Il Museo delle Relazioni Interrotte
di Stefania Marcelli
“Che cos’è l’amor, è quello che rimane, da spartirsi e litgarsi nel setaccio della penultima ora”. Così Vinicio Capossela racconta la fine di una relazione che non lascia spazio all’identità delle cose e ai loro significati. Invece c’è chi ha deciso di raccogliere proprio gli oggetti che raccontano le ombre degli amori finiti e di metterli tutti insieme in un luogo sacro della memoria chiamato museo.
Siamo a Zagabria in Croazia. L’idea è di Olinka Vištica (produttrice cinematografica) e Dražen Grubišić (scultore), anche la loro è una storia d’amore interrotta ma invece di “spartirsi e litigarsi” pensano che sarebbe bello raccogliere le “ombre” degli amori finiti, oggetti, documenti, lettere d’amore, messaggi, ricordi. Nasce così il Museo delle relazioni interrotte.
Ed è un successo. Partecipano anche i loro amici, con la donazione degli oggetti-ricordo delle loro relazioni finite, e la raccolta è diventata collezione e la collezione è diventata condivisione e quindi mostra itinerante mondiale. Durante il tour vengono raccolti altri oggetti-ricordo donati dal pubblico accompagnati da una storia che lo racconta.
C’è l’abito da sposa mai indossato, o l’ascia che ha distrutto i mobili della donna che è andata via lasciando insieme al vuoto della sua presenza solo quelli; c’è una bottiglia piena di lacrime e lettere, messaggi, ma ci sono anche i ricordi felici del tempo che un tempo è stato anche lieto.
Lo spazio sacro ha un potere catartico, ed i donatori sono tanti. I fondatori aprono una succursale a Los Angeles, sul sito pubblicano l’invito a donare l’oggetto-ricordo della relazione interrotta, un modo per alleggerire il peso del mal d’amore e renderlo opera d’arte.
Lo spazio sacro diventa l’offerta agli Dei per la cura del cuore, un gesto catartico che libera e guarisce, Insomma il luogo dove anche “qualche Estèr Da Ravarino” si può salvare al suo destino.

Nel maggio 2011, il Museo delle relazioni interrotte ha ricevuto il premio Kenneth Hudson, conferito dal Forum dei Musei Europei (EMF) al “museo, persona, progetto o gruppo di persone che hanno dimostrato la più insolita, audace e, forse, controversa esposizione che sfida la percezione comune del ruolo dei musei nella società”, affermando la ” importanza della qualità pubblica e l’innovazione come elementi fondamentali di un museo di successo”.
Per la giuria dell’EMF: «Il Museo delle relazioni interrotte favorisce la discussione e la riflessione non solo sulla fragilità dei rapporti umani, ma anche sulle circostanze politiche, sociali, e culturali che circondano le storie raccontate. Il museo rispetta la capacità del pubblico di comprendere più ampie questioni storiche, sociali inerenti a diverse culture e identità, e fornisce una catarsi per i donatori su un livello più personale»