Inspiring Words. 1 – 7 giugno

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Continua il progetto Inspiring Words, realizzato da Ainem (Associazione Italiana Neuromarketing) in collaborazione con AIDA Partners, che racconta l’impatto cognitivo-emozionale delle parole e dei concetti al tempo del Coronavirus. 100 parole con il loro significato cognitivo-emozionale saranno pubblicate giornalmente sui social Ainem. Anche MEMO Grandi Magazzini Culturali partecipa all’iniziativa. Condividiamo le parole della settimana dal 1° giugno, “Memoria”, al 7 giugno, “Omeostasi sociale”.

 

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1° giugno, “Memoria”

di Matteo Salvo – Direttore MindPerformance, Esperto di memoria

Memoria: un emulatore di vita che, con intenzioni, sforzo cosciente e mirato, ricrea condizioni percettive ed emotive e dunque, ricorda.

I nostri muscoli mentali hanno la capacità di smontare e rimontare la logica con cui costruiamo immagini per ricordare operando, in frazioni di secondo, una serie di processi selettivi e analitici.

In questa “era-covid” che stiamo vivendo, nel vortice di immagini, parole, regole da memorizzare in fretta, di vecchie e nuove emozioni da gestire, sono tante le aree cerebrali che attiviamo: dall’ascolto alla comprensione del linguaggio, dalla riflessione all’emozione profonda fino ad arrivare all’attività motoria.

Come gestire al meglio questo immenso superpotere di cui disponiamo per riconnetterci agli altri, al mondo e a noi stessi? Semplice: mantenendo la mente attiva. Ne abbiamo bisogno per:

✔convivere con i nuovi tempi;

✔essere pronti;

✔sopravvivere;

✔migliorare nel cambiamento.

Per allenare la memoria a ricordare qualsiasi cosa, suggerisco la lettura del libro “il segreto di una memoria prodigiosa”. Il manuale è dedicato alle tecniche di memoria e alle metodologie di studio, dove teoria e pratica si alternano: una guida completa, per accrescere le potenzialità della propria mente ed utilizzarla così nella vita di tutti i giorni.

 

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2 giugno, “Res-publica”

nel pensiero dei Presidenti Italiani

De Gasperi: politica vuol dire realizzare.

De Nicola: la grandezza di un popolo si misura dal coraggio con cui supera le avversità.

Einaudi: nella vita delle nazioni la scelta non è fra indipendenza e unione ma fra esistere uniti e scomparire.

Gronchi: il proselitismo dei partiti porta alla rigidità delle idee e delle posizioni.

Segni: applicare le leggi, amministrare bene ecco i cardini di una società che vuol progredire.

Saragat: la giustizia sociale è inseparabile da una democrazia autentica.

Leone: il 2 giugno ‘46 eravamo convinti che conservare integri gli ideali della Repubblica avrebbe comportato momenti grande impegno e sacrifici.

Pertini: i disoccupati e i poveri sono la materia su cui si edificano le dittature.

Cossiga: la Repubblica è il coronamento della grande causa nazionale dell’indipendenza, dell’unità e della libertà.

Scalfaro: lo Stato è la casa di tutti ma nessuno può metterci sopra il proprio stemma personale.

Ciampi: non c’è democrazia senza pluralismo e imparzialità dell’informazione.

Napolitano: chiedo a tutti di fare la loro parte per fermare ogni rischio di regressione civile.

Mattarella: guardare al futuro richiede la tenace mobilitazione di tutte le risorse della società italiana.

 

Inspiring Words. 1 - 7 giugno
3 giugno, “Nominazione”

di Paolo Borzacchiello – Co-founder HCE e scrittore

Nominazione è l’atto del nominare, un atto magico con il quale possiamo disegnare la realtà a nostra immagine e somiglianza, con la consapevolezza che quel che dico poi diventa. Le parole evocano immagini e stimolano il cervello a produrre ormoni, e gli ormoni sono quel che determina il modo in cui stiamo.

Soprattutto in questo periodo, la scelta delle parole che usiamo per definire il nostro presente è fondamentale. Se parlo di “grave crisi”, il mio corpo reagisce in protezione. Se parlo di momento molto delicato, il corpo reagisce addirittura rilassandosi.

C’è di più: parlare bene significa sia vivere un presente più leggero, sia costruire ricordi più lievi. Questa è l’intelligenza linguistica: avere la coscienza che ogni parola che usiamo, consapevolmente o meno, produce uno specifico risultato e avere la coscienza che noi possiamo essere gli autori di questo risultato. La nostra vita, la nostra salute, la nostra libertà: tutto dipende dalla nostra capacità di “nominare”. Perché le parole evocano idee, e più parole abbiamo più liberi siamo.

Anche di questo si parla nel bellissimo libro di George Lakoff (“Non pensare all’elefante”), dedicato al potere delle metafore, cambiando le quali possiamo cambiare il mondo.

 

Inspiring Words. 1 - 7 giugno
4 giugno, “Silenzio”

di Marco Ardemagni – Conduttore radiofonico, autore, scrittore

Uno stormo di cornacchie si è stabilito nel cortile sul retro. Anche stamattina, prima del collegamento con gli studi di Radio Rai, il loro grido è il primo suono che sento. L’unico, in effetti. Mancano i rumori delle auto in lontananza; so che tra poco mancheranno anche le voci con cadenza alto-bergamasca degli operai che stanno ristrutturando la casa vicina. Da qualche giorno non scendono più.

