A Trani è il tempo delle domande

Mimmo Lucano
ph.: Luca Bezzato - I Dialoghi di Trani

Si è conclusa domenica la XIX edizione de “I Dialoghi di Trani“. Uno degli appuntamenti culturali più attesi e autorevoli  del nostro panorama culturale. Quest’anno il pay off della manifestazione era “il tempo delle domande”.

In un Paese che ormai vive in una condizione che sembra di perenne di distanziamento “sociale”,  dove il dialogo, il confronto e lo scambio sembrano essere scoraggiati, tornare a confrontarsi dal vivo in sicurezza è fondamentale e necessario. Dobbiamo tornare a comunicare. Non possiamo più delegare solo alla rete e alle possibilità del digitale la nostra condizione umana. Da recenti studi sembra che l’Italia sia al primo posto in classifica per  quanto riguarda la percezione errata della realtà da parte dei cittadini che si informano unicamente sulle piattaforme social. Proprio per questo un evento che mette al centro il dialogo, l’informazione, quella vera, il confronto diretto, per voce delle persone che raccontano le loro storie e le loro esperienze  è fondamentale come generatore di cultura diffusa.

I Dialoghi non si fanno solo domande ma vogliono anche proporre risposte. Come interpretare le trasformazioni tecnologiche, la tutela dell’ambiente e della salute, la tenuta della democrazia, le nuove sfide del mercato del lavoro, del mondo della comunicazione e dell’educazione che troppo spesso viene posta all’ultimo posto nella scala dei valori, ma che ha un’importanza sempre più decisiva nel determinare scelte, consenso, orientamenti e opinioni.

Come in tutte le scorse edizioni, sono in molti ad aver risposto all’appello lanciato dagli organizzatori. Non sono mancati nomi eccellenti nel corso di questa edizione che ha visto alcuni degli appuntamenti vivere unicamente on line ed altri in presenza presso Palazzo delle Arti Beltrani.

Per citarne solo alcuni: lo storico e saggista Alessandro Barbero; la politologa e giornalista Nadia Urbinati; lo scienziato e climatologo Luca Mercalli; il giornalista Sigfrido Ranucci, autore e conduttore di “Report”; lo scrittore Nicola Lagioia direttore del Salone del libro di Torino; il sindacalista Maurizio Landini, segretario generale della CGIL; il giornalista ed ex direttore di Repubblica, Ezio Mauro; la giornalista Giovanna Botteri, corrispondente RAI da Pechino; la deputata e già presidente della Camera, Laura Boldrini; lo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo;  il regista e attore Sergio Rubini.

Mimmo Lucano, ex Sindaco di Riace, ha presentato il suo libro “Il Fuorilegge” edito da Feltrinelli.

Lui non è stato solo un Sindaco, ma un modello, talvolta discusso e controverso, capace di creare nel suo paese un sistema includente e di integrazione. Anche se come racconta  si è sempre trattato di realizzare una integrazione osteggiata da uno Stato che si è manifestato lontano, distante, se non addirittura antagonista al suo progetto. Lo ha fatto nonostante la legge Turco-Napolitano, ha provato a continuare a farlo anche dopo l’approvazione dei decreti sicurezza voluti dall’ex ministro degli Interni Matteo Salvini. Il suo libro non si chiama “Il fuorilegge” per caso.  Nel racconto dichiara una certa allergia alle norme se reputate ingiuste. La disubbidienza non violenta a imposizioni non condivise credo faccia parte della crescita di un Paese. Non dimentichiamoci che la Resistenza, che ha generato la nostra Democrazia, si basa proprio sulla disubbidienza. Altri contesti, certo,  ma i concetti fondanti sono gli stessi.

Il libro di Mimmo Lucano non è una autobiografia, ma racconta della vita di tante persone, conosciute o anche solo incontrate. E di lui, diventato sindaco di una città svuotata e abbandonata, un piccolo paese della Calabria Jonica, che grazie al modello Riace riesce di nuovo a riempire di sorrisi e di speranze.

Tutto nasce da un veliero, una nave che arriva, carica di migranti, viaggiatori disperati in fuga dalle barbarie di una guerra senza fine che trova dall’altra parte del mare una cittadina vuota, senza ormai più nessuno che la abita, e chiede alloggio. La cosa più semplice del mondo.

Mimmo Lucano non è un esperto di immigrazione, ha solo aperto le porte di quelle case per dare rifugio a chi ne aveva bisogno. Era per lui solo un modo diverso di rendere vita e dignità a quelle mura abbandonate. Questa è l’esperienza Riace. Che nasce anche da una opposizione culturale alle mafie. I riferimenti sono Peppino Impastato e Rocco Gatto, un mugnaio che ha avuto il coraggio di continuare a fare il suo lavoro nonostante fosse una giornata di lutto cittadino dichiarato dalle famiglie che controllano quel territorio. Fu ucciso per aver avuto il coraggio di opporsi a un sistema. Queste sono le basi culturali e ideologiche del progetto Riace. Un progetto di giustizia sociale maturato nell’ambito di una sinistra storica, antitetica all’affarismo e alle politiche delle mafie che mettono al centro il profitto piuttosto che l’umanità. Ma c’è anche un altro ispiratore del modello, Dino Frisullo, un giornalista e politico che ha sempre militato per la difesa degli ultimi e contro la devastazione del territorio. Segue la sinistra antagonista, i diritti dei popoli in fuga e si è sempre schierato contro la militarizzazione del territorio pugliese. Anche la Chiesa ha partecipato attivamente alla creazione di questo modello di inclusione, tanto da far dire a Vinicio Capossela che “a Riace era in corso un progetto di canonizzazione, ma ancora una volta la scelta e ricaduta su Barabba”.

I procedimenti giudiziari hanno interrotto la storia. Oggi Mimmo Lucano è sotto processo e i migranti sono andati via, lasciando di nuovo il paese disabitato. “Eravamo un punto di partenza per l’emigrazione, fatto da gente che salutava i propri cari con il fazzoletto in mano, oggi siamo un punto di arrivo, un porto di approdo, il destino ha voluto così”.

Ma il modello Riace è purtroppo finito e non è stato riproposto in alcun altro luogo. Secondo Laura Boldrini, ex Presidente della Camera dei Deputati, il modello funzionava proprio perché gestito da un sognatore, un visionario che ha fatto innamorare anche Wim Wenders che ha deciso di fare un film su di lui.

La manifestazione si è chiusa con lo scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio che citando Norberto Bobbio ci ha spiegato la differenza tra gentilezza e mitezza, tra paura e disinteresse, tra fretta e celerità.

Vi aspettiamo alla prossima edizione dei dialoghi di Trani.

Per maggiori informazioni https://www.idialoghiditrani.com/

Video del dialogo: https://www.youtube.com/watch?v=ef0j0nfLQrI&feature=youtu.be&ab_channel=IDialoghidiTrani