Tempo di Sport

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Salute, benessere psico-fisico, rispetto e cooperazione, educazione e valori: la sostenibilità abbraccia l’attività sportiva e la trasforma in patrimonio universale e immateriale dell’umanità. Ne parliamo in questo articolo tratto dal numero di Ottobre/Novembre/Dicembre 2022 di VéGé per voi, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini.

Accomuna popoli, culture e generi e promuove valori fondamentali come il rispetto, la comprensione, l’integrazione e il dialogo. Lo sport è divertimento, benessere, impegno, salute e incontro. E molto altro ancora. Lo sport è formazione ed educazione: dal gioco nei cortili e nei parchi cittadini alla pratica dilettantistica, fino alla competizione agonistica ai massimi livelli, contribuisce in modo unico e insostituibile allo sviluppo delle relazioni e della società umana. E proprio per il suo essere “un linguaggio potente e diretto” le Nazioni Unite lo hanno indicato come un fattore cruciale di sostenibilità, nelle sue tre dimensioni economica, sociale e ambientale, oltre che come un diritto fondamentale dell’individuo.

Lo sport, infatti, è l’attività dell’uomo che riesce a incrociare il maggior numero di Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, in quanto è capace di garantire una vita sana e il benessere di tutti a tutte le età, di favorire l’istruzione di qualità e l’uguaglianza di genere, di promuovere la crescita economica e il lavoro dignitoso, di ridurre le disuguaglianze tra i Paesi, di rendere le città resilienti, sicure e sostenibili e di rappresentare un’occasione di scambio e di cooperazione pacifica tra le comunità, favorendo processi di inclusione e coesione.

Certo, stiamo parlando di attività sportiva “di qualità”, secondo la definizione globale che ne dà la Carta Internazionale per l’Educazione Fisica, l’Attività Fisica e lo Sport dell’UNESCO e che include “il gioco fisico-motorio, la ricreazione, la danza, i giochi organizzati, casuali, competitivi, tradizionali e indigeni”. Perché è soltanto nell’associazione con il gioco che lo sport può esplicare davvero il proprio essere un’attività formativa per l’individuo e il gruppo, e un fattore di conoscenza e rispetto di sé e degli altri.

“Ogni filosofo o sociologo o storico o teorico che voglia definire il gioco sa che esso ha bisogno di regole e di ordine (…). Il gioco è disciplina”, scrive il filosofo Alfonso Maurizio Iacono nel suo ultimo lavoro Socrate a cavallo di un bastone (Manifestolibri ed.), perché “i bambini si divertono con grande serietà”. E spiega che quando i bambini e i ragazzi diventeranno adulti sarà importante quanto hanno appreso con i giochi.

Del resto, è nei principi del fair play, che vuol dire “gioco corretto”, che sta il valore più profondo dello sport come modello di comportamento, secondo la Carta del Fair Play, introdotta nel 1975 dal C.I.F.P. (Comitato Internazionale Fair Play). Rispettare l’avversario, l’arbitro e le regole, accettare la sconfitta con dignità e godersi la vittoria con semplicità, prestare aiuto se necessario, fare di ogni incontro sportivo un momento privilegiato di festa: a questo codice di condotta sono chiamati tutti coloro che si accostano a qualunque titolo allo sport, sia pure nel ruolo di spettatori.

Senza dimenticare l’importanza del senso del limite proprio e altrui, come ci racconta con auto-ironia Eduardo Galeano in Splendori e miserie del gioco del calcio: “Come tutti gli uruguagi, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte, mentre dormivo; durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso nei campetti del mio paese.”

Sulla base dell’universalità, del benessere e della sostenibilità dello sport come patrimonio immateriale dell’umanità, nel 2017 l’UNESCO ha deciso di adottare il Piano di Kazan, un accordo globale per dare corpo e sostanza all’incontro delle politiche sportive con i diversi Obiettivi di Sviluppo sostenibile e, insieme, delineare le azioni che possono essere messe in campo a più livelli, dalla cooperazione internazionale fra gli Stati per passare alla dimensione nazionale e poi locale. Lo scopo è costruire, grazie alla pratica sportiva, un modello di educazione e di convivenza, nel segno del rispetto della persona, della comunità e dell’ambiente.

I valori dello sport sono valori di universalità e armonia – ha dichiarato Audrey Azoulay, Direttrice generale dell’UNESCO -. Lo sport contribuisce allo sviluppo e alla realizzazione degli individui senza distinzione di età, sesso, origini, credenze e opinioni. È un forum unico per l’azione e la riflessione per trasformare le nostre società“.

Come afferma la Carta, lo sport, oltre a irrobustire il fisico e a prevenire disturbi e malattie, può “migliorare la salute mentale, il benessere psicologico e le abilità complesse d’azione”, perché aumenta “la percezione positiva del proprio corpo, l’autostima, l’auto-efficacia, attraverso la riduzione di stress, ansia e depressione”. E può anche promuovere “la funzione cognitiva”, nel suo favorire lo sviluppo di competenze e qualità come “la cooperazione, la comunicazione, la leadership, la disciplina, il lavoro di gruppo”, esercitando effetti positivi sulla qualità dell’apprendimento di ciascuno.

In un momento in cui sta rivelandosi in tutta la sua portata il disagio diffuso tra bambini e adolescenti dopo gli eventi pandemicisi tratta di benefici preziosi da porre al servizio di un generale e necessario miglioramento della qualità di vita del mondo giovanile.

Galeano ricorda che, quando alla teologa tedesca Dorothee Solle venne chiesto come avrebbe spiegato la felicità a un bambino, lei rispose: “Non glielo spiegherei. Gli darei un pallone per farlo giocare”.