Il Giardino di Ninfa a Latina è il più bello del mondo

Ninfa

Lungo la pianura a sud di Roma la strada corre dritta. La vista si sofferma sulle piantagioni di kiwi, un boschetto di eucalipti, qualche gregge di pecore che pascolano lungo la provinciale, diversi cartelloni pubblicitari. Tutto sommato si tratta di un paesaggio ordinario che non fa presagire nulla dello straordinario che invece sta per accadere. Una guida appare al cancello e ti conduce lungo un sentiero inghirlandato di caprifogli e fiori di sambuco. Spiega che il Giardino si può visitare solo accompagnati, allo scopo di salvaguardarne l’integrità e la bellezza. Ed è un’ottima idea. Perché questo è un luogo da ammirare mentre una voce sapiente descrive, interpreta, racconta quello che di magico stai vedendo, anche per rassicurarti che quello che vedi non è un sogno.

Il Giardino di Ninfa, nell’Agro Pontino, a poca distanza da Latina, è un lussureggiante giardino all’inglese di otto ettari, racchiuso in una sorta di cerchio magico della bellezza, delimitato da querce, cipressi e pioppi, circondato dai muri di pietra di una città in rovina, dominato da un’alta torre medievale e attraversato da un prato erboso e un placido ruscello. Benvenuti nel paradiso terrestre!

Le varietà floreali non si contano: magnolie, betulle, iris, una sensazionale varietà di aceri giapponesi, ciliegi e meli ornamentali fioriscono generosamente in maniera spettacolare. Tra le oltre 1300 piante diverse introdotte nel corso del tempo negli otto ettari di giardino, puoi divertirti a riconoscere i viburni, i ceanothus, gli agrifogli, le clematidi, i cornioli, le camelie. E ancora: le diverse varietà di magnolie decidue, le betulle, gli iris palustri, gli aceri giapponesi. In primavera, quando fioriscono i ciliegi e i meli ornamentali, lo spettacolo cromatico è eccezionale. Ma è bello visitarlo anche in autunno, quando i colori virano su mille sfumature dell’arancione e del marrone.

Dichiarato Monumento Naturale dalla Regione Lazio nel 2000 al fine di elevare la tutela del giardino storico al suo più alto grado, e incoronato dal New York Times che lo definì in un celebre reportage “Il più bello del mondo”, il Giardino di Ninfa ha un lungo passato alle spalle, fatto di donne e uomini che l’hanno creato, gli hanno dato tutto l’amore possibile e hanno difeso la sua biodiversità e la sua immensa bellezza negli anni felici e in quelli bui, quando pareva che l’abbandono potesse farlo scomparire definitivamente. E oggi, che non corre più questo pericolo, il Giardino si apre ai visitatori in giornate e orari rigorosamente definiti e con solo un’ora a disposizione per poterlo visitare e ammirare. Perché la bellezza si stanca e non va mai affaticata.

Ninfa

In epoca Romana, Ninfa era solo un piccolo tempio dedicato alla dea delle acque sorgive, circondato da poche case e posto ai margini di paludi salmastre e inabitabili. Dopo una prima bonifica, quando fu costruita la Via Appia, la pianura non fu mai più bonificata. Chi ci abitava rischiava la malaria. Essendo posta ai margini delle paludi, dall’XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città e fu governata da varie famiglie nobiliari come i Tuscolo e i Frangipane, sotto i quali fiorì l’architettura cittadina e crebbe la sua importanza economica e politica. Nel 1159 il cardinale Rolando Bandinelli qua fu incoronato pontefice col nome di Alessandro III nella chiesa di Santa Maria Maggiore, i cui ruderi sono ancora oggi visibili. E ancora i Conti, la famiglia Colonna e infine i Caetani. Nel 1298 Benedetto Caetani, noto come Papa Bonifacio VIII, acquistò Ninfa e altri territori limitrofi per suo nipote Pietro II Caetani, segnando l’inizio della presenza di quella famiglia nel territorio pontino e lepino.

Fu Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, negli anni Trenta del Novecento, a porre le basi per la costruzione del Giardino: introdusse nuove specie di arbusti e rose, ma soprattutto aprì le porte del giardino al circolo di letterati e artisti legato alle riviste da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”. L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo, donna sensibile e delicata, che curò il giardino come un grande quadro, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Insieme alla madre Marguerite, introdusse numerose magnolie, prunus, rose rampicanti, e realizzò il rock garden, chiamato anche “colletto”. Fu anche lei a istituire la Fondazione Caetani nel 1972 al fine di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta e di consegnarli ai posteri.

Missione compiuta.

 Il Giardino di Ninfa è visitabile solo in alcune giornate prefissate, da aprile a ottobre. Calendario e prenotazioni su giardinodininfa.eu.

Articolo tratto dal numero 4 di VéGé per voi, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini.