Marcello Fera: “Per me il rapporto con la musica è innanzitutto fisico”

Marcello Fera

A partire da quest’anno, MEMO è media partner del Levanto Music Festival – Amfiteatrof, la rassegna musicale dedicata al violoncellista Massimo Amfiteatrof che si svolgerà a Levanto dal 2 luglio al 12 settembre 2021. Abbiamo chiesto ai musicisti che prenderanno parte al Festival di rispondere alle domande del nostro questionario musicale #IoSonoMusica.
Pubblichiamo le risposte del violinista e compositore Marcello Fera, che si esibirà il 21 luglio con il quartetto Bellanöva di cui fa parte.

Come è entrata la musica nella sua vita?
Sono l’ultimo nato in una famiglia in cui la musica era ascoltata e praticata, quindi la mia vita è cominciata in un ambiente già abitato dalla musica.

Il primo incontro con il suo strumento.
Tra gli oggetti di casa, riposti in soffitta, c’erano alcuni violini di misure diverse. Ogni tanto aprivo le custodie che li contenevano e ne ricordo soprattutto l’odore. Si dice che io abbia insistentemente chiesto di studiare il violino e così a otto anni venni mandato a lezione privatamente. Ricordo che il primo apprendimento fu per me molto naturale e ricordo la gratificazione provata nel constatare la soddisfazione dell’insegnante per i miei progressi.

Come racconta il rapporto anche fisico con la musica e il violino?
Per me il rapporto con la musica è innanzitutto fisico, anche se bisogna chiarire che la parola “fisico” implica una complessità ben maggiore di quanto si sia portati ad attribuirgli. “Fisico” è qualcosa di inscindibile dalle dimensioni dello spirito, delle emozioni, della mente. Posso poi dire che il mio rapporto con la musica e con lo strumento sia è diventato col tempo, dopo gli inizi felici, contraddittorio. Trattandosi contemporaneamente di una professione e di una attività artistica, è difficile conciliare istanze diverse, le difficoltà di misurarsi con “il rendimento” convivono con gli stati di appagamento e gioia assoluta che la musica sa dare.

Le esperienze musicali più belle. Da raccontare e ricordare. Da ascoltatore e da musicista.
È difficile stabilire degli assoluti in questo senso. Al momento scelgo il Bach per violino solo di Sándor Végh ascoltato da bambino, che fu una lezione indelebile, e come musicista cito la prima prova in cui diressi i miei lavori per A Filetta con l’Ensemble Conductus, per l’incredibile intensità di quell’incontro, per la commovente sensazione di agire al centro di un accadimento umano di valore assoluto.

Il suo sogno (realizzabile) nel cassetto.
Frequentare più assiduamente il mare.

A cosa serve la musica?

La musica è necessaria, come le altre espressioni artistiche, a rinsaldare il nostro legame profondo con la vita. È nutrimento per la costruzione del senso che informa il nostro stare al mondo, insieme agli altri.

Marcello Fera

Bellanöva, letteralmente bella növa / bella notizia.
La bella notizia è che la musica possa essere declinata in mille modi diversi, quanti sono gli uomini e le comunità umane che la esprimono.
Bellanöva è il risultato dell’incontro tra il duo di tradizione popolare formato da Stefano Valla e Daniele Scurati e due interpreti di formazione classica, il violoncellista Nicola Segatta e il violinista e compositore Marcello Fera. Quest’ultimo ha rivestito il repertorio tradizionale con le nuove voci destinate agli archi che lo avvolgono e lo intersecano come se si trattasse della trama di un tessuto e lo proiettano in una nuova dimensione espressiva e comunicativa.
Così è avvenuto che le due coppie di strumenti ad ancia e ad arco si siano fuse in un’unica formazione musicale la cui ricerca riguarda il confronto possibilmente vivo e stimolante tra il dettato della tradizione e l’inventiva individuale.