Inspiring Words. 4 – 10 maggio

maggio

Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dal 4 maggio, “Sorridere”, al 10 maggio, “Community”.

 

maggio

4 maggio, “Sorridere”

di Diego Parassole – Comico e Formatore, AINEM Ambassador

Sorridere all’epoca del coronavirus: una riflessione mica da ridere.

Una testimonianza che credo sia utile per tutti coloro che in questo momento, per motivi diversi, fanno fatica a ridere, sorridere e apprezzare “il bello”, è quella di Victor Frankl, lo psicologo che ha dato vita alla logoterapia: “Arte nel campo di concentramento: è mai possibile? Dipende certo da ciò che si intende per arte. Di tanto in tanto vi furono, comunque, persino dei cabaret improvvisati… Si sgombra una baracca, si accostano alcune panche di legno e si costruisce un programma. Alla sera, giungono quelli che nel lager hanno avuto abbastanza fortuna (…) vengono per ridere un poco, o per piangere; in ogni caso per dimenticare un poco. Qualcuno canta un paio di canzoni, qualcuno recita delle poesie, qualcuno fa dello spirito sulla visita del lager, anche con intenti satirici. Tutto ciò deve servire per dimenticare. E in realtà aiuta moltissimo. Anzi, aiuta tanto che alcuni prigionieri (…) si recano al cabaret del lager nonostante le fatiche del giorno e accettano persino di perdere così la loro razione di minestra”.

Noi per fortuna, anche se “reclusi in casa”, la minestra ce l’abbiamo. Non scordiamoci di sorridere. E di gustarci la bellezza che la vita ci riserva. Quante volte hai sorriso oggi?

Libro: Uno psicologo nei lager di Victor E. Frankl Ed. Ares

 

 

Inspiring Words. 4 - 10 maggio

5 maggio, “Crisi economica”

di Mariano Bella – Direttore Ufficio Studi Confcommercio-Imprese per l’Italia

Non è andato tutto bene. E l’economia andrà peggio, prima di migliorare. La crisi spaventa, evoca immagini di povertà, la genera davvero. Nel 2012, con una caduta dei consumi metà dell’attuale, il numero di poveri aumentò di 900mila unità. La crisi vanifica gli sforzi compiuti nel passato per migliorare la nostra condizione: il prodotto è perso, ma parte del reddito lo prendiamo a prestito dalle generazioni future con il debito pubblico. Contiamo che capiranno.

Nel frattempo si reagisce: nel nostro intimo c’è qualcosa che scaccia la paura se riusciamo ad ascoltarlo. È la voglia di rinascita, di conquista, una caratteristica che il benessere dato per scontato anestetizza. L’ostacolo va superato, non c’è altra scelta.

Come fare? Attingendo all’immaginazione, alla creatività. Vale per tutti, ma specialmente per gli imprenditori. Dipende da ciascuno di noi, ma soprattutto da loro. Imprenditori antidoto alla crisi. La politica e le istituzioni devono coinvolgerci in un credibile progetto collettivo che renda coerenti gli obiettivi di sanità e sicurezza con quelli di una robusta ripresa. Non possiamo aspettare altri dieci anni per riprenderci quanto perso: la storia economica italiana non può essere una storia di crisi intervallate da lamentazioni e riforme incompiute.

Breve lettura consigliata: L’uscita dalla crisi del debito sovrano: politiche nazionali, riforme europee, politica monetaria – Lectio Magistralis, Ignazio Visco, Pavia, 25 marzo 2014.

 

 

maggio

6 maggio, “Fiducia”

di Caterina Garofalo – Presidente AINEM e docente allo IUSTO

Di chi possiamo fidarci? Dall’inizio della Fase 2 ho in mente questa domanda che è anche il titolo di un libro di Rachel Botsman edito da Hoepli nel 2017. L’esperta sulla convergenza tra fiducia e tecnologia, sostiene che siamo nel pieno della terza e più grande rivoluzione della fiducia nella storia dell’umanità.

La prima era quella “locale”, quando vivevamo in piccole comunità dove tutti si conoscevano tra loro. La seconda quella “istituzionale”, attraverso l’intermediazione che in chiave economica passava attraverso una varietà di contratti, tribunali, brand, gettando le fondamenta per una società industriale organizzata. E ora siamo nella terza epoca, ancora agli albori, quella della fiducia distribuita.

È interessante questa evoluzione della fiducia che non vede la completa scomparsa delle altre ma un cambio di paradigma sì. Perché mentre prima la fiducia correva dal basso in l’alto, verso enti regolatori e arbitri, autorità ed esperti, custodi e vigilanti, oggi la dimensione si è spostata in orizzontale, verso altri esseri umani e sempre più verso algoritmi e IA.

Nelle prossime settimane toccheremo con mano se “la nostra fiducia sarà ben distribuita” verso gli esseri umani più prossimi nelle nostre città, nei posti di lavoro, così come verso app e tools digitali di controllo.

 

 

Inspiring Words. 4 - 10 maggio

7 maggio, “Segnali deboli”

di Francesco Gallucci – Vicepresidente AINEM e docente al Politecnico di Milano

Shock culturale. Tra le tante definizioni delle turbolenze emotive che stiamo sperimentando in queste settimane ve n’è una che sembra essere particolarmente calzante. È lo shock culturale, due parole che descrivono ansia e smarrimento di fronte ai cambiamenti improvvisi e imposti cui siamo soggetti.

