“VIETATO VIETARE”: DA GRIDO DI LIBERTÀ A CAUSA DI NUOVI SCHIAVISMI

futuro

Una sfera di cristallo che rotola, sempre più velocemente, lungo un piano inclinato. Questo è il presente. E non si fermerà per il semplice fatto che lo desideriamo. Quanti, poi, lo desiderano davvero? E quanti, tra questi, sono in grado di fare qualcosa?

Sia come sia, è evidente che, se non interveniamo per fermarla o raddrizzare il piano inclinato, la sfera continuerà a rotolare, e finirà col disintegrarsi, schiantandosi sul muro ai piedi del piano.

I frutti dipendono dai semi. E, dato che i semi del presente sono avvelenati, il futuro non potrà che essere velenoso.

COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI

La sfera di cui parlo, tanto bella quanto fragile, è l’Occidente. Il piano inclinato, invece, è lo “stile di vita”, nel quale sguazziamo – nella più totale irresponsabilità – da decenni: consumare senza freni, sprecando senza vergogna, “come se non ci fosse un domani”. E, infatti, il domani non ci sarà. Non come lo desideriamo, almeno. Abbiamo consumato e sprecato così tanto che ci siamo pappati anche lui. Solo due dati sui quali riflettere: il mondo spreca da 60 al 65% dell’energia che produce; ogni anno, buttiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, mentre quasi 1 miliardo di persone muore di fame.

INCAPACI DI COMPASSIONE

Persone delle quali – sia detto per inciso – ci importa assolutamente nulla. Non uno, infatti, in tutto l’Occidente, ha mostrato (mostrato, non praticato) la stessa “compassione” giustamente riservata ai 450mila morti di Covid-19. Compassione nel senso di “sentimento di pietà verso chi è infelice, verso i suoi dolori, le sue disgrazie, i suoi difetti; partecipazione alle sofferenze altrui” (Treccani). Da “cum” (insieme) e “passus”, participio passato di “pati”: “soffrire”, “subire”, “sopportare”. Dunque: “soffrire insieme”.

Senza contare che, se il vaccino per il Covid non esiste ancora, quello per la fame, invece, esiste da migliaia di anni. Si chiama pane. (A Roma, un chilo di pane, costa, in media, quanto una mascherina).

E, intanto, la sfera rotola. Sempre più velocemente e malamente. Il mondo è stato portato “a livelli impressionanti e incontrollati di disuguaglianze di reddito e di concentrazione della ricchezza. Disuguaglianze che generano ovunque crescenti tensioni sociali. In assenza di una forte opzione politica costruttiva con obiettivi egualitari e universali, queste frustrazioni aggravano la crisi delle divisioni nazionalistiche e identitarie che oggi stanno emergendo in tutte le regioni del mondo”. (Thomas Piketty: “Capitale e ideologia”, La Nave di Teseo, maggio 2020).

IL FUTURO? UNA STELLA GIÀ SPENTA

Continuiamo a vedere il futuro e, quindi, a credere che esista ancora, per la stessa ragione per la quale continuiamo a vedere – credendo che esistano ancora – stelle che sono spente ormai da milioni di anni: perché la distanza tra noi e loro è talmente grande che la luce che quelle stelle emanavano prima di spegnersi, sta ancora viaggiando verso di noi.

Vediamo vive, dunque, cose che, in realtà, sono già morte. Tra queste, c’è anche il nostro futuro.

IL SALE SULLA CODA

Come siamo arrivati a questo punto? “Eccessiva finanziarizzazione”,  “globalizzazione gestita male”, “crescente potere dei mercati”. Il trionfo della “teoria economica dell’offerta”, che ha sostituito il pensiero economico keynesiano, concentrandosi “sul modo in cui la deregolamentazione e i tagli fiscali avrebbero ‘liberato’ e incentivato l’economia, incrementando l’offerta di beni e servizi e, in questo modo, spinto verso l’alto i redditi degli individui”. Balle. “L’ideologia di molti conservatori era sbagliata: la loro fiducia quasi religiosa nel potere dei mercati […] non aveva alcuna base teorica né fattuale”. Da qui, “l’economia e la democrazia dell’1 per cento, per l’1 per cento e dall’1 per cento”. (Virgolettati di Joseph Stiglitz: “Popolo, potere e profitti”, Einaudi, 2020). Economia e democrazia che, deliberatamente, tagliano fuori da decisioni e benefici il 99 per cento della popolazione.

Tutto questo, perché il comandamento fondamentale dell’unica fede sopravvissuta al crollo del Muro di Berlino è stato “Vietato vietare”: nessuna regola, nessun limite, nessun contrappeso alla voracità di un mercato che divora qualunque cosa, nell’illusione che si sarebbe auto-regolamentato. Illusione falsa, com’è sempre stato evidente a chiunque possieda almeno due neuroni funzionanti. Falsa ma molto comoda, per tutti quelli che amano fare i tuffi nelle loro fortune come Paperone tra i fantastiliardi che riempiono all’inverosimile il suo deposito.

