«E quindi uscimmo a riveder le stelle». Perché il 25 marzo celebriamo Dante — e perché continua a parlarci.
Il 25 marzo si celebra il DanteDì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. La data scelta rimanda, secondo la maggior parte degli studiosi, al 25 marzo del 1300: il giorno in cui prende avvio il viaggio della Divina Commedia, quando il poeta si smarrisce nella “selva oscura”.
Non è una ricorrenza casuale, ma simbolica: segna l’inizio di un percorso di trasformazione, dal buio alla salvezza. Un cammino che, alla fine dell’Inferno, viene celebrato in uno dei versi più belli della letteratura: «E quindi uscimmo a riveder le stelle». Un’immagine potente che racconta la gioia e la speranza, la spiritualità e la vita terrena, il coraggio e la resurrezione, una frase che ci invita ad alzare lo sguardo stelle alla ricerca del significato di quella meraviglia infinita che chiamiamo vita.
Dante è uno degli autori più presenti nella cultura contemporanea, ma anche uno dei più difficili da tradurre in altri linguaggi. A differenza di William Shakespeare o Miguel de Cervantes, non ha ancora trovato un adattamento cinematografico capace di imporsi come definitivo. La sua opera è stata spesso evocata ma la Commedia resta, in qualche modo, “resistente” allo schermo. Troppo linguistica, troppo stratificata, troppo visionaria per essere ridotta a una sola forma.
Il successo di Dante è difficile da spiegare. Da un lato la sua potenza narrativa e la capacità unica di creare suggestioni che hanno reso visibile l’immaginario. Leggiamo i suoi versi e “vediamo” l’Inferno costruito come una sequenza di scene memorabili, con personaggi che sembrano parlare direttamente al lettore contemporaneo. Dall’altro, la profondità dei temi che descrive: amore, colpa, giustizia, vendetta, desiderio di redenzione.
E poi c’è poi la lingua, che con la Commedia contribuisce in modo decisivo alla formazione dell’italiano. Ma soprattutto c’è la capacità di trasformare in poesia l’esperienza di vita personale di un poeta e un intellettuale che ha trasformato la sua vita nel racconto più intimo e profondo del nostro paese. Dante ha raccontato gli italiani prima dell’Italia.Cosa dice Dante agli italiani di oggi un uomo del Trecento esiliato dalla sua città, innamorato di una donna che non gli appartenne mai? Dante è attuale perché è eterno, fuori dal tempo, dentro il tempo. Dante non è neutro, non è astratto, l è impegnato, militante, si schiera, non si nasconde, combatte per le proprie idee, è testardo, giudicare, contrasta il potere, è un rivoluzionario che paga un costo molto alto con l’esilio. Dante è un intellettuale che usa la poesia e il potere della parola detta e scritta per cambiare il mondo. Il suo mondo.
La Commedia non insegna solo un cammino spirituale: è anche un manifesto politico di assoluta attualità. La cupidigia, la corruzione dei potenti, la viltà degli ignavi, l’abuso del potere religioso sono i vizi che Dante punisce nell’Inferno con un linguaggio potente, descrittivo, impietoso, quasi giornalistico. La Commedia parla con noi, ci prende per mano, ci dice che da soli, nella selva oscura, non si esce. Serve una guida. Serve il coraggio di chiedere aiuto, di mettersi in cammino, di attraversare l’inferno invece di aggirarlo.
Al centro, la figura di una donna, Beatrice Portinari: reale e insieme simbolica, presenza biografica e costruzione poetica, donna e guida spirituale. Di lei si sa poco. Beatrice, identificata con buona probabilità nella figlia del banchiere Folco Portinari, nasce a Firenze intorno al 1265 e muore l’8 giugno 1290. Nella Vita Nova Dante racconta due incontri: il primo a nove anni, il secondo nove anni dopo, segnato da un saluto che diventa esperienza decisiva. Il numero nove non è un caso, è il quadrato del 3 (3×3) e il 3 rappresenta la Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo). Quindi il 9 amplifica la perfezione divina, simbolo di armonia, ordine e completezza spirituale. Dante organizza l’oltretomba proprio attorno a qyel numero, sono 9 i cerchi dell’Inferno, 9 le parti del Purgatorio e 9 i cieli del Paradiso. Nella Vita Nova, Dante spiega esplicitamente che il 9 è un numero “miracoloso”, associato a Beatrice come manifestazione della grazia divina.