Il termine descrive addirittura una patologia tipica dei grandi viaggiatori: è stato l’antropologo Kalervo Oberg ad accorgersi nel 1954 dei cambiamenti negativi che avvenivano nei viaggiatori costretti a sottostare a nuovi usi e costumi. Forse la teoria di Oberg può spiegare la nostra condizione di “viaggiatori verso la nuova normalità”, vediamo se funziona: lo shock culturale sopraggiunge quando ci sentiamo sopraffatti dall’ansia per la perdita dei comuni punti di riferimento riguardanti le relazioni interpersonali, la sfera comunicativa, gli atteggiamenti e i comportamenti.

Quali i sintomi? Paura di sporcarsi, eccessive preoccupazioni sul cibo, paura del contatto fisico e stanchezza mentale. Lo shock culturale si manifesta poi come rigetto della “nuova normalità”, seguito da una fase di regressione e forte nostalgia in cui diamo un valore spropositato al luogo di origine (vecchia normalità) del quale ricordiamo solo le situazioni piacevoli.

Libro consigliato: Paolo Giordano – Nel contagio, Einaudi

 

 

Inspiring Words. 4 - 10 maggio

8 maggio, “Distanza sociale”

di Francesco Morace – Sociologo e Presidente di Future Concept Lab

La giusta distanza. Parlando di distanza sociale mi viene naturale una riflessione: oggi possiamo imparare la giusta distanza. I bravi fotografi la imparano presto: la distanza ideale per far respirare i soggetti che ci piacciono. Non è la distanza di un selfie, che deforma i visi e i sorrisi. Non è la distanza del troppo vicino. È quella distanza che – facendo un passo indietro – ci permette di inquadrare la realtà, per meglio metterla a fuoco.

La giusta distanza che è prossimità e non promiscuità. La giusta distanza dalle cose, che diventano utili quando impariamo a maneggiarle con cura, con gesti misurati da artigiano. La giusta distanza dalle informazioni, che per trasformarsi in conoscenza, richiedono riflessione e confronto. La giusta distanza dal digitale che rischia di diventare un gorgo in cui precipitiamo, invece di essere un pozzo da cui estrarre secchiate di meraviglia. La giusta distanza da noi stessi, da ego ipertrofici che hanno rischiato di portarci alla rovina.

I progettisti avranno finalmente l’opportunità di fare ciò che sognano da sempre: chiudere gli occhi, immaginare il mondo e la sua giusta distanza. Potremo così rispondere al distanziamento sociale con l’avvicinamento psichico della reciprocità, che ci porta a vivere, finalmente, in una comunità di destino.

 

 

Inspiring Words. 4 - 10 maggio

9 maggio, “Social listening”

di Stefano Civiero – Neuromarketing & User-testing Manager di NeuroWebDesign, Docente all’AINEM Neuromarketing International Summer Camp

Per social listening si intende il processo di monitoraggio delle conversazioni in rete al fine di intercettare e analizzare i comportamenti delle persone per elaborare strategie.

Ho avuto modo in questo periodo di ascoltare virtualmente le considerazioni di molte persone che si sono espresse sul tema Coronavirus e sono giunto a qualche spunto cognitivo-emozionale interessante. Innanzitutto, l’effetto Dunning-Kruger spopola. Molti sopravvalutano le proprie competenze sul tema proprio perché non ne hanno a sufficienza per auto-valutarsi. Nascono quindi virologi e politici un po’ ovunque. L’effetto fraiming funziona. Non so se consapevolmente o meno ma l’informazione spesso viene trasmessa per distorcere la realtà, donandole un giudizio per lo più negativo che va ad influenzare irrazionalmente chi la riceve. Infine, l’effetto alone: a livello comunicativo viviamo in una cupola di negatività che difficilmente fa intravedere la luce in fondo al tunnel.

Cosa possiamo fare quindi? Siamo macchine emozionali che pensano; accendiamo la nostra parte razionale e non facciamoci trasportare esclusivamente dall’onda emozionale (negativa) del periodo. La luce in fondo al tunnel c’è; non ragioniamo sui problemi, ragioniamo sulle soluzioni.

Libro consigliato per iniziare a comunicare al meglio: Il codice segreto del linguaggio (2019) di Paolo Borzachiello.

 

 

maggio

10 maggio, “Respiro”

di Petra Invernizzi – Digital Marketing Specialist e Coordinatrice di NEURONET la Community di AINEM

Dibattiti, condivisioni e scambi di messaggi all’interno delle Community online rappresentano oggi un nuovo modello di partecipazione e di aggregazione sociale. Comunicare, creare relazioni sociali e appartenere ad un gruppo sono necessità che fanno parte della natura e dell’identità dell’essere umano.

A livello cognitivo, siamo attratti dalle emozioni che questi contesti riescono a suscitare in noi nel condividere interessi, passioni e – perché no – anche paura e incertezza. Perché non esistono emozioni più forti di quelle che si scatenano di fronte alla minaccia di un nemico comune da combattere insieme. Di fronte al nemico, infatti, il senso di appartenenza si rafforza e si solidifica.

Lo abbiamo visto in questi ultimi mesi, caratterizzati dalla presenza nelle nostre vite del covid-19: un nemico invisibile, sconosciuto, spietato. In questo difficile momento all’insegna della paura, dell’isolamento e del distanziamento fisico, le Community hanno giocato un ruolo fondamentale, diventando spesso il nostro principale punto di riferimento e di aggiornamento, nel bene e nel male.

In attesa quindi di sconfiggere il covid-19, tutt’altro che virtuale, e di tornare alla normalità, ben vengano le Community. Ma solo quelle costruttive. Quelle basate sulla solidarietà umana, su una corretta informazione e sulla diffusione di conoscenza. Perché anche le informazioni e le conoscenze, come afferma Malcolm Galdwell, “si diffondono come virus sociali e sono in grado di scatenare epidemie ad alto contenuto emotivo”.