E in effetti, il mercato ha fatto – e continua a fare – da solo. Nel senso che fa quello che gli pare, facendosi beffe di tutto e tutti. Soprattutto degli ingenui che ancora si illudono di riuscire a mettergli “il sale sulla coda”.

VIETATO VIETARE

Menti raffinatissime hanno fatto proprio lo slogan del “Maggio francese” – il grido con il quale, nel ‘68, la generazione giovane contestava il sistema – e lo hanno trasformato nel principio guida dell’iper-capitalismo, quel “Greed is God” (“God”, non “good”) grazie al quale il sistema ha sterminato tutti i suoi avversari, e regna incontrastato su tutti i poteri della Terra.

DIO E MAMMONA

E, visto che – come ammoniva Gesù (il quale non è stato inchiodato alla croce per caso) – “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”, abbiamo deciso di dichiarare morto il primo per essere, finalmente, liberi di poter adorare la seconda.

LO STERCO DEL DIAVOLO

Lo “sterco del diavolo”, come, tre secoli dopo la crocefissione, Basilio di Cesarea, Padre della Chiesa, definì il denaro. Definizione che, quasi mille anni più tardi, sarebbe stata ripresa da San Francesco, il quale non venne crocifisso soltanto perché papa Innocenzo III fu un politico molto più accorto e scaltro di Pilato e del Sinedrio messi insieme. Un re con poteri superiori a tutti gli altri re (questo erano i papi, fino a 150 anni fa) che capì che un altro martire avrebbe potuto essere fatale alla Chiesa (il suo regno, non quello di Dio), e che il suo abbraccio accogliente si sarebbe, invece, rivelato ben più “mortale”, per il “poverello di Assisi”, di qualsiasi croce. Non ci credete? Andate ad Assisi, guardate che fine ha fatto la Porziuncola e poi ne riparliamo.

I SOLDI SI VEDONO, DIO NO

Tra Dio e “Mammona” (il demone della ricchezza), dunque, abbiamo scelto di adorare “Mammona”. Scelta pragmatica: abbiamo preferito il certo all’incerto. Se non altro, il denaro si vede. E, soprattutto, dà subito ciò che promette. Cash & Carry: paghi e porti a casa.

Chi, tra gli umani, invece ha davvero visto Dio? E – anche ammesso che Dio esista – chi riuscirà a ottenere qui e adesso, e non nel fantomatico aldilà, ciò che Egli promette?

I SOLDI NON FANNO LA FELICITÀ.  LA POVERTÀ SÌ?

Senza contare che migliaia e migliaia di anni di vita su questa Terra ci hanno insegnato che, se è vero che “i soldi non fanno la felicità” è ancora più vero, che non è certo la povertà a farla! Ancora meno oggi, in un mondo diviso tra pochissimi che hanno tutto e, dunque, possono tutto e tantissimi che hanno niente e, dunque, possono niente.

LA DISUGUAGLIANZA? NÉ CASO NÉ SFORTUNA

Da questa adorazione di Mammona è nata una crescita della disuguaglianza – devastante e inarrestabile – che, sia per Stiglitz che per Piketty, è né naturale né casuale né inevitabile. Si tratta, invece, molto più volgarmente e oscenamente, dell’effetto di una volontà precisa, perseguita con rigore scientifico, sin dai tempi nei quali – gli anni Ottanta del secolo scorso – i “taxi” scelti dal potere per farsi portare a destinazione si chiamavano Ronald Reagan e Margaret Thatcher: un attore e una ricercatrice chimica, poi avvocato, perfettamente calati nelle parti scritte per loro. Non esattamente Aldo Moro o Nilde Iotti, dunque. E nemmeno Enrico Berlinguer o Tina Anselmi. D’altra parte, non tutti sono disposti a seguire copioni scritti da altri. E coloro i quali hanno avuto, addirittura, l’ardire di recitare a soggetto, spesso, hanno pagato cara la loro decisione.

PARADISO PER POCHISSIMI, INFERNO PER TANTISSIMI

Qual è questa volontà? Rendere la vita un paradiso per l’1% e un inferno per tutti gli altri, ai quali – ed è questa la ciliegina sulla torta – tocca pagare i costi dell’Eden dei loro aguzzini.

Sono le fiamme dell’inferno degli ultimi, infatti, la fonte di energia (inesauribile in quanto perennemente rinnovabile) che alimenta il paradiso dell’1%.

NON SE NE ESCE

Come se ne esce? Non se ne esce! Smettiamola di chiedercelo e mettiamoci l’anima in pace. Nessuno seguirà le ricette di Stiglitz o Piketty (considerate folli, più che impraticabili) poiché nessuno ha la minima intenzione di fermare la sfera di cristallo né di rimettere orizzontale il piano inclinato. Né quelli che hanno lanciato la sfera né le “classi digerenti” alle quali continuiamo a rivolgerci, nell’illusione che lavorino per togliere dall’inferno noi e non – come, in realtà fanno, fanno – per mantenere in paradiso i loro “datori di lavoro”.

LE PORTE DEL PARADISO NON SI APRIRANNO

Il sistema non si auto-emenderà. Mai. Nessuno degli inquilini del super-attico paradiso, infatti, è tanto folle da pensare di condividere la propria beatitudine. Lo faremmo noi? Quasi sicuramente no. Perché, allora, dovrebbero farlo loro? Il lusso è tale proprio perché esclusivo. Quando smetterà di essere esclusivo, smetterà di essere lusso. Se l’1% aprisse le porte al 99%, finirebbe col ritrovarsi presto all’inferno. Le porte del paradiso, dunque, saranno sempre più sigillate e blindate e sempre meglio presidiate, come già accade nei molti quartieri/fortilizio nei quali si asserragliano i ricchi, temendo le incursioni dei disperati delle favelas di molte megalopoli del pianeta.

SENZA UN “DILUVIO UNIVERSALE” NULLA CAMBIERÀ

Fino a quando la sfera di cristallo non si disintegrerà contro il muro, il paradiso sarà sempre più paradiso e l’inferno sempre più inferno. Forse – ma non è affatto detto – quella disintegrazione provocherà una deflagrazione sociale di portata tale da azzerare tutto e costringere l’umanità a ricominciare da capo. Forse. Se non altro, guadagneremmo il tempo che ci vuole perché le disuguaglianze tornino ai livelli, quasi accettabili, di un tempo. Ma non illudiamoci che cessino e vengano riassorbite. Come scrive Piketty: “Le élite delle diverse società, in tutte le epoche e a tutte le latitudini, tendono, spesso, a descrivere le disuguaglianze come ‘naturali’ […], spiegando che le sperequazioni sociali sono ‘necessarie’, nell’interesse dei più poveri e della società in generale e che, in ogni caso, la loro attuale struttura è la sola concepibile”.

L’esperienza storica dimostra che non è così. Ma, si sa: la Storia non insegna niente a nessuno. Altrimenti non saremmo certo arrivati a questo punto.

LA PACE COSTA. TROPPO.

Diciamoci la verità: settantacinque anni di pace sono un po’ troppi per gli “happy few” del “Greed is God”: per questo scoppiano continuamente piccole guerre ovunque e si festeggiano tsunami, terremoti, devastazioni, carestie e pandemie: grazie a questi “prodigi”, infatti,  “lavoro” e “guadagno” non mancano mai. Fino al prossimo “Diluvio universale”, dunque, gli “ufficiali in comando” (il “potere”, non la “politica”) non modificheranno la “rotta” della sfera di cristallo, e lei continuerà la sua corsa. Soprattutto adesso, che il sistema-Occidente, messo in ginocchio dalla pandemia, pensa soltanto a recuperare  – il più velocemente possibile – i soldi persi. Soldi che, ovviamente, le “classi digerenti” faranno pagare, per l’ennesima volta, ai ceti medio-bassi (costituiti, in gran parte, dagli unici contribuenti certi), i cui esponenti verranno, rapidamente, spinti all’inferno. Il fatto che, in soli due mesi, negli USA più di 36 milioni di persone abbiano perso il lavoro né è una delle prove più evidenti.

VIA LA ZAVORRA

Del resto, come si può far riprendere quota a una mongolfiera, se non si può aumentare l’aria calda che la spinge in alto? Ci si libera della zavorra. Lo stesso hanno sempre fatto, fanno e faranno gli “happy few” che gestiscono il sistema-Occidente. Per mantenersi in “quota” (la ricchezza raggiunta) o continuare a salire, dunque, non faranno altro che buttare giù tutto quello che “appesantisce” la “mongolfiera”. Tutto ciò che costa ma non produce (es. anziani, malati, disabili…) e tutto ciò che produce ma costa troppo (lavoratori tutelati e “sindacalizzati”, donne in gravidanza o giovani madri, che devono occuparsi figli…).

LE NUOVE SCHIAVITÙ

Chi resterà? Due tipologie di neo-schiavi: quelli in carne ed ossa e quelli in plastica e microchip. Fino a quando plastica e microchip non sostituiranno, definitivamente, carne e ossa, il cui costo – per quanto ridotto all’osso – sarà sempre superiore a quello di plastica e microchip. L’idea che le nuove tecnologie non sostituiranno ma integreranno la forza lavoro umana è l’ennesima favoletta.

La Storia dimostra il contrario. Perdonatemi: che stupido: dimenticavo che noi, della Storia, non sappiamo che farcene. La sostituzione è già in atto. Da anni. Decenni, anzi. E presto – più presto di quanto immaginiamo – sarà completa.

 

GODIAMOCI L’HAPPY HOUR!

E noi? Cosa possiamo fare? Assolutamente niente. Non è fantastico! Possiamo, finalmente, goderci l’“happy hour”. In qualunque forma ciascuno preferisca intenderla: da full immersion negli studi su Omero, Dante o Shakespeare a gang-bang del bondage più sfrenato, annaffiate da oceani di super-alcolici e rese ancora più frizzanti da dune di coca. Sbizzarriamoci, dunque. In fondo, la fantasia è l’unica cosa che ci è rimasta. Usiamola, prima che si prendano anche quella.

Permettetemi di salutarvi con una leggerissima modifica all’ultimo verso di una celeberrima quartina:

“Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuole esser lieto, sia,

di doman non c’è [altra] certezza”.