E allora mettiamoci in cammino

cammino

L’intera storia del turismo in Italia inizia con il gran tour dei poeti e dei letterati europei che venivano a scoprire i grandi e imponenti monumenti della Storia, per diventare classe dirigente europea frequentando la classicità e le memorie dell’epoca in cui Roma era “caput mundi”: una ricerca di connessioni con l’arte e la cultura stratificata nei millenni, attraverso questo straordinario lembo di terra proteso nel Mediterraneo.

Sì, perché l’Italia intera, in fondo, è un Paese piccolo piccolo, negli scenari ormai globali: il suo punto più a nord, tradizionalmente individuato presso la Vetta d’Italia sulle Alpi Aurine, dista soltanto 1.291 chilometri da quello più a sud, Punta Pesce Spada sull’isola di Lampedusa. Un territorio in gran parte montuoso ma ricco di santi, di poeti, di navigatori (anche fluviali) e di costruttori di strade (come non ricordare il complesso e articolato sistema viario della Roma antica, con le sue consolari?) che hanno consentito a questa terra di accumulare nei secoli una straordinaria varietà di esperienze umane che hanno lasciato tracce di queste storie, numerose e diverse, che sono diventate paesaggi, tradizioni, culture e opere d’arte. Ed esperienze di comunità che sono diventate città, paesi, borghi e villaggi, lungo traiettorie percorse da eserciti, pellegrini, corti imperiali, mercanti, carovane, studiosi, predicatori, compagnie teatrali, circhi e fiere: un’umanità in cammino che ha segnato la pluralità dei territori e delle regioni italiane attraverso l’incontro, il confronto e la conoscenza di culture e saperi diversi.

Di tutto questo, gli italiani di oggi ereditano una fitta rete di percorsi che rappresenta una serie di opportunità varie e differenziate per lunghezza, altimetria e difficoltà, ma anche per tematismo: da quelli sulle orme dei santi – come i cammini francescani, lauretani e benedettini – a quelli dei briganti, come il sentiero che attraversa l’Aspromonte. C’è il cammino che attraversa i luoghi in cui Dante scrisse la Divina Commedia, c’è il Sentiero della Pace che ripercorre luoghi e memorie della Prima Guerra Mondiale, la Via degli Dei, la Via degli Abati, la Via Romea Germanica, la Romea Strata, il Cammino minerario di Santa Barbara, il Cammino del Salento e tanti altri. Senza dimenticare i più celebrati, come la Via Francigena e la Via Appia: la prima proveniente da Canterbury fino a Piazza San Pietro, mentre l’altra si avvia proprio dalla città eterna per volgere lo sguardo a Sud, verso la Puglia, l’Oriente e il Mediterraneo. L’importanza di camminare non si ferma certo qui. Dal Manifesto di SIMTUR, Società Italiana professionisti della mobilità e del turismo sostenibile, possiamo individuarne i valori:

Autenticità: la capacità di offrire prodotti e servizi non standardizzati, in grado di esaltare le eccellenze.

Sostenibilità: i cammini sono il risultato di un marcato approccio alla sostenibilità: ecologicamente leggeri nel lungo periodo, economicamente convenienti e socialmente equi nei riguardi delle comunità locali.

Lentezza: il turismo lento è in grado di far partecipare l’ospite a un’esperienza completa, profonda e coinvolgente.

Emozione: genera momenti memorabili, che fanno ripartire l’ospite diverso da come è arrivato, segnato da un’esperienza gratificante in ogni senso.

Contaminazione: stimola le interazioni con la comunità ospitante.

Non va dimenticato che il viaggio a piedi è una proposta innovativa e coinvolgente anche per la sua capacità di risvegliare nelle persone “narcotizzate” dal traffico e dalla velocità del mondo urbanizzato un vero “altrove”: camminare, infatti, non è soltanto una forma di viaggio “a impatto zero”, basata su trasporti non motorizzati che ricorrono esclusivamente alla forza umana, ma si propone come la forma di mobilità che viaggia alla velocità dell’utente più debole e più fragile, in sintonia con i luoghi, con l’ambiente e con le comunità locali. Ed è un esercizio fisico e mentale destinato a rinnovare il nostro sentimento di libertà, di benessere e di salute, aiutandoci ad uscire dalla difficile situazione pandemica che andiamo attraversando.

 

Articolo tratto dal numero 2 di VéGé per voi, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini.