Inspiring Words. 6-12 aprile

aprile

Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dal 6 aprile, “Positivo”, al 12 aprile, “Trasformazione”.

 

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6 aprile, “Positivo”

di Eleonora Saladino, Psicologa positiva e docente di Neuroselling presso l’Academy di AINEM

Le parole creano ponti o muri. La parola POSITIVO è una delle più “cariche” a livello emotivo e delle più ambigue a livello cognitivo. Possiede una doppia carica ambivalente che la rende speciale ed ha anche un corrispettivo neuronale specifico. Una cosa positiva è buona, bella, fa bene. Una persona positiva è di solito una persona allegra, solare, ottimista. A livello neurofisiologico ci sono ricerche che mostrano come il concetto di “positivo” sia associato all’azione di “tirare/avvicinare” a sé, mentre il concetto di “negativo” sia associato all’azione di “spingere/allontanare”. In questi casi la parola “positivo” crea dei ponti solidi, stabili e… positivi. Inoltre, essere positivi a livello di carattere, si sta dimostrando un valore aggiunto inestimabile, a livello organizzativo per l’aumento di significativi risultati e a livello personale come fattore di protezione per la propria salute fisica e mentale. In campo medico è l’opposto. Il positivo crea muri, timori e dolore. Se un esame risulta positivo allora l’esito è negativo. Se il risultato è negativo allora va tutto bene. Essere sottoposti ad un tampone e risultare “positivi” oggi ha delle conseguenze concrete che impattano sulla nostra libertà individuale. Un falso positivo è una brutta cosa perché ti dicono che stai male anche quando non sei malato e un falso negativo è una brutta cosa lo stesso perché non stai bene ma non lo sai. Ed ecco che, oggi più che mai, fatichiamo a comprendere, il significato, il valore e la valenza della parola “positivo”. Cosa possiamo fare? Essere innanzitutto consapevoli dell’utilizzo delle parole e del loro contesto, conoscere le trappole di pensiero che ci portano a fare associazioni immediate e poco ragionate, e fare molta attenzione al contesto del discorso in modo da poter trarre conclusioni corrette. Essere positivi, ottimisti e pieni di speranza guardando al futuro con un positivo realismo. 3 collegamenti: #consapevolezza, #bias cognitivi, #framing

Libro consigliato: Io non penso positivo. Come realizzare i tuoi desideri | di Gabriele Oettingen| Edizioni Tlon | 2017

 

Inspiring Words. 6-12 aprile

7 aprile, “Confine”

di Giuseppe Melis – Docente all’Università di Cagliari e coordinatore Dipartimento Marketing Turistico di AINEM

La storia dal dopoguerra ha visto l’abbattimento dei confini tra Stati e abitudini di consumo. Ora Covid-19 ci costringe a fare di nuovo i conti con il concetto di confine, quale limite alle nostre libertà individuali e alle nostre connessioni sociali. Anche gli Stati stanno ricostruendo confini che sembravano fossero stati abbattuti per sempre. Ma cosa è il confine? Il confine nasce dalle nostre decisioni e da come lo facciamo operare. Svolge una funzione che può avere una triplice natura:

  • distinzione, permette ad una persona e impresa di marcare la propria identità; sul piano sanitario, questa natura si manifesta oggi come distanza sociale,
  • comunicazione, grazie al confine, stiamo diventando più bravi ad utilizzare strumenti digitali per connetterci e comunicare in modo empatico e funzionale con i nostri parenti, amici e colleghi distanti,
  • filtro, ci consente di vagliare la mole di notizie distinguendo quelle false e ansiogene da quelle utili e capaci di indurci speranza e voglia di rinascere.

Quali spunti utili e responsabili possiamo ricavare dalle esperienze che il confine ci propone in questi giorni? 4 collegamenti: #limite, #distanzasociale, #connessioni, #responsabilità

Libro consigliato: Tagliagambe, S., Epistemologia del confine, Cuec, Cagliari, 1997

 

Inspiring Words. 6-12 aprile

8 aprile, “Quarantena”

di Michele Rocchetta – Responsabile Ricerca Sylla srl Partner AINEM

A cento anni dall’ultima pandemia vissuta in Europa, la quarantena entra nelle nostre vite. Quarantena può evocare romanzi di Salgari o Pérez-Reverte o l’epidemia di Ebola in Africa occidentale. Comunque qualcosa di lontano nel tempo o nello spazio. Chi l’avrebbe immaginata, oggi? Invece, eccola: chiusi in casa in attesa di notizie, indicazioni, comunicati.

Dall’epidemia di Spagnola l’Europa non ha avuto bisogno di ricorrere alla quarantena, che è tornata attuale per dare tempo alla Scienza di trovare rimedi.

Uno studio del Dip. di psicologia medica del King’s College indica che lunghi periodi di isolamento portino a diversi disturbi (depressione, irritabilità, insonnia e stress post-traumatico). Molti i quesiti, per es.: è giustificabile la forte limitazione alle libertà individuali con il diritto collettivo alla salute? Quale l’impatto dei disturbi evidenziati dallo studio inglese? Nasceranno nuovi modelli relazionali e di lavoro? Quale valore prenderà il tempo? Le pratiche di e learning apriranno le porte a una stabile formazione a distanza? Tre collegamenti: #serenità, #resilienza, #speranza

Fonti consigliate: www.kcl.ac.uk/news/quarantine-can-have-long-lasting-psychological-impacts-lessons-learnt-from-previous-outbreaks

 

Inspiring Words. 6-12 aprile

9 aprile, “Sacrificio”

di Mariano Diotto, Preside dell’università IUSVE e Coordinatore AINEM Dipartimento NeuroBranding

 La parola sacrificio oggi vuol dire compiere uno sforzo, rinunciare a qualcosa in vista di un fine più grande. Ma la parola deriva dal latino sacer + facere cioè rendere sacro.

In questi giorni stiamo sperimentando proprio la rinuncia alla nostra libertà per un bene maggiore che è la salute e la vita di chi mi sta accanto o magari anche di chi non conosco. Ci sforziamo di ricreare relazioni che magari avevamo perso, ma non dimentichiamo anche di rendere sacro questo tempo che vuol dire donare e fare comunità. Donarsi agli altri significa creare alterità, vuol dire accettare che l’altro è diverso da me. In questi giorni i giornali stanno descrivendo tanti gesti di sacrificio di persone che donano anche la loro vita. Quale dono più grande può esserci. Lo faresti anche tu?

Ci sono anche piccoli gesti che stanno costruendo comunità. Prima nei palazzi magari neanche ci si salutava, oggi ci si preoccupa di chi vive nella porta accanto perché è partecipe con me dello stesso destino. Da questi mesi usciremo con una nuova identità, con un nuovo modo di relazionarci, con un rinnovato impegno verso l’Altro e verso la società.

C’è l’urgenza della costruzione di una comunità umana fondata sul sacrificio, magari anche delle proprie idee, perché è più importante l’ascolto e sull’apertura all’Altro.

Libro consigliato: L’espulsione dell’Altro di Byung-Chul Han

 

Inspiring Words. 6-12 aprile

10 aprile, “Compassione”

di Fabrizio Bellavista – Esperto in Digital Transformation e coordinatore AINEM dipartimento Sharing Economy

Il riappropriarci dei significati profondi di un termine risulta un’operazione salvifica nei momenti di emergenza. Parto con la percezione comune del termine “compassione” che ha in sé una duplice interpretazione: quella vicina alla pietà e che ha avuto uno sviluppo erudito/cristiano e quella popolare confacente con il disprezzo. Ma le radici di questo termine davvero portano a ciò? Nel Dizionario Treccani il termine compassióne viene dal latino tardo compassio-onis, derivazione di compăti «compatire», per calco del greco συμπάϑεια-sym patheia. Per esempio, i sofisti sostenevano che il sentimento della compassione potesse essere suscitato nelle persone che assistevano ai loro discorsi.

Dunque, andando alle radici, il significato si arricchisce, si apre, alleviando il vuoto contemporaneo che soffriamo maggiormente nei momenti di emergenza: la parola ha un rapporto con le sue radici come la moneta lo aveva con l’oro in giacenza che ne garantiva il valore. D’altro canto, spostandoci in oriente, ci viene offerta la ricetta del Dalai Lama: “La compassione ci dà una forza interiore e una fiducia in noi stessi che ci permettono di ridurre le nostre paure e restare calmi”.

3 collegamenti: #radici, #intelligenzaemotiva, #felicità

Libro consigliato: “Le emozioniche fanno guarire”, Mondadori, Dalai Lama e Daniel Goleman.

