Se la nostra civiltà se le beve tutte e poi fa tanta plin-plin.

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Foto di SZappi da Pixabay

Noi e il pianeta abbiamo più o meno lo stesso difetto, siamo fatti per la maggior parte di acqua. Non solo. La presenza dell’acqua non è equamente distribuita in tutto il pianeta esattamente come non è ovunque nel corpo umano. Dunque, non c’è sempre dove servirebbe. Nei Paesi ricchi, il medico ricorda di idratare. Ma non stiamo “idratando” il pianeta? È la solita storia del mondo degli uomini: siamo diseguali, ma non facciamo nulla per rendere il nostro, un luogo migliore. Ce lo ricorda la Giornata mondiale dell’acqua.

Il nostro stile di vita fa acqua da tutte le parti. Per esempio, usiamo circa dodici litri d’acqua dello sciacquone, ogni volta che facciamo la pipì. Poi, per lavarci le parti intime del corpo ne usiamo 6 litri al minuto.

Poiché l’acqua assicura la nostra igiene, ne consumiamo circa 80 litri per fare una doccia di cinque minuti e circa otto per lavarci i denti. Fate la somma, e saprete quanta acqua avete usato stamani, appena alzati dal letto.

Poi fate colazione e usate ancora acqua. Per preparare il caffè con una moka da tre tazze, ci vogliono solo 150 grammi d’acqua, ma per produrre la vostra miscela di caffè preferita servono più o meno 140 litri d’acqua. È questa la quantità necessaria per macinare circa 7 grammi di caffè che è la dose contenuta in una tazzina.

Dopo la prima colazione, indossate la vostra t-shirt, è primavera, si può fare, solo che per produrla ha richiesto 4 tonnellate d’acqua. Dopo un giorno, la buttate nella cesta degli sporchi. Per lavare i panni sporchi in famiglia, la lavatrice consuma 50 litri ogni ciclo.

Quella barretta che fa da spuntino a metà mattino ha richiesto mezza tonnellata d’acqua. Nella pausa pranzo, un piatto di pasta richiede un litro per ogni cento grammi di spaghetti. Ma per coltivare un chilo di grano servono tra i 500 e i 4 mila litri d’acqua. Godere del piacere della carne consuma 5mila ai 20 mila litri d’acqua per ogni chilo di carne prodotta.

La vostra auto, per essere costruita ne ha richiesto 3 mila litri.  Mentre lavorate o studiate davanti al vostro computer, che è stato prodotto usando 1500 litri d’acqua, spesso ricevete chiamate o messaggi sul vostro smartphone, per il quale sono state utilizzate 18 tonnellate di acqua.

La quantità e la qualità dell’acqua fanno la differenza nel nostro stile di vita. Negli Usa, per classificare le case di lusso, si citano il numero di stanze da bagno. Da noi una casa signorile ha doppi servizi, quella di pregio almeno tripli.

Se il nostro pianeta è prevalentemente fatto d’acqua, il problema è che le acque degli oceani e dei mari sono salate, mentre solo il 2,5 per cento delle acque sono dolci, cioè potabili e utilizzabili per l’agricoltura, per l’allevamento e per l’industria.

Come sappiamo, le fonti di acqua disponibili non sono presenti in maniera omogenea nel pianeta. Lo sviluppo economico è avvenuto prima e meglio dove c’è stata abbondante disponibilità di acqua dolce. La civiltà è assetata d’acqua.

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Foto di Natalie Murphy da Pixabay

Fin dai tempi degli Assiro-babilonesi tra il Tigri e l’Eufrate e degli Egizi sul Nilo, le acque dolci dei fiumi hanno offerto le loro sponde alle grandi città: senza il Tevere non ci sarebbe stata Roma col suo impero, così come non ci sarebbero state Parigi, Londra, Vienna, Mosca, New York, Tokyo e i loro rispettivi e famosi fiumi. Pechino di fiumi ne conta quattro. Senza acqua dolce la vita è amara.

Si conta che un abitante su sei del pianeta non abbia disponibilità di acqua. Siamo 7 miliardi e settecento mila individui sulla Terra. Fate il conto degli esclusi. Che per procurarsela devono fare una media di 6 chilometri fino alla fonte più vicina.

Spesso sono le donne a fare questi maledetti lunghi viaggi di andata e ritorno, a piedi, trasportando pesanti recipienti. È uno sforzo fisico sproporzionato tra risultato e fatica, possibile solo grazie a un pervasivo e violento patriarcato. Figuratevi che da noi, il medico consiglia di bere un litro e mezzo d’acqua per ogni ora di attività fisica.

Ogni 22 marzo, fin dal 1992, l’ONU ha istituito il World Water Day. Il che non ha impedito recentemente – in piena pandemia Covid-19 – di quotare l’acqua a Wall Street. Lo scorso 8 dicembre il Nasdaq Veles Water Index quotava l’acqua a 486,53 dollari per piede acro, l’unità di misura che negli Usa equivale a 1.233 metri cubi. Come fosse un barile di petrolio, che equivale a 158,987 litri e a quell’epoca era quotato 61,44 dollari.

In barba a tutte le battaglie contro la privatizzazione, per la difesa di un bene comune vitale, l’acqua è andata in Borsa! E pensare che fino a qualche tempo fa, la borsa dell’acqua calda era un semplice rimedio contro i malanni invernali, suggerito amorevolmente dalle nonne.

Ma siamo nella modernità. E il nostro stile di vita ci invita a berle sempre tutte per fare poi tanta plin-plin.

Post scriptum
(…)
– Grazie della conversazione, signore. Mi chiamo Inserviente Matic/Coffee 20-01.
Sono qui per servirla e metterla a suo agio. Potrebbe essere interpellato per
un’indagine di marketing sulla qualità del mio servizio.
– Quanto ci vuole per il mio whisky?
– Sono pronto. Che tipo di ghiaccio preferisce? Abbiamo un menù dedicato alle
migliori qualità: c’è quello artico oppure antartico, sono una vera rarità. È molto
pregiato, come può immaginare, dopo lo scioglimento degli iceberg direi che è
proprio il non plus ultra. Poi abbiamo quello spaziale, proveniente dai satelliti
artificiali. E quello siderale che è un’altra novità, è il ghiaccio di Marte, che
importiamo direttamente, senza intermediari.
– Il menù del ghiaccio? Ma senti che roba. Senti coso, il ghiaccio della casa è
gratis?
– Ovviamente signore. Il nostro ghiaccio è selezionato e controllato (…) 

(da “Il menù del ghiaccio”, Atto unico in tre quadri, di Marco Ferri).

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“Il menù del ghiaccio”, Atto unico in tre quadri, di Marco Ferri.