Compro la vita degli altri dentro una valigia
A Londra le valigie che nessuno reclama possono finire all’asta. Si comprano chiuse, senza sapere cosa contengono. Un piccolo gioco d’azzardo che però racconta molto del nostro rapporto con gli oggetti e la vita degli sconosciuti.
Voi la comprereste la valigia di qualcun altro? Una valigia dimenticata, abbandonata, persa, non reclamata. E perché desiderate farlo? Pensateci. Per curiosità, azzardo, gioco, fascinazione, una sottile perversione o per una forma di voyeurismo che vi spinge a conoscere intimamente i segreti degli altri. E se dentro ci fosse un tesoro?
Una valigia chiusa è una biografia involontaria senza nome, fatta di pantaloni, scarpe, magliette, cosmetici, medicine, libri, oggetti più o meno raccontabili. Dentro ci sono le scelte fatte con cura da qualcuno che non conoscete. Potete vedere cosa ha deciso di portare con sé, quello che ha lasciato a casa, quello che ha infilato all’ultimo momento prima di partire. Ogni cosa racconta una storia. E la storia è sempre quello che rimane.
A Londra, questa curiosità può diventare anche una forma di shopping.
Lo ha raccontato recentemente Money Saving Expert, il sito britannico fondato da Martin Lewis, in un’inchiesta piuttosto surreale. La giornalista Jenny Keefe è andata da Greasbys, una casa d’aste nel sud di Londra, dove vengono vendute anche valigie non reclamate provenienti dagli aeroporti di Heathrow, Gatwick e Stansted.
Per capire la storia dovete sapere un dettaglio fondamentale: le valigie vengono vendute chiuse.
Si può guardare l’esterno, osservare marca, dimensioni, condizioni, ruote e cerniere. Si può avere anche una descrizione molto generica del contenuto, per esempio se è “abbigliamento da uomo o da donna”, ma non si può aprire la valigia per sapere cosa contiene. Per farlo dovete partecipare all’asta e fare un’offerta.

Sei valigie e 214 sterline.
La Keefe ha deciso di verificare se dietro questo sistema ci fosse davvero un affare. Il suo giornale deve spiegare sempre economicamente cosa conviene fare. e così lei ha puntato su sei valigie, con offerte massime di circa 50 sterline ciascuna. Alla fine è riuscita ad aggiudicarsele tutte con una spesa finale di 214 sterline. Solo a quel punto poteva aprirle e verificare se aveva fatto o meno un affare.
Una valigia conteneva pantaloni Porsche x BOSS, pantaloni Hugo Boss, pantaloncini Emporio Armani EA7 e una polo Ralph Lauren. Valore stimato del contenuto, circa 134 sterline.
Un’altra nascondeva una maglietta North Face, una tuta Nike, un maglione Hollister e una maglia dei Green Bay Packers apparentemente autografata dal campione di football americano Brett Favre. Solo quella maglia è stata valutata circa 40 sterline, anche se la firma non era autenticata. In un’altra ancora c’era una valigia Travelpro quasi nuova, insieme a pantaloncini di lino Mango, una polo Tommy Hilfiger e una giacca Chester Barrie. Bella roba.
Non tutto, naturalmente, era altrettanto interessante. Una valigia meno glamour conteneva una felpa dell’Inter Miami, pantaloni da arrampicata, un pile dell’Arsenal e pantaloni cargo. Un’altra solo vestiti stropicciati e un po’ di abbigliamento per bambini di valore modesto. L’ultima era praticamente da buttare. Un asciugamano da spiaggia ammuffito aveva contaminato il resto del contenuto. Valore: zero.
La giornalista ha guadagnato o ha perso rispetto al suo investimento? MoneySavingExpert ha stimato il valore complessivo delle sei valigie e del loro contenuto intorno alle 470 sterline. Sulla carta, quindi, circa 250 sterline di potenziale guadagno rispetto alle 214 spese. Ma soltanto sulla carta, perché poi bisogna aggiungere il tempo per pulire, fotografare, mettere in vendita e spedire gli oggetti.

La leggenda del tesoro
L’idea di comprare una valigia misteriosa porta immediatamente alla fantasia l’idea del tesoro nascosto. E se dentro ci fosse un Rolex? Un iPhone? Una macchina fotografica? Una busta piena di soldi? Il Sacro Graal?
La realtà è decisamente meno evocativa. Le valigie, infatti, possono essere aperte dagli operatori aeroportuali per motivi di sicurezza e per verificare la presenza di documenti o elementi utili a identificare il proprietario. E gli oggetti considerati preziosi vengono spesso rimossi e venduti separatamente. Vengono lasciati solo vestiti, scarpe, oggetti personali.
Ed è proprio questa ordinaria normalità a rendere la storia interessante.
Perché una valigia ci racconta una persona
Chi vi scrive odia gli oggetti che possiede. Sa che gli sopravviveranno e questo li rende antipatici ed effimeri. Per noi. Non per gli altri. Pensiamo a quello che c’è dentro una nostra valigia. Non è mai un inventario casuale, ma una selezione più o meno ordinata di desideri. Le cose che ci portiamo dietro ci danno sicurezza, ci fanno compagnia, sono la casa lontano da casa. Gli amanti della psicanalisi e della psicologia della consapevolezza a buon mercato (poveri loro) direbbero che quella valigia è una versione provvisoria di noi stessi.
Scegliamo quella camicia e quella maglietta perché pensiamo di stare bene, di offrire cosi il meglio di noi anche durante un viaggio. Mettiamo un paio di scarpe invece di un altro. Infiliamo un costume anche se non siamo sicuri di andare al mare. Portiamo un libro che forse non apriremo, ma che vogliamo con noi, e guai se ce lo dimentichiamo.
Ed ecco la perversione. La valigia chiusa è narrativa, romanzo, confronto, il buco della serratura che ci fa entrare nell’intimità di uno sconosciuto, il nostro cervello che costruisce immediatamente una storia. Lo stesso psicologo a buon mercato di prima direbbe che per il proprietario la valigia smarrita è una perdita, per l’aeroporto è solo un oggetto non reclamato, per la casa d’aste diventa un lotto con un prezzo, ma per l’acquirente diventa una conquista, una scoperta, il fascino indiscreto di una scommessa. Stiamo sempre parlando di vestiti usati, ma è il nostro sguardo a cambiarne il significato. Non ci interessa davvero sapere quanto valgono una vecchia polo Ralph Lauren o una Lacoste da collezione, ci interessa immaginare chi le aveva scelte e perché. Un oggetto nuovo racconta soprattutto ciò che potrebbe diventare. Un oggetto perduto racconta ciò che è già successo.
Alla fine dell’esperimento, la giornalista Jenny Keefe racconta di aver provato una certa inquietudine nel rovistare tra gli oggetti di persone sconosciute. Ha ragione: questa inquietudine parla di noi e descrive quanto sia fragile il legame fra una persona e le cose che possiede.
Per questo chi scrive odia gli oggetti. E fatemi un favore, non comprate le mie valigie perdute. Sareste molto delusi dal loro contenuto.