 

Inspiring Words. 6-12 aprile

11 aprile, “Attesa”

di Alfonso Brunetti, Direttore di Ricerca di Sylla srl Partner AINEM

Oggi è il giorno dell’attesa. Per la #speranza, quella collegata alla fede, quella della Resurrezione di Pasqua, occorre aspettare un altro giorno. Ma l’attesa per un #futuro migliore? Per quanto tempo ancora? I sociologi del post-modernismo (Francois Lyotard 1979, Achille Ardigò, 1999) ci spiegano come sembra essere finito il tempo delle “grandi attese”. Gli ideali che hanno mosso intere società verso obiettivi carichi di promesse, di giustizia, di benessere (l’uguaglianza, la pace, la sconfitta della povertà, la ricostruzione del dopoguerra, il boom economico…) ci dicono essere superati dalle “piccole attese”. Non da disprezzare. Sono anch’esse motivo di vita: il raggiungimento del successo, la sicurezza economica, la conquista di un affetto. Ora, la sfida è il rimedio al contagio, il superamento della paura nei confronti del coronavirus. In quale contesto lo inseriamo? È una grande o piccola attesa? Certamente è una “buona attesa”. L’attesa di un futuro migliore. Vedremo se la sociologia lo classificherà nel post-modernismo delle “grandi narrazioni” oppure se, tutti insieme, dovremo coniare un nuovo termine. Iniziamo a confrontarci? Collegamenti: #fiducia, #guarigione, #felicità

Il libro, anzi due: Francois Lyotard, La condizione post-moderna, Feltrinelli, 1979

Costantino Cipolla, Roberto Cipriani, Michele Colasanto, Lucio d’Alessandro – Achille Ardigò e la sociologia – Franco Angeli, 2010

 

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12 aprile, “Trasformazione”

di Caterina Garofalo, Presidente AINEM – Ass. Italiana Neuromarketing

Nulla sarà come prima, si continua a dire in questi giorni di pandemia. Quanto e come ci avrà trasformato questa imprevista condizione “embedded”, lo scopriremo solo nel “day after”. Ma nel frattempo siamo tutti testimoni di come si sono già trasformate le nostre vite, da ritmi frenetici ad un non-tempo, sospeso nell’attesa, scandito da rituali completamente diversi in questo eterno presente. Abbiamo dovuto trasformare le nostre abitudini, i nostri comportamenti, adeguarci a lavorare in modalità “smart” e “remote”, cercando di gestire gli spazi casalinghi con eventuali co-abitanti. Ma soprattutto vediamo trasformare giorno dopo giorno i nostri pensieri e i nostri valori. Non possiamo rimanere gli stessi di prima difronte a questo momento storico, sia in termini personali che sociali, sia politici che economici. Credo che questo evento catastrofico ci stia ponendo davanti domande e dinamiche che non possono più essere eluse. Serve una trasformazione integrale che parta dalle singole persone, dai loro valori e principi, per arrivare ai modelli economici basati sul consumo e profitto ma non certo sulla persona, fino alla società che nonostante sia sempre più liquida ha in realtà bisogno di ancoraggi profondi e fari che segnino la rotta, per finire alla politica che non è in grado oggi di governare il bene comune in situazioni di crisi come questa e delega ad esperti e commissioni decisioni sul nostro futuro. Oggi si festeggia la Pasqua, parola il cui significato deriva dall’ebraico “passaggio”. Passare da una condizione ad un’altra, come gli ebrei dopo il deserto finalmente la fine dell’esilio, la libertà dopo la schiavitù, indica una trasformazione profonda dell’essere. E i cristiani cattolici oggi testimoniamo nella fede una delle più grandi trasformazioni che la storia ricordi: la Risurrezione, il ritorno dalla morte alla vita, di Gesù di Nazareth detto il Cristo. La sua storia poteva finire con la morte, atroce in croce, e nella tomba sigillata. Ed invece no, la pietra è rotolata, il sepolcro è vuoto. Da qui parte la storia del cristianesimo. Da oggi possiamo far ripartire la nostra storia personale, facendo rotolare la pietra dai sepolcri delle nostre coscienze. Abbiamo l’occasione da subito di poter cambiare noi stessi, e lo spicchio di mondo che ci circonda. Affrontiamo insieme una nuova ricerca di senso, che ci porti a costruire un futuro migliore, una umanità liberata. Il sepolcro è vuoto. Non cerchiamo tra i morti chi è vivo. Buona Pasqua, buona trasformazione. Libro: Mindsight. La nuova scienze della trasformazione personale. Di Daniel J. Siegel (2010)