La Costituzione, la tutela dell’ambiente e la sostenibilità della dignità

dignità

La tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi entra in Costituzione, diventa un “principio costituzionale”. L’Aula della Camera ha definitivamente approvato la proposta di legge costituzionale che modifica due articoli della Carta, il 9 e il 41. Per il ministro Roberto Cingolani è una giornata epocale. E ha ragione: “L’articolo 9 afferma il valore primario di tutelare la casa in cui viviamo, sancisce il diritto a un ambiente salubre. Molti Paesi del mondo hanno già fatto questa operazione e si tratta di un passaggio assolutamente necessario per un Paese come l’Italia che comunque sta guidando la trasformazione verso la sostenibilità. Ora aggiungiamo ambiente, biodiversità, ecosistema per le future generazioni, e la tutela degli animali. Mentre l’articolo 41 ci dice che l’iniziativa privata economica resta libera, ma è scritto nero su bianco sulla Costituzione che non deve danneggiare e non deve essere a detrimento della salute e dell’ambiente”.

La tutela dell’ambiente e quindi la sostenibilità e la lotta contro la crisi climatica e il consumo di materia entrano nella Costituzione e diventano parte integrante della nostra identità e vanno ad aggiungersi alla somma di diritti e doveri che definiscono i valori alla base della coesione con la comunità. E ne siamo felici. Straordinariamente felici. Per il nostro Paese si tratta di una grande traguardo, per la nostra Carta la conferma di essere ancora all’altezza del tempo che cambia.

Ma il vero traguardo della sostenibilità si chiama dignità.

Non può esistere sostenibilità senza dignità. Ho fatto passare qualche giorno ed è giusto scriverlo adesso. Volevo far lievitare quelle parole, ricordarle adesso che diventano materia di riforma costituzionale. “L’Italia è un grande Paese” e oggi ne ho avuto l’ennesima conferma. Mi occupo di sostenibilità, economia circolare, industria culturale e creativa. Coordino un gruppo di lavoro che tutti i giorni aiuta con strategie, progetti e contenuti le imprese pubbliche e private a diventare sempre più unite, responsabili, consapevoli, innovative, attente ai bisogni delle comunità dove operano, belle. Il linguaggio, i suoi significati, la forza delle idee, il senso profondo della costruzione del futuro appartengono alla mia vita e al mio lavoro.

Queste poche righe autoreferenziali non vogliono essere un atto di superbia, credetemi. Sono un monito che faccio prima di tutto a me stesso.  Mentre ascoltavo le parole del Presidente e riflettevo sulla notizia di oggi ho capito che la definizione della mia responsabilità sociale, personale e collettiva, soggettiva e oggettiva ha uno scopo e un fine che si chiama dignità.

Il rispetto della dignità è la vera carta dei valori su cui si costruisce il senso del nostro essere una comunità. “Costruire un’Italia più moderna è il nostro compito”, ha detto ai parlamentari tutti riuniti, dove “nostro” significa, “di tutti”.

Ma per essere moderni e realmente liberi dobbiamo combattere le diseguaglianze e le povertà perché: “Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno di ogni prospettiva di crescita”.

Quindi parlare di sostenibilità sociale, economica e ambientale significa prima di tutto parlare di dignità. Riguarda l’etica, la cultura, il valore delle persone e della terra che calpestiamo. La misuri sull’uomo, i suoi bisogni, le sue paure, le sue aspirazioni, il suo desiderio di felicità. L’equilibrio può esistere solo così, nel rimuovere gli ostacoli che alimentano le diseguaglianze.

Ma cos’è la dignità?

Il Presidente l’ha definita, io molto semplicemente copio, incollo e imparo a memoria.
“Dignità è azzerare le morti sul lavoro, che feriscono la società e la coscienza di ciascuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita.
Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro.
Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere della nostra società.
Dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo, aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ciascuno di noi.
Dignità è impedire la violenza sulle donne, profonda, inaccettabile piaga che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.
La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni, soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti la dignità umana degli altri.
È anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani.
Dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale.
Dignità è rispetto per gli anziani che non possono essere lasciati alla solitudine, privi di un ruolo che li coinvolga.
Dignità è contrastare le povertà, la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone.
Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità.
Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza.
Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare, e capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita.
Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, dalla complicità di chi fa finta di non vedere.
Dignità è garantire e assicurare il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente.
La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile”.

ps.

La Camera votando ha espresso 468 voti a favore, un contrario e sei astenuti. Il Senato lo aveva approvato con la maggioranza dei due terzi lo scorso 3 novembre. Di conseguenza, entra subito in vigore e non è sottoponibile a referendum. Ma una domanda mi viene spontanea. Di chi è l’unico voto contrario?