Mi sorprendo ad augurarmi che stiano tutti bene, mentre sperimento il silenzio dell’alba, tra un grido di cornacchia e l’altro. Accendo il pc, connetto scheda audio, cuffia e microfono. Non è così che sono abituato a lavorare, solo nel silenzio di una cucina. Alle sei meno dieci, due mesi fa, mi trovavo già in uno studio affollato e traboccante di suoni.

Ma questo silenzio casalingo, nemmeno troppo turbato dalle cornacchie, mi è ormai familiare. Me lo godo ancora un po’ prima di collegarmi con la sala controllo. La voce del tecnico che mi saluta è la prima che si rivolge a me da dodici ore. Tra poco saremo noi a produrre suono e a diffonderlo in altre case dove domina il silenzio. Nel farlo, il breve delay tra le nostre voci, causato dalle connessioni remote, crea lievi disturbi di ritmo, pause innaturali, silenzi che non mi lasciano tranquillo. Rimpiango le grandi pause del rock.

Lettura suggerita: Jennifer Egan – Il tempo è un bastardo – Minimum Fax, Roma 2011 (in particolare: capitolo 12 – Le grandi pause del rock di Alison Blake”)

 

Inspiring Words. 1 - 7 giugno
5 giugno, “Fede”

di Padre Elia Spezzano – Monaco Cistercense di Chiaravalle (MI), Poeta

La teologia classica faceva la distinzione tra “fides qua creditur” (fede per la quale crediamo) e “fides quae creditur” (fede che crediamo ossia i contenuti dogmatici). In epoca di post-secolarismo la fede viene percepita come rapporto vitale con un Altro-da-sé (Dio, verità, umanità, ecc.) e come tutti i rapporti e le relazioni umane è soggetta alla crescita. Implica quindi anche un nutrimento che consiste nella progressiva coscientizzazione di sé e dell’Altro come termini di questo rapporto. Laddove questo nutrimento venisse a mancare, la fede decresce e muore. In questo senso diventa chiave della propria esistenza e motivazione fondamentale della propria crescita.

San Paolo dice che la fede nasce dall’ascolto e questo richiama ancora il rapporto che si qualifica come obbedienza (ob-audio) da ottenere, egli dice, per tutte le genti. Si ha così una progressiva identificazione tra la “fede soggettiva” e la “fede oggettiva” che implica un rapporto di fedeltà e di reciproco rispetto sempre nella logica della crescita. Da ciò deriva che l’ascolto è nutrimento della fede e chiave, a sua volta, del rapporto di fede. Nell’orizzonte semantico della fede c’è anche comunicare ed accogliere.

Libri: Martin Buber, “Il cammino dell’uomo” – Juan Arias, “Il Dio in cui non credo”

 

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6 giugno, “Omeostasi”

di Francesco Gallucci – Vicepresidente AINEM e docente al Politecnico di Milano

Corriamo verso una riconfigurazione delle nostre vite. Come sarà? Forse torneremo a vivere come prima, come se nulla fosse accaduto, seguendo un modello novecentesco incentrato sul consumismo sfrenato. O, come penso e spero, assisteremo al formarsi di una nuova piattaforma di vita. Non lo sappiamo ancora ma la natura può fornirci qualche indizio certo.

Anche noi umani ne facciamo parte, come le altre specie e regni, e come suoi membri autorevoli anche se ultimamente indegni di essa, rispondiamo alle sue regole di fondo. Una di queste afferma che ogni struttura biologica, e quindi anche quelle umane e sociali, tende all’omeostasi, una semplice regola secondo la quale ci deve essere sempre un equilibrio tra l’interno e l’esterno. Questo perché ogni cellula necessita per restare in vita di un equilibrio perfetto di sostanze. Lo stesso avviene a livello psichico e sociale, la pandemia sta provocando squilibri e questi spingono l’interno a riorganizzarsi rispetto alle pressioni esterne.

E così il nostro cervello tende all’equilibrio perché è la natura che lo obbliga a cercare l’omeostasi tra le nostre esigenze psico-fisiche e le esigenze della società. Quindi, ogni squilibrio innesca una spinta all’equilibrio equivalente e contraria. Che forma prenderà? Lo vedremo nei prossimi mesi.

 

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7 giugno, “Omeostasi sociale”

di Caterina Garofalo – Presidente AINEM e docente allo IUSTO

<<Società particolarmente malate, hanno più bisogno di “medicine”: poliziotti e giudici, ma più le società sono evolute minore è la loro importanza. In genere una società si rigenera da sola grazie al patto sociale basato sulla verità o (in modo meno impegnativo) sulla sincerità. Un cartello che indica “stazione”, mi deve portare in stazione. Se un cartello indica “ospedale”, ci deve essere un ospedale. È il patto sociale alla base della società che rigenera l’Omeostasi sociale.>>

Più volte durante la quarantena e ora in questa fase 2, mi sono venute in mente queste parole di Umberto Eco. In situazioni di crisi come quella che abbiamo e stiamo vivendo, la prima cosa che va – in crisi – è l’omeostasi, individuale cioè l’equilibrio tra le nostre esigenze psico-fisiche, e sociale, le esigenze della società. L’omeostasi sociale è il delicato equilibrio esterno tra gli individui nella società, tra i propri attori in un rapporto dinamico dove il patto tra le parti sociali dovrebbe essere basato sul reciproco vantaggio e sulla verità.

Nei prossimi mesi dovremmo cercare dentro di noi la spinta per costruire nuovi equilibri, interni, e soprattutto esterni nelle dinamiche relazionali ed emozionali tra cittadini e le istituzioni. Costruire un nuovo patto sociale basato sulla verità.