Le madeleine di Proust quando hanno il sapore delle fragole, delle ciliegie e dei fichi

ciliegie

Ogni tanto ne parlo. Perché pensare ai sapori perduti certe volte sa di rimpianto. E il rimpianto quando è dolce non è mai tempo andato a male.

E così penso alle fragole.
Me le ricordo bene. Erano rosse, dolci, succose Le piantava mio padre ma appena maturavano me le rubava Pricò, il mio cane. Si svegliava prima di me e le andava a cercare. Erano la sua colazione preferita. Una mattina mi alzai prima di lui e lo aspettavo al campo di fragole. Lui arrivò, mi guardò. Ci pensò su un attimo, poi venne deciso da me a prendersi le mie carezzen senza guardare la fragole.

Poi penso alle ciliegie.
Avevamo una pianta, lontano da casa. Ci salivo sopra e ci passavo un sacco di tempo. Leggevo Calvino, sputavo i noccioli e sognavo cosa avrei fatto da grande. E poi ditemi voi se può esistere un luogo migliore di una pianta di ciliegie per leggere il Barone Rampante. No, decisamente no.
Pricò sotto la pianta sonnecchiava.
Il tempo era lungo e profumato.

Poi penso ai fichi.
Il loro sapore, presi direttamente dalla pianta, era inebriante. ec era inebriante il profumo di una foglia di fico. Sembravano un regalo immeritato e sorprendente. Piacevano naturalmente anche a Pricò. Ne appoggiavo uno aperto su una foglia e glielo davo. Si avvicinava con rispetto e scodinzolava come se non ci fosse un domani. Secondo me rideva.

Oggi non mangio più le fragole. Non le riconosco, mi danno fastidio, sono bugiarde.
Non ho mai comprato una ciliegia, non ho mai comprato un fico. Nemmeno uno in tutta la mia vita, giuro! Lo trovo un gesto banale, volgare, artificiale ed emotivamente sbagliato.
Un’offesa al sapore di futuro che sentivo da ragazzino.
Il rimpianto è un desiderio dolce e disperato ci ha insegnato Proust.
Se però lungo la strada vedo una pianta di fichi o ciliegie e ho tempo fermo la macchina e scendo…