Caro Maigret ti scrivo. Tuo Montalbano.

Maigret

Caro Maigret,

non userò il siciliano per rivolgermi a te (tra colleghi ci diamo del tu). Ti scrivo, finalmente, e lo faccio per ammirazione, per condividere alcune riflessioni, chiederti un consiglio e soprattutto per scusarmi.

Partiamo dalle scuse. Tutti mi paragonano a te, ma il tuo talento io non ce l’ho. Ho cercato di imitarti, copiare i tuoi movimenti, imparare dai tuoi interrogatori. Inutilmente. Come te ascolto, chiedo, non alzo mai la voce, tratto con rispetto ogni miseria dell’anima, annuso le case delle vittime e degli indagati, non li giudico, osservo, comprendo, cerco la verità e spesso scopro che la verità delle indagini poi sparisce dai processi.

Mica li sopportiamo tanto noi i magistrati e quelli della procura. Noi la verità la “sentiamo” e la guardiamo dritta negli occhi. Non abbiamo bisogno delle carte, dei verbali, dei riscontri.

Tu hai Janvier e Lucas, io Catarella e Fazio, tu stai a Parigi, io in un posto, Vigata, che non esiste. Tu vedi il fiume, io il mare. Nel mio paesaggio naturale c’è la mafia, nel tuo la corruzione e il malaffare.

Entrambi sappiamo che non ci sono mai risposte semplici da dare di fronte a un delitto. Anche in una terra di mafia come la mia si uccide per vendetta, gelosia, vecchi rancori, soldi, paura, destino, amore. Lo dico perché se tutto è mafia, allora niente è mafia. E non ci sto.

Mi hai insegnato che bisogna stare attenti non tanto alle parole, ma a come vengono dette quelle parole, ai gesti che le accompagnano, al tono della voce, “sfumature, increspature, impercettibili mutamenti di ritmo e di intonazione”.

Siamo tutti e due alleati contro la modernità. Tu in ufficio hai conservato la tua stufa a legna al posto del riscaldamento centralizzato a gasolio, io spesso non so dove metto il cellulare e quando suona nemmeno riconosco la mia suoneria. Entrambi mangiamo bene, io da Calogero, tu nella tranquillità della vita di coppia (ti invidio anche questa, tutto sommato) e abbiamo i nostri piccoli riti quotidiani, le nostre abitudini. Tu fumi la pipa, io nuoto, tu durante il giorno bevi calvados in inverno e birra in estate, io sempre il solito caffè. Entrambi parliamo poco, lo stretto necesssario.

Adesso il consiglio. Montalbano sono, e spesso sbaglio. Vengo tradito dalle mie indagini, da alcune parole sbagliate, da un incidente, una casualità, una forma di rabbia, una castroneria, una nuvola nera che appare inaspettata all’improvviso, una incomprensione (giuro Jules, non è sempre colpa mia, non cerco attenuanti ma non sono sempre io a fare il primo sbaglio).

Tu questo problema non ce l’hai. Non conosci la parola errore, non hai mai sbagliato, vedi e comprendi le angosce e i turbamenti di tutti, ma i tuoi li hai messi sotto naftalina, come il cappotto invernale quando inizia a fare caldo.

Come hai fatto a non avere mai dubbi, paure, inciampi?

Forse dipende dal fatto che dietro la tua vita letteraria c’è Simenon che non si è mai fatto troppe domande, io invece mi devo accontentare di tal Camilleri che ha sempre voluto dire la sua sul nostro rapporto. Mi voleva mollare, poi ci ha ripensato e ha chiuso per anni il finale della storia in una cassaforte come se fosse lui e solo lui a decidere quando dovevo smettere io di esistere. Lui che mi ha fatto con i capelli neri e i baffi e poi mi ha mandato in televisione con la faccia di uno pelato e senza barba.

A te non hanno mai chiesto di finire la storia o di giustificare la tua esistenza, hai continuato ad essere Maigret anche in pensione.

Ho letto molte cose di Andrea Camilleri in tutti questi anni, era anche uno che mi piaceva, aveva la testa giusta che pensava più o meno le cose come le pensavo io. Sono anche andato a vederlo a teatro mentre raccontava la storia di Tiresia. Bravo. Ma con me, devo dirtelo, non si è comportato bene. Allora l’ho cercato e ne abbiamo parlato. Lui mi aveva definito  “un uomo che quando voleva capire, capiva”. E allora ho voluto capire.

Come va a finire lo scoprirai da solo (nella busta ti metto una copia del suo ultimo libro appena uscito).

Posso solo dire che adesso ho un po’ di paura.

Aiutami Jules. Tu sei la persona giusta per farlo.

Tuo Montalbano