Sposata a Simone de’ Bardi, resta una figura marginale nella realtà, ma centrale nella costruzione poetica. Nella Commedia è lei a dare avvio al viaggio del poeta, inviando Virgilio, ed è ancora lei a guidarlo nel Paradiso. Un amore che non si realizza, ma proprio per questo diventa assoluto e fondativo. Negli ultimi anni, diversi romanzi hanno provato a riportare Dante e il suo mondo a una dimensione più narrativa e accessibile. Carlotta Bonsegna, in Una commedia molto terrena (Cicorivolta), immagina un incontro nel 1283 nel piazzale di una chiesa fiorentina, un momento in cui Dante e Beatrice, ormai adulti e vincolati a matrimoni combinati, si ritrovano e riconoscono un sentimento reciproco. Il romanzo costruisce una Beatrice viva, consapevole, sottraendola al solo ruolo simbolico. Alla fine sono un uomo e una donna innamorati alla ricerca disperata della felicità sulla terra.
Marco Santagata, con Dante (Laterza), propone invece una ricostruzione narrativa rigorosa ma coinvolgente: un poeta immerso nelle tensioni politiche della Firenze medievale, diviso tra ambizione, amore e lotta per il potere. Raccontandoci la vita di Dante, Marco Santagata ci svela i tratti di una personalità complessa e affascinante, egocentrica e piena di autostima: «seguendo la sua storia constateremo come in ciò che ha visto, fatto o detto, si tratti della nascita di un amore, della morte della donna amata, lui scorga, di volta in volta, un segno del destino, l’ombra di una fatalità ineludibile, la traccia di una volontà esterna». Marina Marazza, con La moglie di Dante (Mondadori), porta al centro Gemma Donati: una donna rimasta ai margini della storia ufficiale, che affronta l’esilio del marito come una “vedova bianca”, tra difficoltà economiche e responsabilità familiari.
Il DanteDì è oggi un appuntamento diffuso, che coinvolge istituzioni culturali, scuole e università in tutta Italia. A Ravenna, dove si trova la tomba del poeta, si concentrano le celebrazioni principali: aperture straordinarie della cosiddetta Zona Dantesca — dalla Tomba ai Chiostri Francescani fino al Quadrarco di Braccioforte — e iniziative per le scuole, con ingressi gratuiti in diversi giorni della settimana. Le celebrazioni si aprono con un’esibizione del Liceo artistico musicale “Nervi–Severini” davanti alla tomba. A Roma il programma include, il 25 marzo, l’incontro “Nacque al mondo un sole”, dedicato al rapporto tra Dante e Francesco d’Assisi, mentre il 24 marzo la LUMSA ospita il seminario “Dante pop: parole, occasioni, prospettive”, fruibile anche online. A Milano il Museo di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari propone il 25 marzo “Salire a le stelle”, con musica rinascimentale e letture dalla Commedia, mentre fino al 28 marzo è visitabile la mostra “Il mio Paradiso. Dante profeta di speranza”, curata da Franco Nembrini presso il Centro Asteria. A Brescia il progetto “SicComeDante” coinvolge gli studenti di tre licei in percorsi guidati nei luoghi cittadini riletti in chiave dantesca, affiancati da visite al Museo Diocesano, conferenze e iniziative tematiche. A Verona il calendario include la mostra “Dante: non solo Commedia” alla Biblioteca Civica, la presentazione del volume La vita di Dante di Giuseppe Ledda, visite guidate al Museo di Castelvecchio e passeggiate nella Verona dantesca. Infine, a Lecce, la Cavea del Conservatorio “Tito Schipa” ospita il 25 marzo una Lectura Dantis nel segno di Carmelo Bene, omaggio a una delle voci più radicali del teatro italiano.