversandolo attraverso discipline diverse: architettura, archeologia, poesia, narrativa e antropologia. Eyal Weizman, fondatore di Forensic Architecture, parlerà della distruzione dello spazio come strumento di violenza. Christian Greco e Paola Caridi rifletteranno sulla memoria archeologica di Gaza e sulla sua possibile resistenza ai processi di cancellazione. La letteratura sarà invece protagonista con Isabella Hammad e Haidar al-Ghazali, mentre Didier Fassin sposterà lo sguardo sull’Occidente, interrogando responsabilità, consenso e omissioni. Matteo Zuppi e Lucio Caracciolo si confronteranno sulle possibilità di dialogo e sulle prospettive di pace. La letteratura non deve essere un rifugio dalla realtà, ma uno degli strumenti con cui provare a comprenderla.
Cosa fanno le parole quando diventano armi
Dalla guerra al linguaggio il passo è breve. Discorsi d’odio affronta una delle questioni più urgenti del presente: da dove nasce l’odio e come arriva a trasformarsi in esclusione, cancellazione o violenza? Il teatro dei Motus, attraverso il progetto Òdio, raccoglie testimonianze di giovani provenienti da contesti e nazionalità differenti. Il sociolinguista Federico Faloppa riflette invece sulla possibilità di “disarmare” il linguaggio, mentre Gian Piero Piretto analizza il modo in cui un regime autoritario può riscrivere le parole trasformandole in strumenti di propaganda. La semiologa Valentina Pisanty e Houria Bouteldja affronteranno inoltre il rapporto tra linguaggio, potere, razzismo e manipolazione dell’opinione pubblica. È un tema che sembra attraversare sotterraneamente l’intero programma: le parole non descrivono soltanto il mondo, contribuiscono a costruirlo.
Le regole e le eccezioni. Cercasi istruzioni
Democrazie consolidate, alleanze riconoscibili, crescita economica come orizzonte condiviso. Per anni abbiamo pensato che il mondo occidentale avesse regole relativamente stabili. Oggi quella grammatica sembra molto meno sicura. Francesco Costa e Simone Pieranni metteranno a confronto Stati Uniti e Cina; Alessandro Volpi analizzerà la competizione economica globale. Si parlerà di migrazioni, diritti, confini e libertà con Didier Fassin e Anne-Claire Defossez, mentre Pierre Charbonnier affronterà una delle contraddizioni decisive della modernità: aver costruito l’idea di libertà sulla possibilità di una crescita senza limiti. E poi la democrazia, la grande parola in crisi del nostro tempo. Michele Ainis e Carlo Galli rifletteranno sulle derive autoritarie; Ainis ed Ece Temelkuran discuteranno se l’Europa possa ancora rappresentare uno spazio di resistenza civile e politica. Lea Ypi ed Enrico Giovannini arriveranno infine al nodo forse più difficile: come tenere insieme libertà, giustizia e sostenibilità.

Il futuro è già qui
È probabilmente il tema più direttamente legato alla trasformazione del nostro quotidiano. Tecnologie (stra)potenti parte da due domande. Chi governa la tecnologia? E quanto, invece, la tecnologia governa noi? Il Festival porta a Mantova Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web, per riflettere su oltre trent’anni di trasformazione digitale. Ma il programma non si ferma alla celebrazione dell’innovazione. Mariarosaria Taddeo parlerà dell’intelligenza artificiale nei contesti militari; Vittorio Gallese studierà gli effetti di simulazioni, volti sintetici e voci artificiali sulla nostra percezione; Francesca Seravalle e Bebo Guidetti affronteranno invece le conseguenze dell’IA sulla produzione e fruizione dell’arte e della musica. E Carlo Galli, con una lectio sulla tecnocrazia, ricorderà un punto essenziale: dietro ogni tecnologia ci sono decisioni, interessi e rapporti di forza. Nessuno strumento è davvero neutrale. Nel 1997 Internet era ancora una promessa. Nel 2026 è diventato l’ambiente dentro cui una parte enorme della nostra vita si svolge.
Il grande libro del mondo
Ma Festivaletteratura non vuole essere soltanto un luogo dove si discutono le crisi. C’è un altro filo, più luminoso, che attraversa il programma: la curiosità. Il grande libro del mondo porta a Mantova scienza, universo, natura e ambiente. Al centro c’è Sfogliare l’universo, progetto nato dalla ricerca di Giorgia Grilli sugli albi illustrati di nonfiction per l’infanzia. Il cuore dell’iniziativa sarà una biblioteca temporanea con oltre 600 volumi provenienti da diversi Paesi, pensata per bambini ma anche per gli adulti che li accompagneranno. E attorno alla biblioteca si sviluppano lezioni scientifiche, laboratori e percorsi formativi. E la scienza entra anche in altri appuntamenti: Roberto Battiston parlerà di sistemi energetici, Telmo Pievani e Maurizio Casiraghi della simbiosi e delle relazioni che rendono possibile la vita, mentre la crisi ambientale sarà affrontata anche nelle sue conseguenze sulla salute. È una parte del Festival particolarmente significativa perché ricorda che comprendere il mondo non significa soltanto difendersi dalle sue minacce. Significa anche conservarne la capacità di meravigliarci.

Una città da ascoltare
E poi c’è la musica. Per cinque giorni Mantova non sarà soltanto una città da leggere, ma una città da ascoltare. Concerti sui balconi, piazze, teatri, cortili e performance trasformano lo spazio urbano in una sorta di grande dispositivo sonoro. Emma Nolde, Dente e Dutch Nazari saranno protagonisti di Dal balcone, mentre Volume! porterà in Piazza Alberti le Wunder Tandem, gli Euro Nettuno e un DJ set di Irvine Welsh. Nel Tempio di San Sebastiano, completamente al buio, Sentieri Selvaggi proporrà un concerto immersivo; al Teatro Bibiena NicoNote e Luca Scarlini racconteranno il rapporto tra Fleur Jaeggy e Franco Battiato.E tornerà Giovanni Lindo Ferretti, insieme a Davide Ferrario e Michele Rossi, nel clima della reunion dei CSI.La musica, dunque, non è un’interruzione della letteratura. È un altro modo di raccontare il tempo.
E alla fine, la festa
Per continuare a essere un festival deve anche saper fare festa. La trentesima edizione lo farà attraverso In trenta parole, una sfida aperta a tutti per raccontare il proprio rapporto con Festivaletteratura usando esattamente trenta parole. I testi diventeranno un’antologia collettiva. Ci saranno poi una grande parata di creature fantastiche, musica, giochi, incontri e appuntamenti pensati per stare insieme. Festivaletteratura nasce nel 1997, in un’altra Italia e in un altro mondo. Internet non aveva ancora cambiato il modo di comunicare; la parola “algoritmo” non faceva parte del vocabolario quotidiano; la geopolitica sembrava più stabile; la questione di classe appariva meno visibile; la crisi climatica non aveva ancora assunto la dimensione che conosciamo oggi. Trent’anni dopo, molte di quelle certezze sono saltate.
Eppure Mantova nel mondo della complessità continua a fare la stessa cosa, da sempre: fare delle domande invitando persone diverse a stare nello stesso luogo per ascoltare qualcuno che racconta qualcosa. E raccontando prova a rispondere.