Il vino italiano e il senso dell’uva per la vendemmia

vendemmia

Un viaggio alla scoperta di una tradizione millenaria che ogni anno rinnova e condivide la sua meraviglia. Dalle Cinque Terre alle Langhe a Pantelleria. Si parte con i primi grappoli di pinot grigio in Sicilia e si va avanti fino ai primi giorni di novembre con gli ultimi acini di aglianico della Basilicata. (da VéGé per voi, IV, settembre/ottobre, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini).

Cominciamo col dire che la vendemmia in Italia è una grande storia che si ripete ogni anno. Fatta di capitoli intensi, diversi per genere e personaggi. E di molte variabili: lungo un territorio così variegato come il nostro, caratterizzato da climi, altitudini, situazioni geografiche e umane diverse, il primo parametro da considerare per capire il senso della vendemmia è il tempo. Il tempo in senso climatico, ma anche il tempo della raccolta. Si parte a fine luglio con i primi grappoli di pinot grigio in Sicilia e si va avanti almeno fino ai primi giorni di novembre con gli ultimi acini di aglianico ancora aggrappati alle vigne della Basilicata.

Un’altra variabile? La distanza. Difficile raccontare la stessa storia se si svolge tra i vigneti di Morgex, sotto il Monte Bianco, o tra quelli sotto la Montagna Grande di Pantelleria, qualcosa meno di 2 mila chilometri più in là. In mezzo una biodiversità viticola tutta italiana con oltre 500 varietà coltivate, tecniche d’impianto diverse, maturazioni e disciplinari, insomma una ricchezza di complesse variabili che rende i nostri vini diversi da tutti gli altri.

Basti pensare a quel piccolo punto che sulla carta geografica sta sul declinare della Liguria verso la Toscana, ovvero il territorio delle Cinque Terre, dove la millenaria cultura della vite ha modificato in profondità la fisionomia del territorio stesso. Le popolazioni delle Cinque Terre hanno storicamente tratto il loro sostentamento principale dall’attività agricola, barattando con gli abitanti dell’entroterra i propri prodotti e vendendo un po’ del proprio vino, lo sciacchetrà (un vino doc molto dolce di produzione limitatissima), nelle città più prossime come La Spezia e Genova. Poi, con lo sviluppo delle industrie nelle vicine località del litorale, la produzione vitivinicola è declinata, portando con sé il conseguente dissesto ambientale che, soprattutto dopo l’istituzione del Parco Nazionale, dal 1997 Patrimonio Universale dell’Unesco come paesaggio culturale, ha potuto invertire la tendenza ripristinando i tradizionali muretti a secco su cui i vigneti sono impiantati. E così l’uva si è gradualmente ripresa le sue fasce di terra tornando ad alimentare una viticoltura eroica che in tempo di vendemmia funziona ancora a spalle o con le piccole monorotaie importate dalla Svizzera solo a partire dagli anni Ottanta: le uniche macchine agricole utilizzabili in un paesaggio mozzafiato che scende a picco sul mare.

Quello delle Cinque Terre è solo un esempio di rapporto millenario tra uomo e natura, di una storia, come quella della vendemmia, che oggi diventa tradizione interattiva con le mille relazioni che si possono stringere tra vigneto e visitatori, non più attratti dalla sola visita alle cantine e ai filari, ma con il desiderio di essere almeno per un attimo coinvolti nella vita meravigliosamente faticosa della comunità agricola. Si sperimenta infatti sempre più spesso, tra i grappoli italiani, una vendemmia attiva, dove i visitatori possono partecipare anche alle fasi di raccolta e spremitura. Per non parlare del cosiddetto well-being di cantina, ovvero tutte quelle attività connesse al benessere che si può provare stando tra i vigneti. E, quindi, all’aria aperta: i wine trekking, lo yoga, il forest bathing di tradizione giapponese, ovvero l’immersione nella foresta, i picnic tra i filari e le spa di vinoterapia. Senza dimenticare, dopo l’esperienza della pandemia che ha generato, tra l’altro, nuove modalità di lavoro ibride tra ufficio e casa, il fenomeno in espansione del bleisure, ovvero del business + leisure. In questo caso, vigne e cantine diventano un’oasi di piacere ma anche il posto per lavorare, perfino per fare incontri e riunioni in presenza, mescolando assieme il piacere rilassante della vendemmia con, giusto ogni tanto, un meeting aziendale.