Viaggio alla scoperta dei mille colori della Toscana

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Photo credit: Paolo Becarelli

In autunno i boschi della Garfagnana, delle Foreste Casentinesi e del Monte Amiata si trasformano in un paradiso di colori e sapori. Passeggiare rilassa la mente, tonifica il corpo e allieta lo spirito. Prima di sedersi a tavola con un buon bicchiere di vino e le tante specialità del gusto offerte da una terra incantata. Ne parliamo in questo articolo tratto dal numero 4 di VéGé per voi, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini.

Le foglie che si preparano a cadere dipingono gli alberi e il bosco si colora di mille sfumature, dall’arancione al giallo, dal rosso al porpora. Il foliage è uno degli spettacoli più belli da ammirare nella stagione autunnale in Toscana. Regione dell’arte e del Rinascimento, ma anche paradiso naturale di paesaggi meravigliosi, boschi belli da passeggiare, vigneti superbi che regalano vini famosi in tutto il mondo. I luoghi da segnare in agenda sono almeno tre. La Garfagnana al confine con la Liguria, le Foreste Casentinesi che sfociano in Romagna e la Maremma del Monte Amiata che guarda verso il Lazio e l’Umbria. Tre parchi naturali, ricchi di tesori ambientali, cultura, tradizioni, ritmi lenti e sapori intensi, frutto di una gastronomia antica di secoli e di terreni e colture orientati al rispetto e alla conservazione della sostenibilità e la biodiversità.

La Garfagnana

Sulle montagne della Garfagnana, terra di eremi e di antichi borghi, l’autunno è spettacolare. Uno dei punti più suggestivi per ammirare i colori giallo-bruni intensi dei boschi è la Fortezza delle Verrucole, nel comune di San Romano in provincia di Lucca, antica fortificazione medievale risalente al X Secolo, arroccata sulla cima del monte e ancora ben conservata. Da qui si può godere del panorama che si affaccia sul fondovalle della Garfagnana e abbraccia la maestosità delle Alpi Apuane.

Altro punto di interesse è il Borgo di Isola Santa, nel comune di Carregine, nel cuore delle Apuane. In autunno le chiome dei castagni si colorano di giallo, arancione, rosso e marrone, e attorno al lago gli alberi colorati e il profumo del muschio bagnato accompagnano il visitatore in un viaggio denso di emozioni.

Stessa atmosfera la trovate sulla strada che costeggia la Turrite di Gallicano, in direzione della Grotta del Vento, quando appare all’improvviso, incastonato nella roccia, il bianco santuario dedicato a Santa Maria ad Martyres, un eremo mariano risalente all’anno Mille e conosciuto come l’Eremita.

E ancora, uno dei passaggi più emozionanti, segnalato sul sito dei Carabinieri Forestali di Lucca, è l’anello dell’Orecchiella – Piana di Corfino. Si parte dal Centro Visitatori dell’Orecchiella, passando per i prati d’Isera e si arriva all’orto botanico. Di qui i pastori salivano per portare le loro greggi all’alpeggio estivo.

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Photo credits: Paolo Becarelli

I sapori della Garfagnana 

Dal granoturco della Garfagnana, detto anche “Formentone”, macinato nei mulini ad acqua, si ottiene la farina per fare la polenta, immancabile su tutte le tavole che rendono omaggio alla tradizione contadina di questa terra. Si accompagna con i funghi in umido, il coniglio alla cacciatora, il baccalà, oppure si fa “incaciata” con ragù e formaggio grattugiato o, se proprio in casa non c’è altro, profumata con una sola aringa, il “salacchin”, il piatto unico per eccellenza della cucina povera.

La farina serve anche per l’Infarinata, una polenta cotta in brodo di osso di prosciutto, con fagioli e cavolo nero aromatizzati da un soffritto di cipolla, carota, sedano, aglio e una fetta di lardo, pronta per essere mangiata calda o, una volta raffreddata, fatta a fette e fritta nello strutto.

In Garfagnana troviamo DOP e IGP come la Farina di Neccio, il Farro della Garfagnana IGP, le “forme di cagio” e le “cagiotte” e le “fagiolaie”, varietà di fagioli coltivate lungo il corso del fiume Serchio. I funghi qui sono i porcini, ma si trovano anche altre varietà come le coccore e i galletti. I salumi sono rappresentati dal Biroldo, presidio slow food, o dalla Mondiola, salame dalla caratteristica forma a U chiamato anche Bazzone. Per accompagnarli, niente di meglio del Vino DOC Candia dei Colli Apuani. I vini di Candia da queste parti vengono classificati come vini “che possono stare accanto ai migliori tipi da pasto e da dessert prodotti in Toscana”. E per finire, non si può non assaggiare il miele della Garfagnana che, grazie al Marchio collettivo Apigarfagnana, riunisce 50 associati e garantisce la qualità del prodotto.

