L’Italia che saprà fare l’Italia

saper fare italiano

Il Covid-19 ha imposto e imporrà nei prossimi mesi una modifica allo stile di vita di tutto il mondo almeno fino a quando l’emergenza sanitaria non sarà del tutto passata. Di sicuro ci vorranno mesi, non settimane. Ma ciò rappresenta anche una grande opportunità per il nostro paese perché uno degli effetti che il lockdown ha portato con sé è stato il rivalutare il tempo, gli spazi e la qualità della vita. Una occasione per mettere il nostro paese in vetrina nel mondo ma anche per riscoprirsi un po’ più italiani attraverso le eccellenze del nostro paese che racchiude in sé tanti genii loci.

Sono le tradizioni, la bellezza, l’identità e l’artigianato che rendono l’Italia, e di conseguenza i suoi prodotti, dall’agroalimentare alla manifattura passando per le automobili e la meccanica, un esempio di eccellenza nel mondo. Tutto ciò è racchiuso nel saper fare italiano, concetto che va oltre al made in Italy/fatto in Italia. Perché ciò che differenza i prodotti italiani nel mondo è bellezza rinascimentale a cui sono ispirati e la millenaria cultura da cui sono plasmati.

Proviamo a fare un viaggio nello stivale attraverso le eccellenze del saper fare italiano, da Predoi a Otranto. Nell’agroindustria il saper fare italiano nel mondo è riconosciuto e apprezzato non solo per i prodotti (dai salumi alla pasta) ma anche e soprattutto per le aziende che ne sono le migliori interpreti nel mondo. Un esempio poco noto: Il primo trattore al mondo con quattro ruote motrici fu inventato dalla Same di Treviglio (Bg)

Il saper fare italiano è anche l’eredità di conoscenza e di invenzioni. Siamo stati pionieri nel gelato, sia artigianale (in particolare dei primi gelatai bellunesi della Val di Zoldo e di Cadore) sia industriale (con l’azienda Carpigiani). E abbiamo portato lo stile italiano nel mondo con la moda e le auto.

Non è un caso se uno dei treni più eleganti al mondo, il Settebello, sia nato in Italia. E come non poteva esserlo se a firmarlo furono Giulio Minoletti e Gio Ponti. Il saper fare italiano è trasformare un oggetto comune in un oggetto iconico. Chi non conosce al mondo la Moka? La caffettiera inventata da Alfonso Bialetti in una piccola cittadina sull’estremità del lago D’Orta: Omegna. C’è qualcosa di unico in tutte queste storie, un filo rosso che lega l’eccellenza ai territori. Sapete che altre ditte sono nate a Omegna? La Alessi, la Lagostina e la Girmi. Ecco in quel piccolo distretto, al confine tra Italia e Svizzera, un tempo c’era il principale distretto italiano di caffettiere, pentole ed elettrodomestici. Oggi la Alessi è ancora protagonista a livello mondiale nel suo settore.

L’Italia del suo saper fare nasce nei distretti, in quelle zone in cui il genius loci si esprime a dei livelli unici al mondo. Sono davvero tanti, ognuno con qualche specificità che lo rende unico al mondo.

Si può citare la Motor Valley dell’Emilia Romagna con Ferrari, Lamborghini, Maserati e Ducati. Oppure la nautica, che si concentra principalmente in un lembo di terra tra La Spezia e Viareggio. Poco più di un megayacht su 3 in costruzione nel 2019 era in cantieri italiani.

E si potrebbe continuare per pagine intere a citare esempi in tutti i campi: da quelli più noti ad eccellenze meno conosciute. Un altro esempio poco noto: L’azienda leader al mondo nel settore dei macchinari per il confezionamento di tè e tisane è italiana. La Ima di Bologna.

L’Italia insomma fa della sua eccellenza, della tradizione e della bellezza i propri punti di forza e quale miglior espressione per sintetizzarli se non il saper fare italiano?