Benvenuti al Festival della Disperazione

disperazione

Il 10 di settembre ad Andria è iniziata la quarta edizione del Festival della Disperazione, il Festival delle promesse non mantenute. Un festival letterario che vuole indagare, grazie a una serie di eventi, su quella sottile linea di confine che divide le difficoltà della vita dal disastro completo.

Per capire il motivo che ha portato gli organizzatori a interessarsi di questo confine, abbiamo incontrato Gigi Brandonisio, Direttore Artistico della manifestazione, che ci ha raccontato la sua visione di questo tema: “La disperazione è un sentimento di assoluta attualità, che cela in sé argomenti seri, ma anche risvolti ironici. L’origine dell’interesse verso questo argomento è stata sollecitata da una frase di Beckett nella quale affermava che la speranza è un ciarlatano che continua a prenderci in giro e di conseguenza era meglio non avere nessuna speranza, così da poter iniziare a stare bene. Questa citazione ha stimolato un lavoro di ricerca e di approfondimento intorno a questo sentimento e si è scoperto che c’è un mondo di arte e letteratura  intorno al tema della disperazione”.

Il Festival è un viaggio sul tema della disperazione affrontando sì suoi risvolti drammatici, ma anche il lato ironico dell’argomento: “Temi centrali della manifestazione saranno le promesse non mantenute e i diritti violati, la violenza, l’usura e quant’altro, ma se ne esplora anche il risvolto ironico, approfittando della narrazione di quelle che si possono definire brutte figure o fallimenti che quotidianamente ci fanno inciampare nelle realtà grottesche della nostra esistenza. Si tratta, quindi, di un tema di assoluta attualità che ci accompagna più o meno costantemente”.

Gli appuntamenti del Festival, di cui vi consigliamo di vedere il programma, prevedono infatti incursioni letterarie e musicali che spaziano nella serietà di alcuni temi trattati come il pizzo, tema della serata di apertura del festival. La serata ha avuto come ospite Riccardo Lanzarone che ci ha raccontato, grazie a un lungo lavoro di inchiesta realizzato in collaborazione con l’associazione Addio Pizzo, il mondo dell’usura come lui lo interpreta.

Altro tema affrontato sul palco del Festival sarà quello della violenza sulle donne.

Gli argomenti trattati fanno parte di una linea tematica interna al festival che è quella dei diritti violati, appunto, che fanno parte anch’essi delle “promesse non mantenute”, pay off di questa edizione.

disperazione

Il 30 settembre sarà la volta di Riccardo Noury, portavoce nazionale di Amnesty International. Nel suo incontro in video conferenza, parlerà di attivazione e rivendicazione dei diritti. In questo caso, in particolare, parlerà delle donne violate, perché c’è una sottocultura che le vorrebbe “al posto loro”. Noury porterà alla conoscenza del pubblico del Festival il disegno di legge proposto da Amnesty International, attraverso il quale si vuole inserire un comma nella legge sulla violenza che cambi l’attuale situazione. Oggi quella legge configura la violenza solo nella coercizione fisica, desiderio di Amnesty è quello di inserire anche la sola mancanza di consenso come configurazione di tale reato.

Sul tema, sono previsti anche dei momenti artistici esterni alla sede ufficiale.

Dalla mostra “Come eri vestita”, un’esposizione degli abiti originali delle donne che hanno subito violenza, a un’altra installazione, a cura dell’artista andriese Roberta Fucci, dove verranno dipinte di rosso alcune panchine della città di Andria per mantenere fresca, come la vernice che le coprirà, la memoria del rispetto e della drammatica piaga della violenza di genere. Le panchine riporteranno oltre al numero antiviolenza 1522, anche alcune frasi tratte dalla letteratura femminile.

Insomma, la cultura esce dagli spazi a lei destinati e prende le vie cittadine. Una cultura diffusa come medicina contro il degrado culturale al quale stiamo assistendo. Ci spiega Gigi Bardonisio che un cambiamento sociale non può non passare da un innalzamento culturale che passa attraverso l’arte, i percorsi artistici e la letteratura.

Chiuderà la manifestazione Giobbe Covatta, con uno spettacolo assolutamente più leggero, con la sua Divina Commediola. Una rivisitazione dell’ canto dell’inferno della Divina Commedia vista in chiave apocrifa e dove il vernacolo toscano viene sostituito dalla cadenza napoletana.

Ci sentiamo di consigliarvi in particolare due eventi di questa edizione, sempre che non possiate partecipare a tutti perché sono tutti a loro modo interessanti: “Lapsus Urbano. Il primo giorno possibile all’indomani di una catastrofe” della compagnia Kepler 252, in scena Venerdì 2 ottobre in Piazza Vittorio Emanuele, che impegna 40 persone in scena, e “Tutto è perduto in un’ora”, nel quale Vittorio Continelli riepiloga le reazioni degli artisti e dei poeti alle grandi epidemie del ‘400 e del ‘500.

Un Festival fonte di molte riflessioni ironicamente disperate.

Per saperne di più: festivaldelladisperazione.it