Le Foreste Casentinesi

L’Appennino tosco-romagnolo è una delle zone montane con le foreste più colorate d’Europa. A cavallo tra due regioni, i suoi boschi ospitano una varietà forestale che conta 40 essenze di alberi, ai cui piedi si intreccia una fitta rete di sentieri e antiche vie di collegamento che uniscono tra di loro Roma, Firenze, Ravenna e il Nord Europa. Lungo le vie i resti di poste e ristori e autentiche meraviglie come il Santuario della Verna e l’Eremo di Camaldoli.

Qui gli appassionati di trekking e foliage possono contare su uno dei paesaggi più affascinanti del nostro Paese: il bosco monumentale di faggi, aceti e abeti che circonda il Santuario della Verna e la cima del Monte Penna che sovrasta l’Eremo di Camaldoli. In questi boschi densi di spiritualità e avvolti in un silenzio che concilia la meditazione, in un paio d’ore di camminata si arriva alla cascata dell’Acquacheta, un salto d’acqua alto 70 metri, per poi approdare alla Piana dei Romiti.

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Photo credits: Matteo Lunardi

I sapori casentinesi

Trattorie e ristoranti fanno largo uso delle materie prime locali: a cominciare dal tartufo bianco casentinese, uno dei migliori d’Italia, e dagli immancabili funghi porcini, insieme a piatti della tradizione che usano castagne, zucche, marroni e miele (anche tartufato, una prelibatezza tutta da assaggiare). Ingredienti che poi finiscono nelle preparazioni dei piatti più celebri di queste zone, come la minestra di castagne, le tagliatelle ai porcini, i tortini di cavolo nero e porro, le zuppe di legumi e zucca, le patate al tartufo e gli involtini di maiale, mele e noci.

Da non perdere anche i celeberrimi tortelli alla lastra, cotti su una teglia di pietra refrattaria (da cui prendono il nome), a base di farina di grano tenero e farciti con un ripieno di patate lesse passate, zucca, cipolla, pecorino, noce moscata, pancetta e sale, oppure con erbe (biete o spinaci) lessate, ricotta e formaggio grattugiato. Senza dimenticare i formaggi: il pecorino toscano e il Raviggiolo, formaggio fresco a pasta bianca proveniente dal paese di Raggiolo sul Pratomagno, celebre per i suoi pascoli e, di conseguenza, per i suoi formaggi. Ottima anche la produzione di vini, caratterizzata anche dalla produzione di vinsanti e passiti di diversa gradualità. Alla Verna vengono ancora realizzati dai monaci i liquori secondo le antiche ricette della farmacia del monastero: il Fiore della Verna, il Liquore del Pellegrino e l’Alverna Gin.

Il Monte Amiata nella Maremma Toscana

“L’autunno è una seconda primavera” diceva Albert Camus, e non esiste forse frase più indicata per descrivere questa montagna dai colori unici e dai sapori autentici, tra la Maremma e le Valli d’Orcia e di Chiana. In autunno i boschi diventano luoghi magici ideali per lunghe camminate in mezzo alla natura, attraversando borghi antichi come Abbadia San Salvatore e Santa Fiora dove perdersi alternando scoperte culturali e naturali, prima di salire lungo i sentieri che conducono alla parte alta della montagna. Luoghi iconici che non possono mancare nel vostro viaggio sono il Prato delle Macinaie e quello della Contessa, che si raggiungono dopo una serie di curve abbracciate da boschi generosi e accoglienti. Percorrere queste strade in autunno è come fare un tuffo nella tavolozza dei colori più intensi e affascinanti della natura che solo questa stagione può offrire.

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Photo credits: Luca Dini

I sapori del Monte Amiata

Siamo in una terra caratterizzata dall’abbondanza di frutti di bosco, dalle castagne (famosa la varietà della Bastarda rossa), all’olio (quello di Seggiano è un DOP), il tartufo di Castell’Azzara, i formaggi di Roccalbegna, i vini Montecucco e la grande tradizione dolciaria, su cui svetta la Ricciolina, torta tradizionale tipica del comune di Abbadia San Salvatore. Si tratta di una pasta frolla ripiena di cioccolato a cui si aggiunge a piacere frutta secca sbriciolata – noci ma anche mandorle o pinoli. Un patrimonio culturale dell’Amiata, da inserire nella lista dell’Unesco dei Sapori, se esistesse. E il vino? Il d’Orcia DOC è un ottimo esempio di grande qualità del bere bene prodotto nei vigneti nel comune di Castiglione d’Orcia (e in parte in quello di Abbadia San Salvatore). Il vino Montecucco è forse la più autentica testimonianza enologica del Monte Amiata, prodotto nei comuni di Seggiano, Arcidosso e Castel del Piano.