#Technitaly. GIVI: la passione ci guida
Il capitalismo familiare, che caratterizza in profondità il tessuto industriale del nostro Paese, si trova spesso sul banco degli imputati. Da più parti, infatti, si ritiene che esso rappresenti un punto debole del sistema produttivo italiano, in quanto fonte di limiti e distorsioni.
Le accuse mosse al nostro capitalismo familiare hanno certamente un fondamento di verità, ma esiste anche una seconda faccia della medaglia.
Le strette connessioni tra l’impresa e la vita, le esperienze, le storie delle famiglie fondatrici infatti portano in azienda una peculiare dedizione e un irripetibile entusiasmo.
Prendiamo il caso della GIVI, dinamica multinazionale tascabile lombarda, che oggi rappresenta un gruppo con 11 filiali, oltre 600 dipendenti e una importante presenza a livello internazionale.
L’azienda trae il suo nome dalle iniziali del fondatore, Giuseppe Visenzi, personaggio iconico nel mondo delle corse motociclistiche, pilota di grande talento ed enorme coraggio, ma soprattutto sportivo di immensa passione.
Giuseppe Visenzi nel 1969 arrivò a classificarsi al terzo posto nella classifica finale del Campionato del Mondo di Motociclismo per la classe 350, dominata da un mostro sacro come Giacomo Agostini.
L’attività agonistica del centauro bresciano all’inizio conobbe momenti di profonde difficoltà, che riuscì a superare solo grazie a un’incrollabile forza di volontà.
Non potendo contare su particolari risorse economiche, Giuseppe Visenzi partecipò alla sua prima corsa, una prova di campionato italiano a Modena, con una Laverda 75 ricevuta in prestito da un amico.
La sua seconda moto, una Mondial, arrivò al costo di duri sacrifici e gli permise di continuare a gareggiare, ma con evidenti e frustranti limiti competitivi.
Una sera, di ritorno da una corsa in Piemonte, amareggiato dall’ennesimo guasto tecnico della sua Mondial, si fermò da un privato e comprò la sua prima Ducati.
Si narra che passò quella stessa notte sveglio in officina per sistemarla in vista della gara successiva, a una settimana di distanza: da lì spiccò il volo la sua carriera agonistica, che per 11 anni lo vide competere a livello internazionale.
Chiusa l’esperienza nel mondo delle competizioni, fondamentalmente a causa di due brutti e dolorosi incidenti, Giuseppe Visenzi trasportò la sua passione per le due ruote nel campo dell’impresa.
È stato lui stesso a raccontare l’inizio di questa nuova vita: “Dopo aver corso da pilota privato nel Motomondiale aprii una concessionaria Honda a Brescia. Non avevo molti soldi da parte e, grazie ai miei buoni rapporti con Honda, riuscii ad avere condizioni di favore per acquistare meno mezzi di quelli che di solito i concessionari devono avere in magazzino. Ricordo ancora oggi che all’inizio, per aprire la mia attività in viale Piave a Brescia, spesi 120.000 lire per rilevare uno spazio commerciale a un’asta fallimentare. All’interno io e mia moglie Wilhelmina trovammo decine di bottiglie di vino e liquori. Lei ebbe l’idea di confezionarle in ceste allestite ad hoc, e in pochissimi giorni vendemmo tutto, rientrando dell’investimento iniziale”.
Ma l’attività della concessionaria stava stretta al nostro centauro: “Volevo fare altro e, dopo aver fatto qualche esperimento con un paramotore in plastica, nel 1978 feci il grande passo. Nacque il primo bauletto a marchio GiVi. Lo portammo in Fiera a Milano e fu subito un successo inaspettato”.
Oggi GIVI è un’azienda di grande dinamismo e chiara fama, che compete con successo a livello internazionale, grazie a un prezioso patrimonio in termini di know-how, design e innovazione.
Scomparso nel 2009 il fondatore, la guida del gruppo si trova saldamente nelle mani della seconda e terza generazione della famiglia, eredi della sua dedizione e della sua passione.
La figlia, Hendrika Visenzi, così delinea la direzione del brand: “Negli ultimi anni il mondo delle due ruote ha vissuto una trasformazione profonda, che potremmo quasi definire poetica. La digitalizzazione ha portato con sé una nuova consapevolezza, un nuovo modo di vivere il viaggio: più sicuro, più consapevole, più connesso”.
GIVI ha brillantemente e tempestivamente adeguato la propria proposta alle nuove istanze del settore, progettando prodotti ad alto contenuto tecnologico, investendo in materiali leggeri, forme aerodinamiche, soluzioni innovative.
La filosofia dell’azienda, dice ancora Hendrika Visenzi, risiede nel “creare oggetti utili, belli, modulari e duraturi, che accompagnino il motociclista con discrezione ma anche con eleganza”.
La brillante imprenditrice guarda al futuro con visione chiara e lungimirante: “La nuova frontiera non sarà una singola direzione, ma la convergenza di più dimensioni: sostenibilità, tecnologia e design intelligente”.
La passione sembra davvero essere stata la nota distintiva che ha caratterizzato il percorso umano, sportivo e imprenditoriale di Giuseppe Visenzi, dai sofferti inizi nel mondo delle corse ai successi agonistici, dai dolorosi incidenti alle intuizioni aziendali.
Una passione che pare essersi trasferita grazie al sangue del suo sangue, quasi quale componente del DNA familiare, nell’azienda da lui fondata.
Sarebbe miope e poco intelligente disconoscere le limitazioni, le farraginosità e gli appesantimenti che il capitalismo famigliare a volte trasferisce sul tessuto imprenditoriale del nostro Paese.
Al tempo stesso, però, non bisogna sottovalutare le straordinarie componenti di tenacia, entusiasmo e dedizione che il medesimo fenomeno introduce nella viva carne di molte nostre aziende.
Per GIVI e per molte imprese italiane a guida familiare, insomma, citando un vecchio e fortunato spot pubblicitario, vale il detto: “la passione ci guida”.