Le città da un quarto d’ora: dalla prossimità il nuovo sviluppo urbano

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Concetto chiave delle ultime riflessioni sullo sviluppo delle città è l’urban health, un approccio che lavora sul legame tra le caratteristiche dei contesti urbani e la salute della popolazione. Soprattutto in tempi di pandemia, la relazione tra le malattie cronico-degenerative e la qualità dell’ambiente urbano risulta cruciale, senza dimenticare questioni come l’inquinamento atmosferico, il traffico e la qualità della vita delle persone. Occorre ragionare sulle strategie healthy urban planning and design per promuovere benessere. È il caso, per esempio, dei superblocks di Barcellona, un progetto per trasformare l’intera rete centrale della città in un’area più verde e pedonale estendendo il modello progettato per la prima volta nella seconda metà dell’ottocento dall’urbanista Ildefons Cerdà, il quale immaginava un’espansione della città su un sistema a griglia, fornendo nuovi spazi pubblici per la mobilità e la ricreazione. O, anche, dell’Every One Every Day, progetto per ricompattare socialmente l’Est di Londra che lavora con i residenti e le organizzazioni locali per creare una rete di 250 sviluppi che includono la condivisione di conoscenze, spazi e risorse, per consentire alle famiglie di lavorare e giocare insieme, cucinare, coltivare, piantare alberi, commerciare, produrre e riparare e far crescere le imprese della comunità.

Complice la pandemia che ha accelerato una tendenza decisamente già in fieri, ecco anche la ville du quart d’heure (città del quarto d’ora): un progetto lanciato dal sindaco di Parigi Anne Hidalgo in tempo di rielezione e teorizzato dal docente della Sorbona Carlos Moreno con l’idea che vivere in città frammentate, in cui spesso lavoriamo lontano da dove viviamo, dove non conosciamo i nostri vicini, dove siamo soli, dove soffriamo, non sia più il migliore dei mondi possibili. L’idea proposta è quella di una metropoli in cui nel tuo quartiere puoi trovare tutto ciò di cui hai bisogno in 15 minuti da casa: un grande strumento di mobilitazione ecologica e di qualità della vita quotidiana degli abitanti a cui si può tranquillamente aggiungere l’evidenza di una riduzione della pressione sui sistemi di trasporto pubblico, anello delicato in tempo di epidemie. Quindi, spazi comuni di qualità, riqualificazione delle strade, scuole di livello, centri medici anche piccoli ma collegati in telemedicina con i grandi poli ospedalieri, possibilità di lavorare da casa con infrastrutture eccellenti, insediamento di nuovi servizi collettivi a beneficio di tutti.

Il Portland Plan, collegato al piano climatico della città dell’Oregon, prevede che entro il 2030 il 90% degli abitanti potrà facilmente raggiungere da casa, a piedi o in bicicletta, tutti i servizi indispensabili in una ventina di minuti. Stesso discorso per il progetto twenty minutes neighborhood di Melbourne che punta al decentramento di una città in cui ogni quartiere è pronto a incoraggiare la mobilità attiva e a fornire alloggi a prezzi accessibili, oltre a campi da gioco, scuole, ospedali, punti di vendita al dettaglio per creare comunità vitali e non virtuali. Dai venti minuti di Melbourne si scende ai 5 di Copenaghen con five minutes to everything, un progetto nato per trasformare la vecchia area portuale di Nordhavnen in un quartiere attraente con non meno di 40.000 residenti. Si tratta di uno dei più grandi progetti di sviluppo urbano degli ultimi tempi sia dal punto di vista della costruzione che da quello della sostenibilità: tutte le strutture sociali potranno essere raggiunte in non più di cinque minuti, compresi la scuola, l’asilo nido, la drogheria o altri negozi e la metropolitana, perché l’approccio della città di Copenaghen al trasporto sostenibile è quello di incoraggiare l’uso di biciclette e i mezzi di trasporto pubblico.

A Genova, invece, si parla di 2, quanti sono i chilometri del nuovo concetto di riqualificazione della città. Un programma di restyling che parte dalle zone ex industriali del porto antico fino al centro storico, con il collegamento al fronte mare di Levante, piste ciclabili e mobilità elettrica. Il tutto per creare attrattiva soprattutto per la popolazione studentesca e render la città un hub di formazione diffusa. Le spese per sostenere quest’operazione di marketing territoriale, quantificate in oltre 200 milioni di euro, saranno sostenute, sulla carta, dai fondi europei Ponmetro, dai finanziamenti avanzati per la ricostruzione del Ponte Morandi e dal Recovery fund.