Presepe, Valpolicella e alimentare alpino sono le tre nuove candidature UNESCO per il patrimonio immateriale
Dopo il riconoscimento della Cucina Italiana, l’Italia presenta tre nuove candidature per la Lista del Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO, ovvero il presepe, il rito dell’appassimento delle uve della Valpolicella e il patrimonio alimentare alpino. Un’iniziativa che valorizza identità, comunità e cooperazione internazionale, confermando il ruolo strategico della cultura nelle politiche del Paese.
L’Italia rilancia il proprio impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale immateriale con tre nuove candidature all’UNESCO, presentate su proposta del Ministero della Cultura e approvate dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. Dopo il recente successo della Cucina Italiana, il Paese consolida così una strategia che punta a rafforzare il riconoscimento internazionale delle proprie tradizioni, intese come espressione viva delle comunità e dei territori.
Le candidature riguardano tre ambiti distinti ma complementari: il presepe come forma artistica e spirituale, il rito dell’appassimento delle uve della Valpolicella e il patrimonio alimentare alpino. Tre pratiche che, pur diverse per origine e contesto, condividono un elemento centrale: la capacità di trasmettere saperi, valori e identità attraverso il tempo.
Particolare rilievo assume la candidatura del presepe, indicata come prioritaria dal Consiglio direttivo della Commissione. Il dossier, intitolato “Il presepe, dalle origini a tradizione culturale e l’arte di crearlo”, valorizza una tradizione che unisce artigianato, creatività e spiritualità popolare. L’iniziativa coinvolge realtà associative e luoghi simbolici come Greccio e Assisi, sottolineando il radicamento territoriale e la dimensione collettiva di questa pratica. La candidatura acquista inoltre un significato specifico nel contesto dell’ottocentesimo anniversario della morte di san Francesco d’Assisi, figura centrale nella nascita della rappresentazione del presepe. Fu infatti nel 1223, a Greccio, che venne realizzata la prima rappresentazione vivente della Natività, destinata a diventare nel tempo una delle espressioni più diffuse della tradizione italiana.
Accanto a questa proposta, trova spazio la candidatura dedicata al rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella. Il dossier evidenzia il valore culturale di una pratica produttiva che va oltre la dimensione economica, raccontando il rapporto profondo tra comunità, paesaggio e tradizione vitivinicola. Il progetto nasce dalla collaborazione tra soggetti istituzionali, consorzi e mondo accademico, a testimonianza di un approccio integrato alla tutela del patrimonio.
Completa il quadro la partecipazione italiana alla candidatura multinazionale sul patrimonio alimentare alpino, coordinata dalla Svizzera e condivisa con Francia e Slovenia. In questo caso, l’obiettivo è l’iscrizione nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia, attraverso un modello che valorizza la cooperazione internazionale e la trasmissione dei saperi locali. Le pratiche alimentari alpine vengono così riconosciute non solo come tradizioni, ma come strumenti di sostenibilità culturale e sociale.
L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio che vede l’Italia impegnata nel rafforzare il proprio posizionamento internazionale attraverso la diplomazia culturale. Un approccio che punta non solo alla valorizzazione delle eccellenze nazionali, ma anche alla promozione del dialogo e della cooperazione tra Paesi e comunità. In questa prospettiva, le candidature del 2026 rappresentano un ulteriore passo nella costruzione di una strategia culturale orientata alla condivisione e alla salvaguardia dei patrimoni immateriali, confermando il ruolo dell’Italia come attore di riferimento nei processi UNESCO e nel panorama culturale globale.