Festival delle Geografie 2020. Per la prima volta in streaming

Geografie

Dal 29 al 31 maggio avrà luogo la quarta edizione del Festival delle Geografie, l’evento a tema geografico ideato e organizzato dall’Associazione di Promozione Sociale Officine del Levante in collaborazione con TAM TAM – Tutta un’altra musica, e di cui MEMO è media partner. La novità di quest’anno è che, per la prima volta, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza per il contenimento dell’emergenza Covid-19, l’evento si svolgerà in streaming.
Pur nella consapevolezza che non sarà lo stesso Festival di sempre, dato che mancherà l’attrattiva di promozione turistica della città di Levanto, dove si sono svolte le edizioni precedenti, la scelta di trasferirlo in rete rappresenta un segnale importante per la riapertura della stagione degli eventi culturali in Liguria. Grazie alla disponibilità dei relatori, che hanno calibrato i propri interventi alla trasmissione online, gli organizzatori sono poi riusciti a mantenere lo stesso programma pensato prima dell’emergenza sanitaria, con un paio di aggiunte. Si parlerà di geopolitica, confini, scienza, fumetti, turismi nuovi, riabitare, ripartire intelligentemente e, ovviamente, tanta geografia.
Lo svolgimento fisico sarà nella sala del Consiglio comunale di Levanto, gentilmente messa a disposizione, con la presenza di un operatore e del moderatore, in collegamento streaming con ciascun relatore. Ogni intervento sarà trasmesso in diretta Facebook sulla pagina del Festival delle Geografie, con la possibilità di fare domande e ricevere risposte, registrato e caricato successivamente su YouTube. Per i dettagli del programma e le modalità di partecipazione, basta consultare la pagina Facebook del Festival.
Da oggi e per i tre giorni dell’evento, MEMO pubblica gli abstract degli interventi dei relatori, divisi per giornata. Si comincia con quelli di venerdì 29.

 

GeografieLA NOSTRA AMICA GEOGRAFIA
di Riccardo Canesi
Docente di Geografia presso l’I.I.S. “Domenico Zaccagna” di Carrara, Presidente di SOS Geografia

L’educazione geografica fornisce gli elementi chiave essenziali, necessari per conoscere e comprendere il mondo. L’uso dell’informazione geografica è strategico per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Tutti i cittadini hanno bisogno di sapere come utilizzare queste conoscenze. L’educazione geografica fornisce soluzioni concrete. Per esempio, un appropriato uso dei dati geospaziali e delle tecnologie aiuta: ad analizzare concretamente i problemi del mondo reale; a condurre ricerche con differenti livelli di complessità; a trovare alternative sostenibili; a sviluppare idee creative.
La seconda potenza manifatturiera e agro-alimentare d’Europa, la quinta potenza turistica mondiale, il Paese con il più alto numero di siti Unesco, il decimo esportatore nel mondo non può permettersi il lusso di non offrire ai propri giovani un’adeguata e strategica cultura geografica.
Le conseguenze sarebbero, e sono, molto gravi: una classe dirigente meno preparata e competitiva nel panorama mondiale; dei giovani, e quindi una cittadinanza futura, senza un’idonea cultura geografica e ambientale, fondamentali in un epoca di cambiamenti climatici e compromissioni ambientali; una cittadinanza all’oscuro dei più elementari fatti e rapporti economici relativi al sistema-Paese e alle relazioni con il resto del mondo.
Dalla marginalità in cui l’insegnamento geografico è relegato, risulta evidente come il sistema di istruzione italiano rischi di perdere un sapere storicamente ed essenzialmente parte della “cultura generale” che la scuola è tenuta a fornire, con grave danno per i cittadini in formazione, ma soprattutto per la società tutta che di questa formazione deve beneficiare.
L’insegnamento della Geografia e l’educazione geografica dovranno essere al centro del Green Deal italiano, oltre che europeo, se non vogliamo crescere giovani incapaci di conoscere, interpretare e difendere il mondo in cui vivranno.

 

GeografieIL MUSEO DI GEOGRAFIA DI PADOVA
di Giovanni Donadelli
Curatore del Museo di Geografia – Università di Padova

Il 3 dicembre 2019 l’Università di Padova ha inaugurato il primo Museo di Geografia d’Italia. È il risultato di 8 anni di lavoro e di un’idea: valorizzazione l’eredità lasciata da geografi e geografe in oltre 140 anni di ricerca e didattica in una delle sedi universitarie più importanti d’Italia per rilanciare la geografia quale sapere cruciale per il futuro.
L’intervento ha l’obiettivo di presentare il progetto museale a partire dal racconto della sua genesi e del suo processo di costituzione. Verranno presentate inoltre le iniziative che il Museo ha messo in essere in questi anni, alcune riflessioni sui primi mesi di attività e le prospettive future del progetto.

 

Festival delle Geografie 2020. Per la prima volta in streamingFILO DA TORCERE PER I TERRAPIATTISTI
di Sergio Giudici
Docente di Fisica presso l’Università di Pisa

Ci sono più terrapiattisti oggi che non al tempo dei greci e dei romani.
L’imperatore Adriano, ritratto nella colossale statua conservata all’Hermitage, regge in mano una sfera che rappresenta il mondo e la stessa sfericità la troviamo nei versi di Dante e in molti altri pensatori medievali.
Da dove viene dunque l’idea che il mondo sia “piatto”? E, soprattutto, perché questa idea sta riafforando come bufala scientifica tinta di complottismo?

 

Festival delle Geografie 2020. Per la prima volta in streamingFUMETTI E POTERE: NUVOLE DI GEOPOLITICA
di Andrea Silvestri
Diplomatico ed esperto di Geopolitica, autore del libro Fumetti e potere. Eroi e supereroi come strumento geopolitico

Come ogni tipica manifestazione di Pop Art, anche i fumetti sono lo specchio delle società e del contesto politico in cui vengono realizzati.
Nel corso degli anni il fumetto si è dimostrato adatto a esprimere anche un messaggio geopolitico, connesso a una visione di sé e degli “altri”. Per tale motivo, i comics sono stati storicamente utilizzati come strumenti di propaganda sia da parte dei Governi che dei movimenti di opposizione, contribuendo all’affermazione della “ideologia” dominante. All’esterno, poi, i fumetti possono veicolare valori e immagini del Paese di origine rappresentando, quindi, una forma di soft power al pari della cinematografia hollywoodiana.
Questo saggio si concentra sulle industrie principali del fumetto e sui loro prodotti mainstream e tendenzialmente seriali (comic book supereroistici negli Stati Uniti, albi cartonati di grande formato nell’area franco-belga, manga in Giappone, tascabili e “bonelliani” in Italia), riservando attenzione pure alle altre tradizioni produttive e al fenomeno ormai globalizzato del graphic novel, che offre interessanti finestre conoscitive su altri Paesi e realtà.
L’esperienza dell’autore in fatto di politiche internazionali ha sicuramente permesso a questo volume di avere dalla sua un approfondimento ulteriore sotto questo aspetto: Silvestri infatti è un diplomatico di carriera, che si è occupato per anni di relazioni con l’Unione Europea, cooperazione allo sviluppo, questioni giuridiche consolari, affari economici e commerciali, lavorando a Roma, Abidjan, Parigi e Bruxelles.
Questo volume diventa pertanto un vero e proprio viaggio attraverso le scuole principali del fumetto (Stati Uniti, area franco-belga, Giappone, Italia e resto del mondo) e i loro personaggi (da Asterix agli Avengers e Superman, da Astroboy e Goku fino ad arrivare a Dylan Dog e agli altri protagonisti dei fumetti della Bonelli), tra supereroi e antieroi, per esplorare la Nona Arte sotto i prismi dell’analisi geopolitica.

 

Festival delle Geografie 2020. Per la prima volta in streamingEFFETTI DEL CLIMA SULLA GEOGRAFIA
di Mario Tozzi
Primo ricercatore CNR e Divulgatore scientifico

Con Mario Tozzi si può fare il giro del mondo e della geografia, in tutte le sue innumerevoli sfaccettature.
La Terra intera il suo campo, le mappe una delle sue passioni, l’uomo e i suoi segni sul globo una delle sue specialità.
E le evoluzioni/involuzioni dell’ambiente una delle sue competenze.

 

GeografieGEOGRAFIE INVISIBILI: IMMAGINI PER UN RACCONTO
di Monika Bulaj
Fotografa, reporter, documentarista

Questo lavoro è cambiato negli anni. All’inizio documentavo le piccole e le grandi religioni nelle ombre delle guerre antiche e recenti.
Ad un certo punto sono state le mie immagini a cercarmi, a parlare da sole, raccontando delle preghiere e dei sogni, dell’acqua e del fuoco, della memoria, del teatro della festa dei morti, della via dei canti. Ora quello che faccio è una cosa semplice, quasi infantile: raccolgo schegge di un grande specchio rotto, miliardi di schegge, frammenti incoerenti, pezzi, atomi, forse mattoni della torre di Babele…
Forse solo questo può fare il fotografo: raccogliere tessere di un mosaico che non sarà mai completo, metterle nell’ordine che gli sembra giusto, o forse solo possibile, sognando, quell’immagine intera del mondo che magari da qualche parte c’è, o forse c’era e s’è perduta, come la lingua di Adamo.